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LA REALTÀ SMENTISCE LA LOGICA DELL’ASSEDIO

Il Viminale, in occasione di un convegno sulla violenza sulle donne, fornisce dati sugli stupri che mostrano come il 60% degli stupratori sia italiano, smentendo il clima di paura associato strategicamente agli stranieri

La logica della paura sta contaminando l’Italia, grazie al contributo fondamentale di politica e mass media: l’insistenza morbosa sui fatti di cronaca fa sviluppare nella gente la percezione di essere sotto assedio, seppure ognuno di noi ha una possibilità su dieci di rimanere vittima di un episodio di cronaca.

La cosa più squallida è che non ci si limita soltanto a fomentare un clima di paura, che determina il sorgere di una “questione sicurezza” che viene assunta a priorità assoluta dal mondo politico, ma ci si spinge oltre, identificando anche un preciso nemico, una tipologia inconfondibile di criminale. Si dà, cioè, un profilo noto alla minaccia, per ragioni che sono squisitamente elettorali ed economiche, riproponendo modelli di pensiero e di comportamento che ci riportano ad enormi tragedie della storia.

Ed allora il nemico numero uno, la minaccia che sembra incombere sulla nostra serenità italica, l’orco che è sempre pronto ad aggredire la brava gente italiana viene individuato nello straniero, nell’immigrato, poco importa se esso è regolare o irregolare oppure se è italiano ma di origine straniera. Sta avvenendo una pericolosa sostituzione: se una volta era il meridionale, con particolare accento sull’origine siciliana o campana, a rappresentare il deviante tipo, oggi il suo posto è stato quasi del tutto preso dagli immigrati. L’escalation degli stupri, atroce reato da sempre esistente in Italia così come nel resto del mondo, ha fornito il pretesto perfetto per etnicizzare la questione, per far sorgere la fobia dello “straniero stupratore”, etichetta molto utile per spingere sull’acceleratore di una xenofobia sempre più diffusa in Italia e per conquistare consensi elettorali, facendo poi apparire come eversivi ed irresponsabili quei settori della società che cercano di contestare questa visione distorta della realtà che viene offerta ai cittadini. Così, si afferma l’idea che in Italia gli stupri sono opera predominante se non esclusiva degli immigrati, senza distinzione.

Dei criminali stranieri compiono un reato ed allora scatta subito la rappresaglia contro chiunque appartenga a quell’etnia. La magistratura, giustamente, eroga le sanzioni, ma poi non usa lo stesso rigore quando a commettere uguale reato è un italiano. Come nel caso dello stupratore romano che ha violentato una ragazza a Roma, la notte di Capodanno, ed ora si trova agli arresti domiciliari, dopo aver trascorso pochi giorni in carcere, solo perché ha ammesso lo stupro giustificandolo con l’assunzione di qualche droga di troppo. Lì nessuna rappresaglia, nessuno scandalo. Nessun raid punitivo nei confronti della gente del quartiere in cui lo stupratore abita. Già, perché invece se a commettere un qualsiasi reato è un immigrato, non ci si accontenta della giustizia, ma si organizzano spedizioni punitive nei confronti di connazionali che non hanno alcuna colpa se non quella di vivere nello stesso luogo o di essere di uguale origine. E le istituzioni legittimano questo stato di cose, adoperandosi nell’organizzare sgomberi e vere e proprie deportazioni di povera gente, che non ha niente e che lavora in nero per ingrossare la pancia molle dei nuovi padroni. Il culmine poi lo si raggiunge con la promulgazione di leggi ingiuste e discriminatorie che puniscono un’intera etnia oppure che danno vita ad assurdità come le ronde, il cui nome ricorda le peggiori atrocità del passato. L’informazione, come detto, spalleggia questa strategia, in modo da compiacere padroni che poi sapranno essere riconoscenti.

In mezzo a questo clima artificiale, però, pochi giorni fa, è spuntata una goccia di verità, che la gran parte dei mass media ha pensato bene di far passare in sordina: il Viminale, in occasione di un convegno sulla violenza sulle donne, ha pubblicato i dati relativi al reato di stupro in Italia, con un risultato che contraddice l’idea falsa che la disinformazione sta facendo passare per vera. Il ministero degli Interni, infatti, rende noto che gli autori di stupro sono di nazionalità italiana nel 60,9% casi. Solo il 7,8%, invece, è romeno, mentre il 6,3% è marocchino. Per quanto riguarda le vittime di violenza, esse sono donne nella gran parte dei casi (85,3%), e sono italiane nel 68,9% dei casi. Il dato varia a Roma, dove si ha una diminuzione della percentuale relativa agli stupratori (48% italiani, mentre i rumeni salgono al 28%), mentre a Milano e Bologna (dato molto significativo) nel biennio 2006-2008 si è registrato un netto calo delle violenze sessuali, anche qui commesse in maggioranza da italiani. La dimostrazione, dunque, che la realtà vera del Paese è un’altra e che non esiste una “emergenza” stupri, tantomeno legata agli stranieri, in quanto si tratta di un fenomeno costante che purtroppo risiede nella crudeltà ignobile di una società globale maschilista e violenta. Non c’è un assedio o una recrudescenza, se è vero che in città storicamente segnate da tale reato si conosce una netta diminuzione del fenomeno. Allo stesso modo in cui non esiste una recrudescenza della criminalità in generale, dato che le cifre parlano di una diminuzione netta dei reati rispetto al passato. Ad esempio, come ha scritto il noto giurista Marzio Barbagli, il picco dei reati in Italia si è avuto negli anni ’70, quando l’immigrazione in Italia era ancora minima. Nonostante i reati diminuiscano, nel nostro Paese si ramifica l’idea di una emergenza criminalità.

Abbiamo dimenticato gli anni di piombo, la mafia, le stragi. Ci viene presentata l’immagine di una società che esplode di violenza, ma in realtà non è così. La vera violenza è l’esclusione strategica che si sta cercando di realizzare, la costruzione guidata di un capro espiatorio su cui scaricare ogni colpa, in modo da far passare in secondo piano le nostre colpe e le nostre crudeltà. C’è un’altra emergenza in Italia (questa sì reale): l’emergenza democratica, con un sistema politico che svolta verso un regime inaccettabile, servendosi di strumenti propri di una dittatura, come l’identificazione di un nemico ed una serie di riforme che toccano la giustizia, la sanità, l’informazione e perfino il diritto di sciopero, su cui si intende intervenire in maniera pericolosamente restrittiva. Tutto questo con il contributo di un’informazione drogata e complice e nell’assoluto silenzio di un’opposizione vuota e debole, distratta da beghe di partito e lontana dal mondo di associazioni, intellettuali, giovani, semplici cittadini che non trovano una rappresentanza degna.

 

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