La giustizia sulla giostra

E’ incominciato il processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, per l’assassinio di Meredith Kercher e già tutte le TV e i giornali sono in fermento: 86 sono le testate accreditate a seguire il processo, di cui 27 straniere, 140 i giornalisti, fotografi e teleoperatori, oltre a infiniti siti web e blog di tutti i tipi i fibrillazione. Le prossime settimane saranno piene di questa storia miserabile, di una povera ragazza morta ammazzata e di altri giovani vuoti come gusci d’uovo, coinvolti in una vicenda squallida fino al vomito. E tutti riepilogheranno la storia e la ripeteranno infinite volte nei Tg, negli specials, nelle varie “Porta a porta” e “Matrix” e altre trasmissioni di vario intrattenimento, piene di cosiddetti esperti, di psicologi e psichiatri improvvisati che fanno gli “ospiti” per mestiere, in tutti i salotti più o meno polverosi delle varie TV. Si andranno a intervistare i compagni di banco, le maestre d’asilo, i vicini di casa e via delirando, ipotizzando, litigando ed ergendosi a giudici fai-da-te, finchè tutti avremo voglia di urlare “BASTA!!!” con tutto il fiato che abbiamo in gola. Questa trafila l’abbiamo già subita per la “mamma” di Cogne, per Erica e Omar, per Chiara Poggi e Alberto Stasi, per i coniugi di Erba, ecc. ecc. perché i processi, in questo paese, si fanno più nei programmi TV che nelle aule di tribunale.
Nella sua relazione per l'inaugurazione dell'Anno Giudiziario, del gennaio 2008, il Primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone disse, proprio a questo proposito: "Non si può continuare ad assistere a processi mediatici, fuori del processo, che turbano la serenità e ostacolano la tempestività della Giustizia". Ma, dal canto loro, i magistrati devono essere "pronti a reagire contro attacchi gratuiti, pretestuosi, spropositati, intimidatori, che vogliono in qualche modo interferire, per qualsiasi fine, sul rapporto tra il giudice e la legge, alla quale solo è soggetto".
La cosa non ha avuto seguito, come sappiamo bene. Ma non c’è da stupirsi: niente ha séguito in questa palude melmosa che è diventato questo paese. Basta stare fermi, aspettare e lasciar dire qualsiasi cosa: le sferzate non hanno conseguenze qui. Guardate Villari: gli urlano “vattene”, gli sputano addosso insulti e contumelie e lui è là, serafico, che aspetta che gli altri si sfiatino, smettano di urlare e si rassegnino. Magari, mentre si aspetta, si potrebbe anche – per ingannare il tempo – trattare il proprio ritiro, giusto per non rimetterci…eh? malignità? Mah, Andreotti, uno che se ne intende di questa classe politica, dice “a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci s’azzecca”…
Ecco: questo è il nostro paese, un paese senza dignità. Un paese dove niente si prende sul serio, niente è degno di rispetto, niente ha valore, ma solo un prezzo. Un paese di tronisti e di veline, di giornali che vivono solo vendendo pettegolezzi su personaggi insignificanti, squallidi, di straordinaria volgarità e incultura, di profilo così basso da essere impercettibile, gente solo momentaneamente nota e destinata a scomparire nel giro di una stagione. In un paese così, perfino un omicidio, una tragedia, diventa un carosello di pettegolezzi, dove la povera vittima sparisce e star del momento sono i colpevoli o presunti tali.
C’è addirittura chi lucra su tutto questo: vi ricordate di Alessio Sundas? No? Era lo spregiudicato “creativo” (?) che voleva promuovere una linea di jeans, di occhiali, di profumo, usando come testimonial Marco Ahmetovic, il rom che guidando ubriaco uccise ben 4 ragazzi di Appignano, un paesino vicino ad Ascoli Piceno. Ai conduttori di un programma radio che lo attaccavano duramente rispose che "è colpa dei giornalisti se Ahmetovic è diventato una star". Poi spiegò qual era il suo pensiero “La mia è una scommessa. Quella di fare di un assassino una star. Non me ne vergogno : è il mio lavoro.”
Azuz, il padre del bimbo massacrato a Erba, viene invitato nelle discoteche e pagato profumatamente. Egli stesso ha detto che per lui – a parte il lutto per moglie e figlio – questo è uno dei migliori periodi della sua vita…
Amanda Knox ha bruciato tutte le tappe: ha già girato un video in carcere ( la recitazione fa parte di un programma di recupero delle carcerate), che doveva essere presentato in una mostra cinematografica e meno male che qualcuno si è reso conto che forse non era il caso di farlo vedere… ma il futuro artistico della donzella è certamente a portata di mano. Del resto il suo stesso avvocato dice che è una grande attrice…
L’ articolo 27 della Costituzione Italiana dice fra le altre cose “….Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato…” la rieducazione, cioè dovrebbe essere lo scopo della condanna, ma è evidente che non può non esserci anche una giusta punizione. E anche la rieducazione deve essere un processo lungo, attento, profondo e valutato nel suo complesso da persone competenti, da professionisti seri e di esperienza, se no rimettere in libertà un criminale può avere delle conseguenze esiziali. La vicenda di Angelo Izzo ne è un esempio dolorosamente emblematico. Angelo Izzo, uno dei “mostri del Circeo”, che nel 1975, insieme a Giovanni Guido e Andrea Ghira uccise Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti – che si salvò solo fingendo di essere morta – fu condannato all’ergastolo, ma nel 2005 ottenne la semilibertà e massacrò altre due donne: madre e figlia di 57 e 14 anni.
Ma non è il solo caso di scarcerazioni che lasciano perplessi: Ferdinando Carretta e Pietro Maso (tanto per fare i nomi di due casi simili): che hanno assassinato l’intera famiglia per ereditare i soldi, non solo sono già a piede libero, ma erediteranno pure i soldi per cui hanno massacrato i parenti! E che caspita! All’anima della rieducazione e del reinserimento! E quelle quattro invasate “figlie di satana” che massacrarono quella povera suora, sono già fuori…. Insomma: tutto questo circo di pettegolezzi, supposizioni, luci e balli ha poi un happy endy ( per gli indiziati, certo, non per le vittime!!) con ricchi premi e cotillon: una scarcerazione a breve termine, fra indulti, amnistie, perdoni e regimi di semilibertà. Alla fine si può dire che durano più i processi che la permanenza dei colpevoli in carcere.
Ma perché questi processi durano tanto? Perché le prove non sono mai schiaccianti? Come mai i nostri esperti non sono come quelli di C.S.I., che da un pelo ricostruiscono tutto il crimine e trovano pure il nome del colpevole? Come mai i nostri stanno a esaminare per mesi il teatro di un omicidio e poi non sanno mai dire con esattezza che caspita sia successo e di chi siano le tracce trovate? Guardate il casino che è successo a Cogne! E a Novi Ligure, con quella povera Chiara Poggi! Studiano studiano e poi non si sa mai che caspita hanno trovato! E poi ci si infilano gli esperti di parte che trovano altro e si inquinano le prove e alla fine c’è un tale macello di notizie e di smentite che non si arriva mai a una verità indiscutibile. E chissà che cosa succederà stavolta, visto che la biondina dagli occhi di ghiaccio è già diventata una star. E chi se ne frega se ha accusato un poveraccio che non c’entrava niente, se ha dato ben quattro versioni diverse, se si contraddice continuamente per poi dire che non si ricorda nulla e poi al momento in cui stanno per incastrarla, scoppia in lacrime e fa la povera ragazza indifesa. Del resto chi se ne frega di sapere la verità: non è quello che interessa a certa stampa e a certi ambienti dello spettacolo. L’importante è creare dei personaggi e farci su dei bei soldi. Chi se ne frega se sono solo dei tronisti o sono invece dei feroci assassini? L’importante è che la gente paghi per vederli in una discoteca, o compri i giornali che parlano di loro: chi muore giace e chi vive si dà pace, o no?
E tanto la verità non la sapremo mai su niente in questo paese. Come non sapremo mai chi sono gli assassini di piazza Fontana, di piazza della Loggia, del treno Italicus, della strage di Bologna, dell’aereo di Ustica, dell’assassinio del generale Dalla Chiesa, dell’assassinio di Moro e della sua scorta, della strage di Capaci, del massacro di Borsellino e della sua scorta, tanto per citare i casi più clamorosi. Non sapremo mai né il nome dei mandanti, né quella degli esecutori. Possiamo avere dei sospetti fondati, delle quasi certezze, ma non avremo mai una sentenza che li confermi.
Senza giustizia ci toccherà di vivere così, in una dimensione irrisolta, incompleta, indefinita, come se ci mancasse una gamba, una mano, una parte della nostra vita, in una frustrazione continua, in una rabbia covata a lungo, che piano piano diventa un rancore che morde il cuore.
Eppure ancora non abbiamo visto il peggio: ancora il cavaliere non ha varato la sua riforma della giustizia.
Approfondimenti:
chi volesse imparare come si fa a fare di un assassino una
star e a lucrare su un delitto, può guardare questa intervista a Alessio Sundas
su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=onv3SOUm5Lg&NR=1
Sconsigliatissimo
a chi ha uno stomaco debole e soprattutto un qualsiasi senso
etico.


















