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Lettera aperta al direttore dell'Ufficio scolastico regionale Emilia Romagna.

Risposta a seguito di una nota riservata che il direttore dell'ufficio scolastico regionale ha inviato ai dirigenti degli uffici scolastici provinciali, nella quale il direttore dell’ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna ritiene che i lavoratori e le lavoratrici della scuola non possano esprimere a mezzo stampa “posizioni critiche”e ritiene “improprio” che gli stessi lavoratori indirizzino ad alte autorità politiche appelli, richieste od altro per rappresentare la gravità della situazione

Gentile Dottor Limina,

Le scrivo questa lettera per chiederLe umilmente perdono e confessare le mie colpe di fronte a tutto il popolo italiano.
Sì, lo ammetto: non ho identificato lo Stato col partito di governo, mi sono concessa la libertà (parola ormai odiosa alle mie orecchie, in quanto foriera di tanti mali) di avere un’opinione diversa dalla Sua e da quella dei Suoi e miei superiori.
Ho colpevolmente dimenticato, e me ne pento, che non è tollerato avere opinioni e men che meno esprimerLe.
Prometto che d’ora in avanti, ogni volta che la stampa mi chiederà informazioni sulla scuola, io Le telefonerò prima per chiederLe il permesso di parlare e farLe preventivamente leggere le mie dichiarazioni.
D’altronde, so che Lei è sempre disponibile ad ascoltare i Suoi docenti, in qualunque momento La interpellino. Chissà quanti ne avrà già ricevuti ed ascoltati da quando è venuto tra noi! E chissà quante volte si sarà reso disponibile a parlare con i genitori e gli studenti, perciò dovrei vergognarmi ad aver anche solo pensato di poterLa in qualche modo scavalcare.
Con il Suo richiamo, Lei mi ha ricordato che dobbiamo credere, obbedire e combattere tutti uniti per il medesimo scopo: realizzare questo progetto meraviglioso, la scuola Tremonti-Gelmini.

Sento di doverLa ringraziare con tutto il cuore per avermi ricordato i miei doveri di servitore dello Stato e per avermi rammentato la fedeltà che devo alla nazione.
Effettivamente in questi ultimi mesi non ho svolto fino in fondo il mio dovere di cittadino e di funzionario dello Stato.
Non ho adeguatamente tutelato l’amministrazione per cui lavoro: infatti, non ho parlato con ogni singolo collega ed ogni singolo studente o genitore della mia scuola di quello che sta succedendo.
Non ho fatto di tutto per tutelare il diritto allo studio e la scuola della Costituzione.
Non ho anteposto ad ogni considerazione personale il bene primario che la scuola pubblica rappresenta, come il mio contratto di lavoro e le leggi dello Stato prevedono, permettendo che mille sciacalli ne facessero a turno la loro preda.
Non ho affrontato in classe con i miei studenti l’argomento “riordino dei cicli”, né quello inerente i tagli alla scuola, all’università e alla ricerca come avrei dovuto fare, per invitarli a difenderne il profilo costituzionale.
Non ho difeso come avrei dovuto diritti sanciti dalla nostra Costituzione, come ad esempio quello sulla libertà di pensiero e sulla libertà di insegnamento, sulle pari opportunità di accesso al sapere e sulla laicità e gratuità della scuola.

Sono colpevole, lo riconosco. So che posso fare molto meglio e impegnarmi assai di più. Ma sono disposta a tutto pur di espiare questa grave colpa.

Mi impegno, da domani stesso, ad entrare in classe tutte le mattine e dire per prima cosa: “Attenzione, ragazzi, vi stanno togliendo il diritto allo studio, stanno distruggendo la Scuola della Costituzione”, e a parlare profusamente con loro del perché.

Mi impegno, da domani stesso, a parlare con ogni singolo genitore, perché si impegni con me nel difendere questo bene primario della nazione a cui io debbo fedeltà ed obbedienza come funzionario e come cittadino.

Mi impegno, da domani stesso, a informare ogni singolo docente ed ATA sulle possibili azioni da compiere per difendere i diritti sanciti dalla Costituzione.

Mi impegno, da domani stesso, a scriverLe ogni giorno inviandoLe sulla casella e-mail le mie domande e le mie richieste e ad invitare tutti quelli che conosco a fare altrettanto, in modo che Lei sia sempre aggiornato sui nostri anche più reconditi pensieri.

In trepidante attesa di ricevere ulteriori istruzioni tramite il Suo sito web, Le porgo i miei umili ed ossequiosi saluti

Roberta Roberti, insegnante e mamma pentita

Azioni sul documento

Solidarietà a chi difende la libertà e la democrazia

Inviato da gquattrocchi il 22/05/2010 19:24
Gentile Signora,
Apprezzo il Suo coraggio civile in difesa dei valori fondanti della nostra Costituzione e di ogni società civile. Ammiro la coerenza col la quale Ella si sforza di trasmetterli con tutto il loro significato, profondo ed universale, ai Suoi allievi, oggi ancora giovani ma che saranno gli “uomini” di domani.
L’attuale tragico regime è riuscito ad impiantarsi, a radicarsi e a metastatizzare nella società contemporanea, oscurata dall’eclissi dell’ethos, perché gli “uomini veri” sono in via di estinzione, sostituiti, a tutti i livelli e in ogni ambiente, da “ominicchi e quaraquà”, una folla crescente di individui nauseanti, capaci soltanto di inginocchiarsi davanti al potente di turno, politico, religioso o mafioso.
Se gli attuali insegnanti possedessero soltanto un po’ della Sua forza morale e della Sua alta professionalità, noi, che non riusciamo a genufletterci e che, tuttora, conserviamo la capacità di indignarci, potremmo sperare nel riscatto e nel futuro di questo nostro sfortunato paese.

Piuppo Quattrocchi - Liberacittadinanza Acireale
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