LA REALTÀ SMENTISCE LA LOGICA DELL’ASSEDIO

La logica
della paura sta contaminando l’Italia, grazie al contributo
fondamentale di politica e mass media: l’insistenza morbosa sui
fatti di cronaca fa sviluppare nella gente la percezione di essere
sotto assedio, seppure ognuno di noi ha una possibilità su dieci di
rimanere vittima di un episodio di cronaca.
La cosa più squallida è
che non ci si limita soltanto a fomentare un clima di paura, che
determina il sorgere di una “questione sicurezza” che viene
assunta a priorità assoluta dal mondo politico, ma ci si spinge
oltre, identificando anche un preciso nemico, una tipologia
inconfondibile di criminale. Si dà, cioè, un profilo noto alla
minaccia, per ragioni che sono squisitamente elettorali ed
economiche, riproponendo modelli di pensiero e di comportamento che
ci riportano ad enormi tragedie della storia.
Ed allora il nemico
numero uno, la minaccia che sembra incombere sulla nostra serenità
italica, l’orco che è sempre pronto ad aggredire la brava gente
italiana viene individuato nello straniero, nell’immigrato, poco
importa se esso è regolare o irregolare oppure se è italiano ma di
origine straniera. Sta avvenendo una pericolosa sostituzione: se una
volta era il meridionale, con particolare accento sull’origine
siciliana o campana, a rappresentare il deviante tipo, oggi il suo
posto è stato quasi del tutto preso dagli immigrati. L’escalation
degli stupri, atroce reato da sempre esistente in Italia così come
nel resto del mondo, ha fornito il pretesto perfetto per etnicizzare
la questione, per far sorgere la fobia dello “straniero
stupratore”, etichetta molto utile per spingere sull’acceleratore
di una xenofobia sempre più diffusa in Italia e per conquistare
consensi elettorali, facendo poi apparire come eversivi ed
irresponsabili quei settori della società che cercano di contestare
questa visione distorta della realtà che viene offerta ai cittadini.
Così, si afferma l’idea che in Italia gli stupri sono opera
predominante se non esclusiva degli immigrati, senza distinzione.
Dei
criminali stranieri compiono un reato ed allora scatta subito la
rappresaglia contro chiunque appartenga a quell’etnia. La
magistratura, giustamente, eroga le sanzioni, ma poi non usa lo
stesso rigore quando a commettere uguale reato è un italiano. Come
nel caso dello stupratore romano che ha violentato una ragazza a
Roma, la notte di Capodanno, ed ora si trova agli arresti
domiciliari, dopo aver trascorso pochi giorni in carcere, solo perché
ha ammesso lo stupro giustificandolo con l’assunzione di qualche
droga di troppo. Lì nessuna rappresaglia, nessuno scandalo. Nessun
raid punitivo nei confronti della gente del quartiere in cui lo
stupratore abita. Già, perché invece se a commettere un qualsiasi
reato è un immigrato, non ci si accontenta della giustizia, ma si
organizzano spedizioni punitive nei confronti di connazionali che non
hanno alcuna colpa se non quella di vivere nello stesso luogo o di
essere di uguale origine. E le istituzioni legittimano questo stato
di cose, adoperandosi nell’organizzare sgomberi e vere e proprie
deportazioni di povera gente, che non ha niente e che lavora in nero
per ingrossare la pancia molle dei nuovi padroni. Il culmine poi lo
si raggiunge con la promulgazione di leggi ingiuste e discriminatorie
che puniscono un’intera etnia oppure che danno vita ad assurdità
come le ronde, il cui nome ricorda le peggiori atrocità del passato.
L’informazione, come detto, spalleggia questa strategia, in modo da
compiacere padroni che poi sapranno essere riconoscenti.
In mezzo a
questo clima artificiale, però, pochi giorni fa, è spuntata una
goccia di verità, che la gran parte dei mass media ha pensato bene
di far passare in sordina: il Viminale, in occasione di un convegno
sulla violenza sulle donne, ha pubblicato i dati relativi al reato di
stupro in Italia, con un risultato che contraddice l’idea falsa che
la disinformazione sta facendo passare per vera. Il ministero degli
Interni, infatti, rende noto che gli autori di stupro sono di
nazionalità italiana nel 60,9% casi. Solo il 7,8%, invece, è
romeno, mentre il 6,3% è marocchino. Per quanto riguarda le vittime
di violenza, esse sono donne nella gran parte dei casi (85,3%), e
sono italiane nel 68,9% dei casi. Il dato varia a Roma, dove si ha
una diminuzione della percentuale relativa agli stupratori (48%
italiani, mentre i rumeni salgono al 28%), mentre a Milano e Bologna
(dato molto significativo) nel biennio 2006-2008 si è registrato un
netto calo delle violenze sessuali, anche qui commesse in maggioranza
da italiani. La dimostrazione, dunque, che la realtà vera del Paese
è un’altra e che non esiste una “emergenza” stupri, tantomeno
legata agli stranieri, in quanto si tratta di un fenomeno costante
che purtroppo risiede nella crudeltà ignobile di una società
globale maschilista e violenta. Non c’è un assedio o una
recrudescenza, se è vero che in città storicamente segnate da tale
reato si conosce una netta diminuzione del fenomeno. Allo stesso modo
in cui non esiste una recrudescenza della criminalità in generale,
dato che le cifre parlano di una diminuzione netta dei reati rispetto
al passato. Ad esempio, come ha scritto il noto giurista Marzio
Barbagli, il picco dei reati in Italia si è avuto negli anni ’70,
quando l’immigrazione in Italia era ancora minima. Nonostante i
reati diminuiscano, nel nostro Paese si ramifica l’idea di una
emergenza criminalità.
Abbiamo dimenticato gli anni di piombo, la mafia, le stragi. Ci viene presentata l’immagine di una società che esplode di violenza, ma in realtà non è così. La vera violenza è l’esclusione strategica che si sta cercando di realizzare, la costruzione guidata di un capro espiatorio su cui scaricare ogni colpa, in modo da far passare in secondo piano le nostre colpe e le nostre crudeltà. C’è un’altra emergenza in Italia (questa sì reale): l’emergenza democratica, con un sistema politico che svolta verso un regime inaccettabile, servendosi di strumenti propri di una dittatura, come l’identificazione di un nemico ed una serie di riforme che toccano la giustizia, la sanità, l’informazione e perfino il diritto di sciopero, su cui si intende intervenire in maniera pericolosamente restrittiva. Tutto questo con il contributo di un’informazione drogata e complice e nell’assoluto silenzio di un’opposizione vuota e debole, distratta da beghe di partito e lontana dal mondo di associazioni, intellettuali, giovani, semplici cittadini che non trovano una rappresentanza degna.


















