La Costituzione bolscevica e lo Statuto Albertino

Negli ultimi giorni di berlusconate ne abbiamo sentite tante. Troppe. E troppo gravi per riderne. Non vogliamo entrare qui nel contenzioso sul caso Englaro, perché ha aspetti talmente indegni, che non è possibile parlarne senza perdere la calma e passare rapidamente dalla parte del torto. Che una persona come Berlusconi – ex piduista (tessera n.1816), che parla di un delinquente mafioso come Mangano chiamandolo eroe; che ha depenalizzato il reato di falso in bilancio, per cui negli USA c’è la condanna a 25 anni di carcere e non è la sola delle leggi ad personam che si è fatto; che dice le cose e si smentisce due secondi dopo, che promette e non mantiene e via inventando – che una persona così, possa intromettersi con prepotenza in un caso tanto delicato come quello di Eluana Englaro e dica di lei cose come “potrebbe avere anche dei figli” ( ma da chi?? Non voglio nemmeno parlarne), o che sostenga che il povero Beppino Englaro - che sta soffrendo l’incredibile, con una dignità e una educazione che non può non commuovere - che vuole ammazzare sua figlia perché si vuole “liberare di un ingombro”, davvero non possiamo e non dobbiamo più sopportarlo: la misura è colma. Il cinismo con cui sta usando questa vicenda è intollerabile. Noi sappiamo perfettamente dove vuole arrivare: a lui non gliene importa niente di Eluana, lui vuol cavalcare l’onda emozionale che circonda questa vicenda, usando tutto: anche la chiesa, per fare il suo colpo di mano. E’ da sempre che ci prova: non crederà mica di essere tanto furbo, che nessuno capisca quale sia il suo vero obiettivo!
Inoltre scavalcare una sentenza definitiva facendo una legge che la annulla, inventandosi una urgenza che non c’è, è un precedente che non gli dobbiamo consentire di creare.
Così come non dobbiamo permettergli di aprire la bocca e di dire la prima cosa ripugnante che gli passa nel cervello, impunemente. No. Non dobbiamo più ascoltare nessuna delle oscenità che dice, senza reagire. Mi pare che abbiamo ascoltato in silenzio abbastanza. Sempre aspettando che si ribellassero, lo zittissero e lo punissero altri: per esempio i “ nostri” rappresentanti, che a parte qualche protesta formale, non hanno invece fatto niente. Adesso lui si è convinto che può dire e fare quello che gli pare. Ma così non è e non deve essere! Costituiamo un collegio legale e ogni volta che dice o fa qualcosa contro la legge o contro la Costituzione noi dobbiamo rispondergli legalmente. La giustizia è l’unica cosa che teme, approfittiamone, prima che riesca ad asservirla!
Così come non possiamo e dobbiamo lasciare impunito il crimine di tradimento di cui si è macchiato contro la Costituzione, dopo averle giurato fedeltà, dicendo che la cambierà, perché è una costituzione fatta dai comunisti, ispirata a quella sovietica. E non importa che oggi, come suo costume, si sia rimangiato tutto. Lui non è un bambino, che basta che dica che gli dispiace, perchè tutto torni come prima. NON SI CANCELLA QUELLO CHE HA DETTO. Siamo tutti adulti e lui è il presidente del Consiglio: se non è all’altezza del suo ruolo si dimetta. E visto che il CS non lo fa chiediamolo noi che si dimetta, per indegnità.
Ma giusto per mettere i puntini sulle i: l’assemblea costituente non era formata da comunisti. Certo c’erano anche loro, come i democristiani, i socialisti, i repubblicani e perfino la destra. C’era anche l’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini: ben 30 membri erano “qualunquisti” e 207 erano democristiani, mentre i comunisti erano solo 104. Questo giusto per la cronaca. E da quella assemblea Costituente regolarmente eletta dalle elezioni del 1946, fatte in contemporanea con il referendum Monarchia - Repubblica, nasceranno uno dietro l’altro ben 8 governi ( di cui 6 monocolore) De Gasperi. Che non ci risulta sia mai stato comunista.
Ma noi sappiamo bene che questa è solo una scusa e che la Costituzione gli sta stretta perché lui vuole un potere assoluto. Del resto non lo ha mai nascosto: non si sa se per spocchia o per stupidità. E la Costituzione non gli lascia spazi di manovra, il che lo rende insofferente. Forse gli andrebbe meglio lo statuto Albertino - emanato da Carlo Alberto, re di Sardegna - e che entrò in vigore il 4 marzo 1848. A leggere qualche capitolo viene da pensare che alcune cose gli andrebbero a pennello, mutatis mutandis, sostituendo la parola re con la parola cavaliere (o Duce? E’ dalla scorsa campagna elettorale che gira in camicia nera, sciarpa nera, vestiti neri… come quel buffone vestito da beccamorto di Mussolini). Leggete un po’ qualche capitolo:
Art. 1. - La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati conformemente alle leggi.
Art. 4. - La persona del Re è sacra ed inviolabile.
Art. 5. - Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato: comanda tutte le forze di terra e di mare; dichiara la guerra: fa i trattati di pace, d'alleanza, di commercio ed altri, dandone notizia alle Camere tosto che l'interesse e la sicurezza dello Stato il permettano, ed unendovi le comunicazioni opportune. I trattati che importassero un onere alle finanze, o variazione di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l'assenso delle Camere.
Art. 6. - Il Re nomina a tutte le cariche dello Stato; e fa i decreti e regolamenti necessarii per l'esecuzione delle leggi, senza sospenderne l'osservanza, o dispensarne.
Art. 7. - Il Re solo sanziona le leggi e le promulga.
Art. 8. - Il Re può far grazia e commutare le pene.
Art. 9. - Il Re convoca in ogni anno le due Camere: può prorogarne le sessioni, e disciogliere quella dei Deputati; ma in quest'ultimo caso ne convoca un'altra nel termine di quattro mesi.
Art. 19. - La dotazione della Corona è conservata durante il Regno attuale quale risulterà dalla media degli ultimi dieci anni. Il Re continuerà ad avere l'uso dei reali palazzi, ville e giardini e dipendenze, non che di tutti indistintamente i beni mobili spettanti alla corona, di cui sarà fatto inventario a diligenza di un Ministro responsabile. Per l'avvenire la dotazione predetta verrà stabilita per la durata di ogni Regno dalla prima legislatura, dopo l'avvenimento del Re al Trono.
Art. 20. - Oltre i beni, che il Re attualmente possiede in proprio, formeranno il privato suo patrimonio ancora quelli che potesse in seguito acquistare a titolo oneroso o gratuito, durante il suo Regno. Il Re può disporre del suo patrimonio privato sia per atti fra vivi, sia per testamento, senza essere tenuto alle regola delle leggi civili, che limitano la quantità disponibile. Nel rimanente il patrimonio del Re è soggetto alle leggi che reggono le altre proprietà.
Art. 21. - Sarà provveduto per legge ad un assegnamento annuo del Principe ereditario giunto alla maggiorità, od anche prima in occasione di matrimonio; all'appannaggio dei Principi della Famiglia e del Sangue Reale delle condizioni predette; alle doti delle Principesse; ed al dovario delle Regine.
Art. 28. - La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Tuttavia le bibbie, i catechismi, i libri liturgici e di preghiere non potranno essere stampati senza il preventivo permesso del Vescovo.
Art. 32. - E' riconosciuto il diritto di adunarsi pacificamente e senz'armi, uniformandosi alle leggi che possono regolarne l'esercizio nell'interesse della cosa pubblica. Questa disposizione non è applicabile alle adunanze in luoghi pubblici, od aperti al pubblico, i quali rimangono intieramente soggetti alle leggi di polizia.
Art. 34. - I Principi della Famiglia Reale fanno di pien diritto parte del Senato. Essi seggono immediatamente dopo il Presidente. Entrano in Senato a vent'un anno, ed hanno voto a venticinque.
Art. 35. - Il Presidente e i Vice-Presidenti del Senato sono nominati dal Re. Il Senato nomina nel proprio seno i suoi Segretarii.
Art. 40. - Nessun Deputato può essere ammesso alla Camera, se non è suddito del Re, non ha compiuta l'età di trent'anni, non gode i diritti civili e politici, e non riunisce in sé gli altri requisiti voluti dalla legge.
Art. 49. - I Senatori ed i Deputati prima di essere ammessi all'esercizio delle loro funzioni prestano il giuramento di essere fedeli al Re di osservare lealmente lo Statuto e le leggi dello Stato e di esercitare le loro funzioni col solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria.
Art. 65. - Il Re nomina e revoca i suoi Ministri.
Art. 68, - La Giustizia emana dal Re, ed è amministrata in suo Nome dai Giudici ch'Egli istituisce.
Art. 69. - I Giudici nominati dal Re, ad eccezione di quelli di mandamento, sono inamovibili dopo tre anni di esercizio.
Art. 77. - Lo Stato conserva la sua bandiera: e la coccarda azzurra è la sola nazionale.
Eppure anche nello Statuto Albertino ci sono degli articoli che al nostro cavaliere non andrebbero bene:
Art. 47. - La Camera dei Deputati ha il diritto di accusare i Ministri del Re, e di tradurli dinanzi all'Alta Corte di Giustizia.
Art. 50. - Le funzioni di Senatore e di Deputato non danno luogo ad acuna retribuzione od indennità.
Art. 53. - Le sedute e le deliberazioni delle Camere non sono legali né valide, se la maggiorità assoluta dei loro membri non è presente.
Art. 54. - Le deliberazioni non possono essere prese se non alla maggiorità de' voti.
Art. 56. - Se un progetto di legge è stato rigettato da uno dei tre poteri legislativi, non potrà essere più riprodotto nella stessa sessione
Art. 71. - Niuno può essere distolto dai suoi Giudici naturali. Non potranno perciò essere creati Tribunali o Commissioni straordinarie.
Art. 73. - L'interpretazione delle leggi, in modo per tutti obbligatorio, spetta esclusivamente al potere legislativo.
Quindi è sicuro che una sua nuova Costituzione, fatta anch’essa ad personam, queste norme non le vedrebbe… Non vogliamo scherzare su una cosa così grave: vogliamo solo dimostrare che perfino uno statuto dell’ottocento ha norme che questa destra non ha rispettato. Norme basilari del vivere civile. E altre invece ormai obsolete nelle democrazie di questo secolo e che invece sono rispecchiate nelle idee espresse dal cavaliere e dal suo governo, sia nelle parole, che nei comportamenti e nei fatti.
Non dobbiamo più consentirgli di riportarci indietro nel tempo. Non possiamo consentirlo a nessuno, chiesa compresa.
Abbiamo traccheggiato, abbiamo atteso stupidamente, bovinamente, senza prendere iniziative vere. Ci siamo fermati alle manifestazioni, ai cortei, agli slogan. Adesso è tempo di agire. Ora è giunto il tempo del fare: è una questione non solo di dignità, ma di sopravvivenza.


















