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Lettera da Ramallah

Intervento dell'ex ministro dell'informazione del governo di unità nazionale palestinese Mustafa Barghouthi 27 dicembre 2008 - traduzione di Francesca Borri

E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua.  Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di  concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la  differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i  bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?  Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in sala  operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama,  quando manca tutto il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un  attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa.  La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro  razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato  naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e  d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che  chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le  leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale,  una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come  entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele?  Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate  a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei  caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale  altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa.  Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma  tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a  questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e  contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il  coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo,  ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili  stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per  assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la  racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.

E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi  processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui  parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati  dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai  dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione  di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a  noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in  cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa  minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i  civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un  crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un  processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le  terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti  allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La  fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti  gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione?  Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?

Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui  vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza.  Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine,  verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a  vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei,  americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità  egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? -  siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e  parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti,  vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori,  rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi,  domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, una clinica forse?  delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la  generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni  volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori -  no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele  passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più  pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un  ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita,  oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita  tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima  razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine  gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto,  sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo,  ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero  unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna  autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo  apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni  delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico  formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo  collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori.  La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio,  il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un  altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

 

Azioni sul documento

commento

Inviato da charlie511 il 04/01/2009 18:49
Egr.Sig.Barghouti
Si comprende dalle Sue parole l'astio ed il livore che domina i Vs. animi per cui ammetto che la situazione è assolutamente difficile e credo che nessuno ormai possa più avere in tasca una soluzione facile per questo annoso problema della Palestina(se qualcuno conoscesse una soluzione potrebbe venderla penso per svariati milioni di euro). Rimarco inoltre bene il fatto che noi europei non conosciamo neppure in modo preciso quali fossero inizialmente i confini dello stato palestinese, cioé intendo prima del 1948 e della fondazione dello stato di Israele (dopo il secondo conflitto mondiale per porre fine alla shoà), e quindi premetto io per primo che il mio commento potrebbe avere poco valore , a causa della scarsa conoscenza della storia della Palestina, ma voglio precisare bene che non intendo offendere nessuno, e se qualcuno si sentisse offeso dal mio commento, sappia che non l'ho fatto apposta.
Una cosa mi incuriosisce ed è la seguente: osservando la carta geografica si vede chiaramente che la striscia di Gaza altro non è che un lingua di sabbia proiettata verso l'Egitto, circondata ovunque dal deserto del Negev dove probabilmente nessun Europeo si adatterebbe facilmente a vivere,tranne che sula spiaggia, vicino al mare, e quindi non penso che questa striscia di terra interessi molto agli Israeliani e cos' pure a nessun altro popolo al mondo (forse potrebbe interessare agli Egiziani, ma non lo so, e bisognerebbe chiederglielo).
Invece i Palestinesi sembrano attaccatissimi a questa striscia di terra, si chiamano "cittadini di Gaza" e gliene diamo atto, non solo io penso, ma tutto il mondo.
Dunque che se la tengano pure questa striscia di terra sabbiosa ! e dove sta il problema? Gli auguro anche che sotto questa striscia di sabbia ci sia petrolio. Ma perché continuano a sparare razzi (Lei dice di latta, ma può un razzo che contiene esplosivo e che comunque è in grado di uccidere essere definito di latta? E poi chi glieli da questi razzi ai palestinesi? quando in Italia è difficile persino ottenere il porto d'armi di una comune pistola?).
Perché dato che è possibile da questa striscia di terra sparare razzi a una distanza indicativa di 25 Km e colpire le città Israeliane, se dei fanatici esagitati, per pochi che siano, continuano a sparare questi razzi, allora di lì scatta probabilmente la necessità per Israele (che nulla se ne fa di questa striscia di terra) di occupare nonostante tutto la medesima striscia di terra per scovare i matti (tali li definisco) esagitati che sparano (se uno spara commette un aggressione militare, quindi provoca, e se la va a cercare); e non si meravigli poi se, pur di non rischiare nemmeno una vita di un soldato Israeliano per queste operazioni, prima Israele bombarderà dall'alto (è quello che sta facendo) con mezzi altamente automatizzati, e solo dopo, senza fretta,(essendo sicuro di poter ridurre al minimo le eventuali proprie perdite) entreranno nel territorio di Gaza per prendere e purtroppo anche uccidere i responsabili.
Non pensa che sarebbe meglio invece di sparare da un territorio così densamente costruito e popolato (mettendo a rischio anche le vite dei propri civili e di bambini, come vediamo in televisione) non utilizzare più questa striscia di terra come una rampa di lancio ed spina militare nel fianco di Israele (questo è probabilmente lo scopo politico di quei gruppi fanatici, che è facile capire che probabilmente sono finanziati dagli stati della black list con regimi terroristici, dato che i razzi non se li comprano certo con i propri soldi) ma dichiararla PACIFICA e NEUTRALE.
E lo stato della Palestina, come lo formiamo? Oggi non si combatte più con fucili e razzi, ma con penna, carta e inchiostro e non servono più terroristi armati (potete tranquillamente LICENZIARLI), bensì ingegneri, avvocati, laureati etc. etc.(La Storia di tutto il mondo dimostra questo). Sedetevi dunque ad un tavolo (compratelo molto grande) e cominciate a dire: bene Signori , ai tempi dei tempi la Palestina arrivava quì, quì e quì, ora l'avete ridotta a quì, quì e quì, tiriamo un nuovo confine, mettiamoci d'accordo, concordiamo e la pace è fatta!
Senza minacce allo stato di Israele! per carità di Dio (Voi lo chiamate Allah ma penso sia la stessa cosa)!
E Gerusalemme? Non ha mai sentito parlare di S.Marino o dello stato del Vaticano? Rendetela una piccola repubblica indipendente, come la Svizzera, con tanti cantoni di varie nazionalità, proiettata verso il futuro e verso la scienza.
Non pensa che questa dovrebbe essere la direzione, assolutamente pacifica, da prendere e che sarebbe ora di finirla di parlare di morti, di spari e di attacchi terroristici (nel 2009)?
Mi scusi se l'ho impotunata e se mi sono immischiato nei fatti degli altri, lo faccio raramente.
Cordiali saluti.
  
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