LA GIUSTIZIA TRA CAOS E SILENZI

L’Italia continua ad essere imprigionata nelle maglie di vicende personali che hanno occupato le istituzioni dello Stato, con la giustizia che è divenuta il tema centrale attorno a cui ruota ossessivamente l’azione di un governo che usa in modo spregiudicato e scorretto i poteri assegnatigli dalla Costituzione. Il Paese è ostaggio di Berlusconi, della sua smania di sfruttare il potere per evitare la galera e cancellare le tracce di un’ascesa imprenditoriale e politica quantomeno ambigua. Dal lodo Alfano, bocciato dalla Consulta, al processo breve (per cui, in molti punti, è già stata riscontrata l’illegittimità costituzionale), fino agli annunci recenti circa la necessità di cambiare o eliminare il reato di concorso esterno e di rivedere la legislazione sui pentiti.
Quest’ultimo proposito, poi, è la prevedibile reazione alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia, Spatuzza, nell’ambito del processo a carico del co-fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri. Una reazione scomposta che ha prodotto l’ennesimo attacco frontale da parte del governo e della maggioranza nei confronti dei magistrati. Si è detto di tutto, principalmente si è puntato sulla tesi secondo cui la mafia sta dichiarando il falso per colpire il premier e il suo esecutivo, in quanto autori di una incessante azione antimafia, sancita anche da norme più stringenti nei confronti della criminalità organizzata.
Berlusconi si è subito affrettato a dichiarare che il suo governo è stato l’unico in grado di arrestare i più pericolosi latitanti, contrastando con forza il potere criminale. Lo ha detto il giorno delle dichiarazioni di Spatuzza. L’indomani, guarda caso, arriva l’arresto di due presunti “numeri due” di cosa nostra, vale a dire Nicchi e Fidanzati (ma può essere che siano tutti numeri due? Forse dentro la mafia è molto diffuso l’ ex aequo…). Una conferma immediata delle parole del premier, proprio mentre i “cortigiani del re” si adoperano per delegittimare Spatuzza.
Qualcuno, tra gli esponenti dell’opposizione, sussurra timidamente il sospetto di arresti ad orologeria, ma viene subito isolato, fagocitato dalle urla esaltate del governo, dall’onda di consenso che proviene da ogni parte, dalle puntuali parole del premier, il quale usa l’operazione delle forze dell’ordine per rimarcare il proprio impegno e per screditare quanto dichiarato dai pentiti di mafia. Ma qualcuno, nel Paese, non si fida, non si lascia inghiottire dalla demagogia e dalla realtà presentata dai mass-media ufficiali. E soprattutto non dimentica che le operazioni delle forze dell’ordine e delle procure durano anni, proseguono al di là dei governi, con mezzi insufficienti, autotassandosi perché nessuno dà i fondi necessari.
Gli arresti eccellenti sono spesso il frutto di una dedizione che va oltre il proprio lavoro, con straordinari non pagati, con strumenti di fortuna, con soldi propri che nessuno mai ti restituirà. Lo hanno denunciato alcuni poliziotti della Squadra Catturandi, in occasione dell’arresto del boss Raccuglia. Questo governo ha tagliato i fondi per le procure e per le forze dell’ordine, con i sindacati di polizia che hanno pure protestato in piazza, a Roma, ignorati dall’esecutivo. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha attaccato le procure, chiedendo più lavoro e meno apparizioni in tv. Dimentica forse che sono le procure a concludere le indagini e ad eseguire gli arresti? O pensa che siano i ministeri a combattere la mafia?
Quei ministeri che fanno parte di un governo che vuole cancellare il reato di concorso esterno per salvare il suo capo e qualche suo illustre amico dalle indagini e dalle condanne, e che mira a reinserire la norma sull’immunità parlamentare e, addirittura, a mettere all’asta i beni confiscati alla mafia entro 90 giorni dal sequestro, consentendo così ai clan di ricomprare gli stessi beni. Questo è l’impegno antimafia del governo Berlusconi?
La politica non può attribuirsi ciò che non le compete (come le operazioni e gli arresti) e nel frattempo andare in direzione opposta proprio negli ambiti in cui invece si ha competenza assoluta, vale a dire in ambito legislativo. Tra l’altro è davvero strano che gli arresti di due mafiosi, come Nicchi e Fidanzati avvenga esattamente il giorno successivo alle polemiche su Spatuzza. Sui mass-media non passa alcun sospetto, alcun interrogativo. Ma nei canali dell’informazione libera è possibile ascoltare le parole di Gioacchino Genchi, ex consulente della Procura di Palermo, il quale ha affermato che Nicchi era sul punto di costituirsi per evitare la vendetta dei Lo Piccolo, mentre Fidanzati era ormai ai margini anche per le precarie condizioni di salute che lo avevano portato fuori dal carcere. Genchi, poi, ha anche parlato di una messinscena organizzata davanti alla questura di Palermo: “I veri poliziotti che hanno fatto quella cattura si sono vergognati e se ne sono andati e mi hanno telefonato, mi hanno detto ‘qui stanno facendo uno schifo, perché hanno organizzato una messinscena davanti alla questura, portando le persone loro, con i pullman, per organizzare quell’apparente solidarietà alla polizia’. Ma vi rendete conto di cos’è l’Italia? Che livello di bassezza abbiamo toccato? Che livello di mistificazione?”.
Parole gravi e pesanti come macigni, che hanno infastidito anche i giovani di Addiopizzo Palermo, ma che comunque andrebbero verificate, considerate con il beneficio del dubbio, non respinte aprioristicamente. Certo è che le operazioni antimafia vengono condotte per anni, con intercettazioni e pedinamenti, cercando di seguire gli obiettivi ed arrestarli al momento giusto. Potrebbe anche capitare che, sotto forti pressioni politiche, la Procura sia “invitata” a chiudere l’operazione in fretta, in un determinato momento. Non sarebbe una cosa nuova o estranea all’Italia.
Quindi le parole di Genchi andrebbero verificate e soprattutto riportate da una stampa veramente libera e matura. Quella stessa stampa che ha vergognosamente ignorato la notizia dell’attentato al giudice Clementina Forleo, speronata da un’auto mentre viaggiava sull’autostrada per Milano di ritorno dal Tribunale di Cremona. Hanno cercato di ucciderla, simulando un incidente stradale. Una cosa agghiacciante, se si pensa che i genitori della Forleo sono morti in un incidente molto strano, rispetto a cui lo stesso magistrato si è sempre detta certa si trattasse di omicidio. La Forleo è stata spinta contro il guardrail ed ha riportato la frattura alla mandibola e allo zigomo. “Sono viva per miracolo – ha dichiarato - adesso spero che qualcuno si muova e mi riassegni quella scorta che mi è stata tolta.
Rispetto le istituzioni, ma la cosa deve essere reciproca. Le minacce e le oramai troppe vicende strane capitate sono la prova che devo essere tutelata, e invece lo Stato protegge gente che non corre alcun pericolo. Ho paura”. Il giudice Forleo venne trasferita da Milano per “incompatibilità ambientale”, un provvedimento molto discusso, frutto di forti pressioni politiche successive alla sua inchiesta sul caso Unipol/Bnl, che coinvolgeva numerosi esponenti politici e dei cosiddetti poteri forti. Un fatto gravissimo che getta ombre e sospetti su un’offensiva dei poteri occulti contro chiunque combatta per la giustizia in un Paese in cui i deboli soccombono e i potenti, i colletti bianchi, gli affaristi godono di un sistema di impunità e di protezione che qualcuno sembra pronto a garantirgli anche attraverso nuove leggi.


















