La fine del governo

Dopo che l'ufficio di presidenza del Pdl ieri sera ha decretato a larga maggioranza la rottura con l'ala finiana del partito, deferendo ai probiviri Bocchino, Granata e Briguglio, si attende oggi la replica del presidente della Camera, Gianfranco Fini che ha già fatto sapere non lascerà la scranno più importante di Montecitorio. Oggi nasceranno a Camera e Senato gruppi autonomi dal Pdl. L'opposizione, difende Fini, gli riconosce il ruolo di garante e chiede a Berlusconi di andare in Parlamento
L'Ufficio di
presidenza del Pdl, si legge nel documento, "considera le posizioni
dell'onorevole Fini assolutamente incompatibili con i principi
ispiratori del Popolo della libertà, con gli impegni assunti con gli
elettori e con l'attività politica del Popolo della libertà".
Berlusconi,
in una conferenza stampa che ha concluso l'Ufficio di presidenza del
Pdl, punta l'indice contro Fini ("i litigi erano un prezzo troppo
alto") chiedendone addirittura le dimissioni dal suo ruolo di
presidente della Camera perchè "è venuto meno il suo ruolo di garanzia".
Il
premier precisa che per raggiungere l'obiettivo delle dimissioni i
deputati del Pdl prenderanno le iniziative del caso. La risposta di
Fini su questo punto non si è fatta attendere: "La terza carica dello
Stato non è nelle disponibilità del presidente del Consiglio. Io non mi
dimetto".
Quanto alle ripercussioni della rottura nel Pdl sulla
stabilità di governo, Berlusconi ha escluso effetti diretti: "Abbiamo
la maggioranza nel paese, un ottimo apprezzamento del governo e io ho
un gradimento oltre il sessanta per cento". Il premier avrebbe inoltre
intenzione di intervenire al Senato martedì prossimo con un discorso
incentrato sui temi della giustizia che però non mancherebbe di
delineare i contorni di una nuova fase politica per il Pdl e la
maggioranza.
Se ieri è stata la giornata della verifica della
rottura con l'iniziativa presa dalla maggioranza del Pdl, oggi sarà la
giornata delle contromosse di Fini e dei finiani a iniziare dalla
conferenza stampa annunciata dal presidente della Camera. La prima
decisione è quella della formazione di gruppi autonomi alla Camera e al
Senato. I finiani sarebbero 34 a Montecitorio e 14 a Palazzo Madama.
Resta
da verificare l'orientamento politico di Fini e dei finiani che ieri
sera, dopo una prima riunione, confermavano la lealtà nei confronti
della maggioranza e del programma con cui il Pdl ha vinto le elezioni.
Il che significherebbe che malgrado i numeri di cui dispongono i nuovi
gruppi parlamentari la stabilità della maggioranza sarebbe garantita.
La
rottura potrebbe trascinare con sé anche alcuni problemi giuridici.
Essendo stato il Pdl cofondato da Berlusconi e Fini, il problema del
destino del logo del partito potrebbe essere posto dai finiani con un
ricorso alla magistratura. I berlusconiani assicurano intanto che il
logo è di proprietà del presidente del Consiglio, ma nei giorni scorsi
le stesse fonti non escludevano che Berlusconi potesse dar vita a un
nuovo partito per evitare qualsiasi contenzioso giuridico.
Ciò
che accade nel Pdl mobilita l'opposizione. Il Pd ha convocato per
questa mattina l'assemblea del gruppo alla Camera con il segretario
Pierluigi Bersani per discutere la strategia da adottare in Aula dopo
il divorzio politico tra Berlusconi e Fini. Secondo il giudizio di
Bersani, "questa è una crisi, Berlusconi venga in Parlamento a
riferire".
Il segretario del Pd aggiunge che "bisogna essere pronti
a ogni evenienza". E sulla possibilità che possano nascere altre
maggioranze sottolinea: "Dipende dall'oggetto di cui si discute. Se si
parla di democrazia parlamentare da ristabilire, di legalità e di temi
fondanti, noi non abbiamo pregiudiziali". Tra questi temi mette in
evidenza la riforma della legge elettorale.
Se dovessero essere
confermati i numeri dei parlamentari che aderiranno ai due gruppi
promossi dai finiani alla Camera e al Senato, la navigazione del
governo potrebbe essere più difficile di quanto illustrato ieri da
Berlusconi. Su ogni provvedimento messo in cantiere dalla maggioranza
il potere di contrattazione di Fini e dei finiani risulterebbe più alto
di quanto non sia stato durante la loro permanenza nel Pdl.
Forse è
stata anche questa constatazione, oltre alla necessità di prendere
tempo per chiarire la situazione venutasi a creare con la rottura nel
Pdl, a consigliare ai berlusconiani di rinviare a settembre il voto
alla Camera sul disegno di legge sulle intercettazioni.


















