La fabbrica dell'odio

Anche nella lunga telefonata al Tg1 delle 20 del giorno di Natale, servilmente fatta ripetere dal Minzolini nel Tg delle 13.30 di Santo Stefano, Berlusconi non ha perso tempo. Nell'esprimere la sua solidarietà al Papa per l'incidente avvenuto in San Pietro ad opera di una disturbata mentale, il Cavaliere ci ha propinato un pistolotto sull'odio e sull'amore. Ha anche augurato per se e per gli italiani un 2010 diverso dall'anno che si sta chiudendo, caratterizzato da tante malvagità commesse nei suoi confronti per impedirgli di governare il Paese.
È chiaro
che i malvagi sono stati tutti coloro che non hanno piegato la schiena
di fronte alla sua arroganza, ai suoi atti illeciti, alla montagna di
falsità somministrate quotidianamente, e che non si sono esaltati di
fronte alle sue penose esibizioni maciste.
C'è veramente da rimanere
di stucco, di fronte a tanta impudenza, anche se secondo Lui (con la
elle maiuscola) il 68%, vale a dire due su tre italiani, sono dalla sua
parte.
Stentiamo a credere che una così alta percentuale dei cittadini di questo Paese sia totalmente decelebrata. Ma anche se così fosse, nulla vieta ai presunti superstiti dal processo di rincoglionimento collettivo, di esprimere il loro sdegno, la loro ripulsa dello spettacolo che questo singolare personaggio continua ad offrire, non solo sul palcoscenico nazionale, ma anche su quello internazionale, dove è ormai considerato una sorta di macchietta.
Il
maledetto 2009 è stato caratterizzato da una serie di vicende
riguardanti il Cavaliere che vale la pena ricordare, anche per
rinfrescare la memoria a quei presunti 2/3 di nostri concittadini, fans
del re di Arcore.
I casi Noemi e delle starlette neo candidate per
le elezioni europee non sono stati sollevati dal "partito dell'odio",
bensì da sua moglie Veronica (in attesa di divorzio) e da una
fondazione presieduta da Gianfranco Fini.
E se il giornale "La Repubblica" ha tanto insistito perché il presidente del Consiglio rispondesse a dieci domande lo ha fatto semplicemente perché Lui (possibilmente con la elle maiuscola, come si scriveva per Mussolini) non si è presentato in Parlamento come aveva promesso, preferendo il salotto del suo zerbino Bruno Vespa, nel quale, come è noto, è vietato fare domande.
Così è
stato per il processo Mills, dal quale è risultato chiaro il
coinvolgimento del padrone della Finivest nell'atto di corruzione di un
teste.
E che doveva fare quello che Lui (sempre maiuscolo) considera
il partito dell'odio, cioè l'opposizione: tacere, oppure linciare come
Lui (sempre maiuscolo) ha fatto nei confronti del presidente di quel
tribunale ( la dottoressa Nicoletta Gandus), che ha condannato
l'avvocato inglese a quattro anni di galera? Al Cavaliere inventore del
partito dell'amore tutto dev'essere consentito, dimenticando ciò che il
suo vero partito ha fatto in tutti questi anni.
Ci siamo dimenticati, ad esempio, della violenza guidata da Berlusconi contro il governo di centrosinistra? E il simulacro della bara di Romano Prodi portato in piazza tra il tripudio delle bandiere dell'allora Forza Italia, è stato un'apparizione medianica, una nostra allucinazione, oppure un disgustoso fatto realmente accaduto?
Quanto odio è stato sparso in questi anni nei confronti delle istituzioni, degli avversari politici, della libera informazione, non solo da Berlusconi, ma anche dai suoi colonnelli, come Brunetta, Gasparri, Cicchitto, Buonaiuti e soci? Già sono apparsi suoi tabelloni pubblicitari di Torino manifesti con su scritto: «Basta con l'odio», prodotti dal capogruppo del Popolo della Libertà in Regione (indiziato, di reato per corruzione) il quale si ripropone candidato per le elezioni di marzo.
È facile immaginare quale sarà il clima che "il partito dell'amore" tenterà di instaurare nella prossima campagna elettorale, sfruttando sino all'ultima goccia di sangue calata dal naso del Cavaliere dopo l'increscioso incidente di piazza Duomo.
Chi ci legge nelle sue rimembranze scolastiche sicuramente conserverà la notissima favola di Fedro "Il lupo e l'agnello".
Berlusconi
da troppi anni inquina la società italiana, facendo scempio della
legalità, esaltando modelli di vita e di comportamento che con "i
valori cristiani" da lui (sempre maiuscolo) recentemente e
ipocritamente esaltati, non hanno nulla da spartire.
Il
frastuono dei suoi lacchè televisivi e della carta stampata non potrà
sicuramente mettere il silenziatore, o peggio ancora, il bavaglio, alle
voci libere di questo Paese.
E il nuovo clima politico annunciato
dal presidente Schifani per la stagione delle riforme, non può di certo
cancellare la fabbrica delle menzogne, che da troppi anni avvelena la
nostra Repubblica.


















