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LA MAFIA E’ UN’INVENZIONE DEI “COMUNISTI”?

Berlusconi si scaglia ancora una volta contro “la Piovra” e “Gomorra”, colpevoli di fare una pessima pubblicità ... ma a chi? Alla mafia?

Su Youtube c’è un filmato in cui Totò Riina si scaglia contro i comunisti, colpevoli secondo lui di avere inventato l’esistenza della mafia. In un altro filmato su una sua deposizione in tribunale, sostiene di non conoscere la mafia, di non sapere cosa sia Cosa Nostra. Anche in un filmato su Dell’Utri, il senatore siciliano dice con aria ironica che la mafia non esiste. Del resto i mafiosi hanno sempre negato l’esistenza della loro organizzazione criminale, non è una novità.

A dar retta a loro, dunque, Falcone e Borsellino sono stati evidentemente vittime di inspiegabili fenomeni paranormali.

Beh, ripensandoci, forse la mafia esiste, ma mica è così cattiva come si dice: tutta colpa di una cattiva stampa! Ieri, in una conferenza informativa sull’attività anticrimine del suo governo, Berlusconi ha voluto chiosare i dati forniti dal ministro dell’Interno Maroni sulla criminalità organizzata nel nostro paese e ha proprio cominciato così: «La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo - ha detto, anche se poi lui stesso ha dovuto ammettere di non sapere da dove gli venissero questi dati e chi e in che modo avesse fatto questa graduatoria - ma guarda caso è quella più conosciuta, perchè c’è stato un supporto promozionale che l’ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese.” Cioè, di chi sarebbe colpa? Di chi ha ucciso centinaia di fedeli servitori dello Stato, di chi ha chiesto il pizzo ai negozianti e agli imprenditori strozzando l’economia di intere regioni, di chi ha sventrato col tritolo autostrade e palazzi come nemmeno i peggiori narcotrafficanti sudamericani, per uccidere dei guidici che erano fior di galantuomini? Ma no! La colpa è di chi queste cose le ha raccontate e perché non ci potessero essere dubbi di sorta ha concluso “... Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto…»

Non era la prima volta che il cavaliere si esibiva in questo numero: glielo avevamo sentito fare anche a Olbia diversi mesi fa, davanti a un uditorio in parte perplesso e in gran parte genuflesso, aggiungendo che se avesse trovato “tutti quelli che con libri e film sulla Mafia ci fanno fare una brutta figura all’estero”, li avrebbe ammazzati: “giuro li strozzo”, disse testualmente.

Uno come lui, indicato come “amico” di Cosa Nostra da un elenco di pentiti di mafia lungo quanto un braccio, dovrebbe stare più attento a quello che dice. Come quando parlando del mafioso e pluricondannato Mangano l’ha definito un eroe: evidentemente è così certo della propria impunità, che ormai è diventato sfacciato, imprudente, spregiudicato, temerario, nelle sue affermazioni. A meno che non si tratti invece di messaggi per rassicurare qualcuno sul fatto che non ha cambiato rotta.... E del resto e in ogni caso cos’ha da temere? Qualche rimostranza? E soprattutto da parte di chi?

Gli ha risposto a tono infatti, per il momento, solo Roberto Saviano, ma con una civiltà e una dignità che il destinatario non è in grado di comprendere.

Sui legami fra Berlusconi, Dell’Utri e la mafia si è a lungo scritto e parlato, soprattutto relativamente al loro coinvolgimento nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio, almeno fino a quando il procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra ha stabilito l’archiviazione dell’inchiesta.

Lo racconta con precisione la Repubblica “Quando Silvio Berlusconi e Marcello Dell´Utri furono indagati dalla procura di Caltanissetta nell´inchiesta sui "mandanti esterni" delle stragi di Capaci e via D´Amelio, seppero con anticipo, da chi li indagava, che era stata chiesta al gip l´archiviazione dell´accusa a loro carico. Lo appresero 24 ore prima del deposito della richiesta al gip. Ad autorizzare che Berlusconi e Dell´Utri fossero informati fu l´allora procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra, che successivamente fu nominato capo della Direzione amministrazione penitenziaria (Dap) ed ora è procuratore generale a Catania. Berlusconi e Dell´Utri erano indagati dal luglio 1998 e furono prosciolti il 2 marzo 2001. Nel 2006 - ed è una vicenda finora rimasta riservata - Tinebra fu anche indagato dalla procura di Catania con l´accusa di «favoreggiamento personale aggravato» nei confronti di Berlusconi e Dell´Utri. Un´inchiesta nata da un interrogatorio dell´allora pm di Caltanissetta Luca Tescaroli, ora in servizio a Roma, convocato dai magistrati di Catania per chiarire una fuga di notizie. Tescaroli, che aveva indagato sulle stragi di Capaci e via D´Amelio, denunciò ai colleghi catanesi il comportamento "anomalo" del suo capo, Tinebra, che voleva denunciare per calunnia il pentito Salvatore Cancemi e l´imprenditore Filippo Maria Rapisarda, i quali accusavano Berlusconi e Dell´Utri di avere avuto rapporti con Cosa Nostra e avere riciclato ingenti somme di denaro della mafia. L´inchiesta a carico di Tinebra è stata archiviata. La procura di Catania non trovò adeguate conferme all´ipotesi d´accusa.”

Nonostante insabbiamenti, depistaggi e bugie del potere politico per coprire il cavaliere, i pentiti hanno continuato a raccontare di come è nato il progetto di creare un partito per fare delle leggi che servissero a Cosa Nostra e di indicare in Marcello Dell’Utri il tramite di questi contatti e il cervello di quest’idea. Va da sé che il partito di cui si parla è Forza Italia, mezzo e strumento per salvare molte cose e persone insieme, prima di tutto naturalmente il cavaliere.

E tanto per intenderci : quando parliamo di pentiti e collaboratori di giustizia ci riferiamo a gente come Salvatore Cancemi, Angelo Siino, Giovanni Brusca, Salvatore Cocuzza, Vincenzo La Piana, Gioacchino Pennino e recentemente Gaspare Spatuzza e il figlio di Ciancimino. In altri paesi il cavaliere avrebbe dovuto dimettersi da un pezzo e a furor di popolo, anzi: non avrebbe mai potuto nemmeno candidarsi, ma questa è una cosa ormai talmente stradetta, che tendiamo – sbagliando – a sottinderla e a non ripeterla.

Intanto, guarda la coincidenza!, in questi giorni si sta chiudendo il processo d’appello a Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa e sono stati chiesti 11 anni di reclusione, con un elenco spaventoso di capi d’imputazione. Ci pensa il Giornale, il quotidiano di Berlusconi, a raccontare sarcasticamente e acidamente il perché della condanna chiesta: “...Perché «per oltre un trentennio il signor Dell’Utri è stato al servizio di Cosa nostra». Perché «ha provato a inquinare le prove d’accordo con il pentito Cirfeta». Perché «ha fatto da mediatore tra il boss Mangano e Berlusconi». Perché «se la giustizia è proporzionale allora va ricordato che sono stati inflitti in appello 10 anni per infedeltà a un ex appartenente alla Polizia (Bruno Contrada, ndr) che ha commesso infedeltà con modalità meno devastanti di quelle compiute da Dell’Utri». Il verdetto sarà di colpevolezza perché - udite udite - «nuove prove sono emerse dalle dichiarazioni del pentito Spatuzza circa i rapporti di Dell’Utri coi boss Graviano...”

Intanto lui, il senatore palermitano, il cofondatore di Forza Italia, cerca ancora di mercanteggiare e, mandando precisi messaggi, dice ai microfoni dei TG di tutte le reti che è disposto a “lasciare tutte le cariche, purchè mi lascino campare tranquillo” perché “sono entrato in politica solo per difendermi dai processi...” anzi – sempre citando il Giornale – precisa ancora: “Faccio l’imputato ormai da 15 anni, mi difendo dall’attacco politico perché il mio è un processo politico. Sono entrato in politica per difendermi. Se dovessi essere assolto da tutte le accuse sarei disposto ad abbandonare per sempre la scena politica».

Beh, non solo lui: anche il cavaliere, suo amico del cuore, è entrato in politica per salvarsi dai processi: lo disse lui stesso da subito a Montanelli e lo dimostra continuamente, ammorbando la vita politica della repubblica con tentativi di colpi di mano, attentati alla Costituzione e leggi incostituzionali.

E’ entrato in politica spregiudicatamente, usando ogni mezzo e ogni alleato, raccontando ogni balla possibile e gli è andata così bene che lo hanno fatto presidente del consiglio. Non solo: più ne fa e ne dice e più lo votano!

E adesso si permette perfino di parlare contro chi la mafia la combatte da sempre, esibendo la cattura di alcuni boss, come uno scudo che lo metterebbe al riparo da ogni sospetto. Forse sarebbe più credibile se la mafia fosse un’organizzazione unica e non un coacervo di famiglie spesso in scontro aperto le une con le altre. Sarebbe molto interessare sapere se i boss arrestati fanno parte solo di un certo gruppo di famiglie, tanto per dirne una. Perché pensate che pacchia che sarebbe per tutte le altre, se così fosse! Che situazione ideale avere qualcuno che le sbarazza da tutti i nemici, uscendone immacolato eroe! Geniale!

Ma al di là di ipotesi tutte da verificare, sta di fatto che il discorso del cavaliere di ieri è intollerabile, così come inacettabile è il permissivismo cialtrone in cui lo si lascia agire e parlare.

E quando si vedono queste cose viene solo voglia di andarsene da un paese così marcio, così servo, così stupido, così senza speranza di cambiamento e di redenzione.


Barbara Fois


Alcuni approfondimenti

si tratta di video molto interessanti:

http://www.youtube.com/watch?v=Bk7FyvotcKc&NR=1

http://www.youtube.com/watch?v=aQUtg-Z9R_4&feature=fvw

Cancemi e altri pentiti

http://www.youtube.com/watch?v=WkN33Y_ew9U&NR=1

http://www.youtube.com/watch?v=syHA2n3P9W8&NR=1 Carlo Lucarelli parla della Mafia

http://www.governo.it/ conferenza governo - berlusconi dal minuto 10,44: http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/Audiovisivi/dettaglio.asp?d=57120

http://www.ilgiornale.it/interni/la_procura_dimentica_flop_spatuzza_undici_anni_dellutri/17-04-2010/articolo-id=438256-page=0-comments=1 processo Dell’Utri

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