Tu sei qui: Portale » Articoli » L'amico del beduino sanguinario...

L'amico del beduino sanguinario...

Le pacche sulle spalle, gli affari internazionali dove non è chiaro il confine tra pubblico e privato, le barzellette ed il bunga bunga importato proprio dall’amico beduino sono il nostro patrimonio in politica estera

Il vice capo missione libico all’ONU denuncia il genocidio di Gheddafi nei confronti del suo popolo, la delegazione libica ha chiesto la convocazione del Consiglio di Sicurezza e la Clinton (solo) in serata parla di “ bagno di sangue”, mentre il figlio del raìs sta bombardando la folla inerme per le strade di Tripoli e della Cirenaica.

Se “la prudenza” e l’opportunismo stanno caratterizzando tutte le reazioni occidentali di fronte all’esplosione del regime più pericoloso del nord Africa che è pure detentore di un patrimonio petrolifero ingentissimo, il comportamento dell’Italia, il paese storicamente ed economicamente più direttamente coinvolto con la Libia, ha oltrepassato qualsiasi limite.

In una giornata in cui gli aerei si sono levati non per dissuadere o intimorire i manifestanti ma per raderli al suolo e nemmeno in tarda notte Gheddafi dopo una serie di annunci contraddittori di un discorso e poi di una intervista per fugare “le voci malevole” contro il regime ha osato mostrarsi, la diplomazia ed il governo italiano ai massimi livelli si sono prima uniformati alla dichiarazioni del figlio di Gheddafi e solo in extremis si sono penosamente accodati alla preoccupazione e alla condanna internazionale.

Fino a qualche giorno fa la posizione ufficiale dell’amico Silvio che solo in agosto aveva organizzato in onore dell’ospite libico il caravanserraglio delle veline coraniche e si era prostrato a baciargli la mano era, testualmente, quella di non chiamarlo per non disturbarlo “in un momento delicato”, quando cioè era già scoppiata la rivoluzione.

Nel giorno del massacro di centinaia di civili mentre la Tv di stato manda in onda balletti locali, l’ineffabile Frattini commenta molto positivamente il discorso del figlio che insieme al monito “non ci faremo schiacciare e resisteremo fino all’ultimo” lancia ai dimostranti la disponibilità per una non meglio precisata costituzione.

Dopodiché non pago del primo commento il molto perspicace ministro degli esteri, evidentemente molto più portato a fare il fattorino degli incartamenti che gli piovono provvidenzialmente da Santa Lucia per incastrare il traditore Fini, aggrava la posizione del nostro paese con la seguente risposta rivolta ad una comunità europea indignata per la violenza: “L’Europa non dia lezioni sui modelli da esportare”.

Solo quando la difesa incondizionata dell’amico Gheddafi non è più sostenibile perché la situazione diventa sempre più tragica e il bagno di sangue non si può nascondere, in tarda serata il nostro presidente del Consiglio tenta di accodarsi e riesce a dire che “la violenza contro i civili è inaccettabile”.

Ormai non è solo evidente che la funzione ricoperta tradizionalmente dall’Italia, ancora con il governo Prodi, di paese di riferimento in Europa nei rapporti con l’area del Mediterraneo appartiene ad un’altra era, ma che il livello di consonanza e di contiguità del nostro capo del governo con i peggiori figuri sulla scena politica mondiale contribuisce ulteriormente, come se non bastasse la situazione interna, a metterci ai confini dell’Europa e dell’Occidente.

Le pacche sulle spalle, gli affari internazionali dove non è chiaro il confine tra pubblico e privato, le barzellette ed il bunga bunga importato proprio dall’amico beduino sono il nostro patrimonio in politica estera e si vede anche nelle situazioni più gravi quando si misura il peso e l’autorevolezza di un paese.

Azioni sul documento

Commento di Rosario Amico Roxas

Inviato da mariaricciardig il 22/02/2011 13:41
Una "cara" amicizia che ci costerà molto "cara".

La situazione libica è in piena fase evolutiva, mentre il mondo intero condanna le stragi che il colonnello Gheddafi sta pianificando nel suo paese, utilizzando il figlio; sembra infatti che il colonnello sia riparato all'estero in attesa che la rivolta venga sopraffatta nel sangue per tornare in Libia per la vendetta finale.

La Libia non ha mai abbandonato la propria natura tribale; ogni libico apparetiene ad una tribù e ne è orgoglioso.

Solo gli interessi petroliferi hanno tenuto insieme le varie tribù, ma ora non basta, perché Gheddafi ha preteso fare la parte del leone in quegli interessi, mortificando quelli delle altre tribù.

Numerose tribù, tra cui i Warfalla, la più numerosa del paese con circa 1 milione di affiliati, e gli Zawhiya, originaria dell'omonima città situata a 30 chilometri da Tripoli, hanno annunciato il loro appoggio alla protesta. Una decisione da interpretare come prodromo di uno scontro tribale che toglierebbe al colonnello ogni controllo, specialmente delle forze armate.

La tribù di Gheddafi, i Qadhadfa, è la principale rivale dei Maghariba, di cui è membro Jallud, il più probabile successore di Gheddafi. I Maghariba possono al momento contare su un alleato come i Warfalla e gli Zintan che hanno sfidato apertamente il colonnello annunciando di aderire alla rivolta.

L'uso di mercenari stranieri di origine africana è dettato dal fatto che questi non hanno legami tribali e, quindi, su di loro si può quindi contare per una letale campagna di repressione.

Un evento anomalo viene riferito dalla stampa internazionale: l'intervento dei Tuareg a sostegno della rivolta. I tuareg non sono libici, sono berberi che vivono nomadi nel Sahara, ma hanno importanti alleanze con alcune tribù, specialmente con Maghariba e con le tribù del Nord-Est della libia, al confine con l'Egitto; la loro capacità di azione è (e forse sarà) determinante, perché possono influenzare l'intervento di altre tribù berbere che vivono nel Sahara tunisino, algerino,marocchino, mauritano e senegalese.

I tuareg berberi rappresentarono la punta di forza dell'esercito arabo alla conquista dell'Europa.

Ora rimane l'imbarazzo di una nazione come l'Italia che si ritrova ad essere identificata, da chi succederà a Gheddafi, come la nazione che ha esaltato il dittatore, tramite il presidente del consiglio.

Sarebbe significativo che le nuove amministrazioni che dovessero reggere le sorti del dopo-Gheddafi, identificassero negli uomini specifici le alterazioni della cronaca più palese; alterazioni sulle quali varrebbe la pena indagare alla ricerca di affari personali che hanno provocato l'illecita appropriazione di beni nazionali che hanno scatenato la rivolta.
INVITO Iniziativa 25 Maggio

De Magistris: da Parigi, Atene
e Italia una sola richiesta

Clicca sulla vignetta per ingrandire

Le foto della manifestazione di Marsiglia

Clicca sulla vignetta per ingrandire

Clicca sulla vignetta per ingrandire

Perché non scoppia la rivoluzione?

 
Da martedì 15 maggio in libreria

Salviamo il frutteto Stuard
Clicca sotto per firmare


Clicca sulla vignetta
per ingrandire


Ultimi 5 filmati


Clicca sulla vignetta
per ingrandire


Rubrica delle donne

« maggio 2012 »
maggio
lumamegivesado
123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031