Le verità nascoste

Ieri sera a Roma si è manifestato per la libertà di stampa. Piazza del Popolo stracolma di gente e di bandiere. Rete4 ha trasmesso in diretta parte dell’avvenimento con il sottotitolo: “ma quale bavaglio?” . Avrebbe potuto essere una mossa pubblicitaria azzeccata, se non fosse che il fido Fede non è riuscito a star zitto e ha coperto con i suoi commenti faziosi la voce del presidente Franco Siddi della FNSI (federazione nazionale della stampa italiana), che stava parlando sul palco. Qualche volta invidio il suo disprezzo verso qualsiasi cosa che sia “politically correct”. Piacerebbe anche a me poter dire quello che penso di Berlusconi e della sua gente come lo sento nella pancia, , come fanno loro, senza alcun riguardo per l’educazione e il buon gusto e senza quel rispetto civile che è dovuto a chiunque non condivida le nostre idee. Anche perché qui non si tratta di idee diverse, qui si tratta di sopravvivere allo stravolgimento di ogni verità, allo smantellamento sistematico di ogni forma di vita democratica - fondata sul rispetto degli altri - perpetrato da una destra violenta, volgare, ignorante e razzista, che si propone come l’unica depositaria di ogni verità rivelata... come rivelata da chi? Ma dall’unto del Signore, no? La sua verità è l’unica che c’è e che conti qualcosa. Chiunque avanzi una interpretazione diversa di un fatto, o contesti quello che lui afferma è un nemico, addirittura un anti-italiano! Come se l’Italia ormai fosse nient’altro che una propaggine del cavaliere. Un altro innesto, come quello di capelli. Così chiunque non sia d’accordo con lui è automaticamente contro il nostro paese, è nemico dell’Italia. Siamo al paradosso, al delirio di onnipotenza, alla follia.
Il fatto è che il cavaliere non accetta nessuna verità che non sia la sua, quella che si è costruito lui nel suo cervello. Una verità che lui manipola come il Didò, come la plastilina: la plasma, la reinventa, se la racconta e poi la prova – come i bambini che imparano la poesia per la maestra – sulla ristretta cerchia dei suoi cortigiani, che naturalmente applaudirebbero qualsiasi sciocchezza. Confortato da rassicurazioni e lodi, poi il cavaliere va in TV e racconta a tutti la sua storia e qui c’è il primo intoppo, perché ad ascoltare c’è ancora gente (incredibile dictu!) che usa la testa e il cervello in modo autonomo. E gli fa magari qualche domanda scomoda e naturalmente non prevista, dato che non c’è nessuno nel suo enturage che si permetta mai non dico di dissentire, ma nemmeno di chiedere spiegazioni. E lui che non si è preparato, va in bestia. E allora comincia a minacciare tutti di ritorsioni, di cause giudiziarie, di estromissioni, di punizioni... Ma non è colpa sua che mente, la colpa è di quei cattivoni che non gli credono! Oh Signùr, ma cosa vogliono questi farabutti? Ma come si permettono di avere dei dubbi? E’ un’offesa, un reato di lesa maestà, da punirsi subito zittendo le loro voci maleducate.
Ma le notizie quotidiane non sono le uniche a essere “adattate”, manipolate, distorte. Ieri per esempio, a Milano, hanno festeggiato la prima di Barbarossa, un film voluto dalla Lega, tanto che Bossi fa perfino una piccola parte nel film. Da storica medievista sono curiosa di vederlo: chissà se in quel film si terrà conto del fatto che l’intervento dell’imperatore Federico I detto il Barbarossa fu sollecitato dai comuni di Lodi, Pavia e Como che gli chiedevano aiuto contro la prepotenza di Milano, che aveva distrutto Lodi, aveva vinto e asservito Como e limitava la libertà delle altre città lombarde!! Scusate questo sfogo professionale, ma francamente sono stufa: come giornalista di vedere le notizie quotidianamente stravolte e come storica di vedere contraffatti perfino i fatti storici!!! E che caspita! Non esiste più nessuna verità in questo paese! Nemmeno quella stagionata dal tempo! La voglia di cambiare la storia del resto e di piegarla a una vile propaganda di parte è dichiarata spudoratamente e da tempo dal cavaliere in persona, soprattutto per quel che riguarda la lotta partigiana e la repubblica di Salò.
Se il menisco del mio ginocchio sinistro me lo avesse permesso sarei andata a Roma anch’io, a manifestare non solo per la libertà di stampa, ma anche per il rispetto della storia.
E’ infatti necessario battersi non solo per la libertà d’informazione, ma anche contro ogni distorsione della verità. E in questo paese la verità ha sempre avuto vita difficile, è sempre stata alterata, deformata, addomesticata, stravolta: vi ricordate le finte piste seguite dopo le bombe di piazza Fontana a Milano? E le bugie su piazza della Loggia a Brescia e quelle sull’attentato alla stazione di Bologna e sull’Italicus e su Ustica? E sulle morti di Moro e Dalla Chiesa? Miliardi di bugie, di verità distorte, occultate, travisate, zittite, insabbiate... il cavaliere segue solo fedelmente quella tradizione. Solamente che lui applica la distorsione anche sulle piccole banalità quotidiane. Anche su cose non importanti, come se non potesse reggere il confronto con la realtà. E’ come se vivesse in una sorta di esaltazione perenne: lo si capisce anche dal tono di voce, ormai sempre sovreccitato.
“Noi abbiamo portato la moralità nella politica!” questo ha detto l’altro giorno e dopo è riuscito a restare serio, non si è scompisciato dalle risate: o ha un autocontrollo perfetto, o forse, a forza di vivere nella menzogna e di raccontare e raccontarsi bugie di ogni tipo e grandezza, ha finito per non sapere più nemmeno lui qual è la verità e magari perfino a credere in quello che dice. Beh, sì, certo, questa della moralità nella politica, dopo tutte le storie sulle escort, è veramente grossa, è difficile da mandar giù, ... ma è solo più eclatante, più clamorosa, più impudente, non più grande o più grave di quelle raccontate sull’Abruzzo o sui rifiuti di Napoli.
Già... ormai può dire di tutto senza arrossire, perfino che qui c’è tutta la libertà di stampa che si vuole. Naturalmente parla della sua libertà di far dire alla sua stampa quello che vuole lui. Dov’è la balla? Siamo noi che, ancora una volta, abbiamo capito male!
3 ottobre 2009 Roma- manifestazione per la libertà di stampa


















