Liberi tutti

La sentenza assolutoria dei veri responsabili del massacro di Genova del 2001 ha scosso le coscienze e non solo degli italiani sinceramente democratici e rispettosi della Costituzione e della Giustizia, ma di tutto il mondo civile. Analizziamo dunque insieme gli avvenimenti, la documentazione, gli attori principali, il significato.
Tutte le sentenze sui fatti del G8
Quella sui fatti della Diaz non è la prima sentenza su quella “tre giorni” di macelleria messicana che abbiamo visto a Genova: a parte il proscioglimento di Placanica per aver ammazzato Carlo Giuliani “per legittima difesa” ( ma l’ex carabiniere continua a dire di non essere stato lui a ucciderlo), il primo processo ad essere celebrato, per i fatti del luglio 2001, è stato quello per le violenze di strada, che si è concluso il 14 dicembre 2007 con la condanna a pene tra i cinque mesi e gli 11 anni per 24 no global ( ma và?!). A fare eccezione alla tendenza diffusa a depenalizzare i colpevoli e a punire le vittime, c’è la sentenza del maggio 2008 per le lesioni provocate a Marina Spaccini, pediatra triestina, cinquantenne, missionaria laica in Kenia, massacrata di botte perché scambiata per un black bloc (dobbiamo ridere?). Dal momento che quegli agenti picchiatori, come in buona parte degli episodi, non sono stati identificati, il giudice Angela Latella ha deciso di condannare il Ministero dell'Interno. Poteva essere una svolta interessante nella storia dei massacri di Genova, poteva aprire una nuova strada alle sentenze, ma non è stato così. Il secondo processo, infatti, è stato quello per le violenze e i soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto. In questo caso, il 14 luglio 2008, il tribunale ha condannato 15 persone (tra poliziotti e civili) a pene variabili tra cinque mesi e cinque anni. I giudici hanno pronunciato le sentenze contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento no global. Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto cancella l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura, assolve trenta imputati e ne condanna solo 15. Fra questi ricordiamo qualche nome: Alessandro Perugini, l'ex numero 2 della Digos genovese, imputato anche in un altro procedimento perchè sorpreso dall'obiettivo di fotografi e cameramen mentre prendeva a calci in faccia un ragazzino ( e chi si dimentica lo scalmanato con la polo gialla? Fu visto anche in tutti i Tg!!). Per lui la Procura aveva chiesto tre anni e mezzo: è stato condannato a 2 anni e 4 mesi. Questo non gli ha impedito di fare carriera e di avere perfino una promozione!
http://www.indicius.it/torpore/alessandro_perugini.htm.
Un altro vice-questore genovese, Anna Poggi, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dal pm. Giacomo Toccafondi, il medico coordinatore del servizio sanitario a Bolzaneto, ha subito una condanna ad un anno e 2 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dall'accusa. La sentenza più pesante è stata inflitta a Antonio Gugliotta, l'ispettore di polizia penitenziaria responsabile della sicurezza nella caserma: cinque anni, come richiesto dall'accusa, per aver picchiato con il manganello i giovani no global. Accolta la richiesta della Procura anche per Massimo Pigozzi l'agente accusato di aver lacerato la mano ad uno degli arrestati: 3 anni e 2 mesi contro i 3 anni e 11 mesi richiesti dai pm.
Dunque questa sentenza sui fatti della Diaz aveva dei precedenti che non potevano indurre a ben sperare. E così infatti anche stavolta la parola d’ordine è stata: “liberi tutti”. Come in un vecchio e ormai desueto gioco a nascondarella, una sentenza ha liberato tutti i colpevoli. Eppure c’erano migliaia di prove: fotografie, filmati, deposizioni e testimonianze, ma soprattutto immagini, migliaia di immagini che testimoniano più di miliardi di parole quello che è realmente successo a Genova. C’è anche un film, fatto da Marco Giusti per la RAI e mai mandato in onda, che si chiama “Bella ciao” e racconta attraverso immagini crudissime quelle giornate di mattanza. Il sito nel quale era possibile vederlo e anche scaricarlo ftp://ftp.inventati.org/pub/video/bellaciao/ non funziona più, ma la cosa non ci meraviglia affatto. Ci saremmo stupiti del contrario. Per fortuna internet è vasto e se lo volete vedere potete andare su arcoiris http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Unique&id=83
La qualità delle immagini non è buona, ma si vede tutto quello che accade e non solo al povero Carlo Giuliani. Sono 115 minuti di orrore, di pestaggi di una indicibile violenza, di soprusi inimmaginabili in un paese civile. Nel nostro paese. Ecco, solo dopo aver visto queste immagini possiamo riparlare di queste sentenze. E non solo di quelle, ma del destino stesso del nostro paese. Qui infatti siamo oltre l’orrore, oltre le prese di posizione di parte, qui non c’è più destra o sinistra, qui non ci siamo noi e voi, qui c’è la testimonianza diretta e allucinante di un massacro sistematico da parte di forze di polizia dello Stato, cioè di quelle forze che dovrebbero proteggerci dai delinquenti e dai violenti. Ma c’è molto di più: sembrano infatti le prove generali di un golpe, il tentativo di istaurare una dittatura, c’è l’assenza di ogni garanzia, di ogni rispetto per la persona, c’è solo violenza e barbarie. E non è un caso che questa sentenza arrivi adesso, che a capo del governo di questo paese ci sono le stesse persone che c’erano allora e che ne furono i primi mandanti. Per questo non c’è da stupirsi. Ci possiamo sentire indignati, arrabbiati, offesi, feriti, questo sì, ma non stupiti. Questo non è che l’inizio di cose molto più gravi che ci attendono e che già cominciano a intravvedersi in episodi di razzismo e di violenza sempre più numerosi e diffusi. Episodi di prepotenza intollerabile, come l’elezione del presidente della commissione di vigilanza RAI, posto che da sempre compete all’opposizione e che ovviamente deve essere scelto da questa e non imposto certo dalla maggioranza, come invece è successo.
La sentenza sui fatti della Diaz
Il giudice Gabrio Barone si è certo reso conto dell’impatto che la sua
sentenza poteva avere sulla gente che era stata massacrata: come la povera Lena,
una giovane tedesca che in seguito al pestaggio ha perso un polmone. Così, in
una intervista al Tg5 ( Mediaset?! Ma và!) il giudice dice "La
sentenza colpisce le persone di cui noi abbiamo ritenuto fossero provate le
responsabilita'".e poi aggiunge comprensivo “"Capisco il risentimento
di chi e' stato picchiato, prima pero'
dovrebbe vedere le prove che ci sono. Noi possiamo condannare solo in base alle
prove. Il codice prevede che si possa condannare quando la responsabilita' e'
accertata oltre ogni ragionevole dubbio. Prima di criticare bisogna leggere gli
atti".
http://www.agi.it/genova/notizie/200811141247-cro-r012249-art.html
Ma e allora: tutti quelli che hanno testimoniato non erano abbastanza credibili? Quelli che portavano e porteranno per sempre sul proprio corpo i segni indelebili di quel pestaggio bestiale, non sono essi stessi dei fatti, delle prove? Ma non sono prove le testimonianze di alcuni poliziotti presenti?Nemmeno i poliziotti? Nemmeno l’infermiere dell’infermeria del carcere di Bolzaneto? Niente di tutto questo è prova? Ma se non valgono le testimonianze dirette, come mai non sono sufficienti nemmeno i filmati e le foto? Ma di che caspita d’altro avevano bisogno quei giudici???
Qui, per esempio, abbiamo la testimonianza di un poliziotto, riportata dalla Repubblica del 26 luglio 2001: dobbiamo pensare che non serva a nulla? Leggiamo:
Un poliziotto che presta servizio al Reparto Mobile di
Bolzaneto, e di cui Repubblica conosce il nome e il grado ma che non rivela per
ragioni di riservatezza, racconta la "notte cilena" del G8.
"Purtroppo è tutto vero. Anche di più. Ho ancora nel naso l'odore di
quelle ore, quello delle feci degli arrestati ai quali non veniva permesso di
andare in bagno. Ma quella notte è cominciata una settimana prima. Quando qui
da noi a Bolzaneto sono arrivati un centinaio di agenti del Gruppo operativo
mobile della polizia penitenziaria".
E' il primo di uno dei molti retroscena
sconosciuti del drammatico sabato del G8. Il nostro interlocutore ammette che
"nella polizia c'è ancora tanto fascismo, c'è la sottocultura di tanti
giovani facilmente influenzabili, e di quelli di noi che quella sera hanno
applaudito. Ma il macello lo hanno fatto gli altri, quelli del Gom della
penitenziaria".
E il pestaggio sistematico nella scuola? "Quello è roba nostra. C'è chi
dice sia stata una rappresaglia, chi invece che da Roma fosse arrivato un
ordine preciso: fare degli arresti a qualunque costo. L'intervento lo hanno
fatto i colleghi del Reparto Mobile di Roma, i celerini della capitale. E a
dirigerlo c'erano i vertici dello Sco e dirigenti dei Nocs, altro che la
questura di Genova che è stata esautorata. E' stata una follia. Sia per le
vittime, che per la nostra immagine, che per i rischi di una sommossa popolare.
Quella notte in questura c'era chi bestemmiava perché se la notizia fosse
arrivata alle orecchie dei ventimila in partenza alla stazione di Brignole, si
rischiava un'insurrezione".
La trasformazione della caserma di Bolzaneto in un "lager" comincia
lunedì con l'arrivo dei Gom, reparto speciale istituito nel 1997 con a capo un
ex generale del Sisde, e già protagonista di un durissimo intervento di
repressione nel carcere di Opera. Appena arrivati - vestiti con le mimetiche
grigio verde, il giubbotto senza maniche nero multitasche, il cinturone nero
cui è agganciata la fondina con la pistola, alla cintola le manette e il manganello,
e la radiotrasmittente fissata allo spallaccio - prendono possesso della parte
di caserma che già alcune settimane prima del vertice era stata adattata a
carcere, con annessa infermeria, per gli arrestati del G8.
La palestra è stata trasformata nel centro di primo arrivo e di
identificazione. Tutti i manifestanti fermati vengono portati qui, chi ha i
documenti li mostra, a tutti vengono prese le impronte. A fianco alla palestra,
sulla sinistra, accanto al campo da tennis, c'è una palazzina che è stata
appositamente ristrutturata per il vertice ed è stata trasformata nel carcere
vero e proprio. All'ingresso ci sono due stanzoni aperti che fungono da
anticamera. Qui, la notte di sabato, fino a mattina inoltrata di domenica,
staziona il vicecapo della Digos genovese con alcuni poliziotti dell'ufficio e
qualche carabiniere.
"Quello accaduto alla scuola e poi continuato qui a Bolzaneto è stata una
sospensione dei diritti, un vuoto della Costituzione. Ho provato a parlarne con
dei colleghi e loro sai che rispondono: che tanto non dobbiamo avere paura, perché siamo coperti".
Quella notte. "Il cancello si apriva in continuazione - racconta il
poliziotto - dai furgoni scendevano quei ragazzi e giù botte. Li hanno fatti
stare in piedi contro i muri. Una volta all'interno gli sbattevano la testa
contro il muro. A qualcuno hanno pisciato addosso, altri colpi se non cantavano
faccetta nera. Una ragazza vomitava sangue e le kapò dei Gom la stavano a
guardare. Alle ragazze le minacciavano di stuprarle con i manganelli... insomma
è inutile che ti racconto quello che ho già letto".
E voi, gli altri? "Di noi non c'era tanta
gente. Il grosso era ancora a Genova a presidiare la zona rossa. Comunque c'è
stato chi ha approvato, chi invece è intervenuto, come un ispettore che ha
interrotto un pestaggio dicendo "questa non è casa vostra". E c'è
stato chi come me ha fatto forse poco, e adesso ha vergogna". E se non ci
fossero stati i Gom? "Non credo sarebbe accaduto quel macello. Il nostro
comandante è un duro ma uno di quelli all'antica, che hanno il culto dell'onore
e sanno educare gli uomini, noi lo chiamiamo Rommel".
Che fine hanno fatto i poliziotti democratici?
"Siamo ancora molti - risponde il poliziotto - ma oggi abbiamo paura e
vergogna".
http://www.repubblica.it/online/politica/gottododici/pestaggi/pestaggi.html
Bene, c’è da chiedersi: ma questo poliziotto è stato sentito? O in questi anni ha subito qualche “incidente” che lo ha zittito? E non è il solo. C’è anche una guardia carceraria che parla, in un altro articolo di Repubblica di quella stessa giornata:
"Ce li consegnavano pestati, sanguinanti, qualcuno piangeva, altri
urlavano, altri ancora erano impietriti dalla paura e con gli occhi pesti. Un
ragazzo straniero aveva i testicoli rotti dai calci, mi sembrava fosse tedesco,
non ho mai visto tanto dolore sulla faccia di una persona. Ma noi non
c'entriamo nulla: portavamo quei ragazzi in carcere così come ci arrivavano dai
gabbioni della polizia. Due li abbiamo ricoverati in ospedale".
Intende dire che i fermati erano stati ridotti in quelle condizioni dalla
polizia?
"Io non ho visto pestaggi con i
miei occhi ma neppure potevo, visto che stavo sempre chiuso dentro l'ufficio
matricola. Spesso mi affacciavo nel corridoio che portava ai gabbioni della
polizia distanti almeno cinquanta metri dal mio ufficio, sentivo urli e pianti
dal fondo della palestra, ma non potevo vedere".
E c’è anche un infermiere : “Marco Poggi, infermiere penitenziario,
entrò in servizio a Bolzaneto alle 20 di venerdì 20 luglio 2001 e ci rimase
fino alle 15, 15.30 di domenica 22 luglio. «Ho visto picchiare con violenza e
ripetutamente i detenuti presenti con schiaffi, pugni, calci, testate contro il
muro».
«Picchiava la polizia di stato ma soprattutto il "gruppo operativo
mobile" e il "nucleo traduzioni" della polizia penitenziaria. Ho
visto trascinare un detenuto in bagno, da tre o quattro agenti della
"penitenziaria". Gli dicevano: "Devi pisciare, vero?". Una
volta arrivati nell´androne del bagno, ho sentito che lo sottoponevano a un
vero e proprio linciaggio...»…… Alcuni detenuti non capivano come fare le
flessioni di routine previste dalla perquisizione di primo ingresso in carcere.
Meno capivano e più venivano picchiati a pugni e calci dagli agenti della
polizia penitenziaria. Gli ufficiali, i sottufficiali guardavano, ridevano e
non intervenivano. Ho visto il medico, vestito con tuta mimetica, anfibi,
maglietta blu con stampato sopra il distintivo degli agenti della polizia
penitenziaria, togliere un piercing dal naso di una ragazza che era in quel
momento sottoposta a visita medica e intanto le diceva: "Sei una
brigatista?"». «Delle violenze nelle strade di Genova - dice - c´erano le
immagini, le foto, i filmati. Tutto è avvenuto alla luce del sole. A Bolzaneto,
no. Le violenze, le torture si sono consumate dietro le mura di una caserma, in
uno spazio chiuso e protetto, in un ambiente che prometteva impunità. Solo chi
l´ha visto, poteva raccontarlo. Solo chi c´era poteva confermare che il
racconto di quei ragazzi vittime delle violenze era autentico. Io ero tra
quelli. Che dovevo fare, allora? Dopo che sono tornato a casa da Genova, per
giorni me ne sono stato zitto, anche con i miei. Io sono un pavido, dico
sempre. Ma in quei giorni avevo come un dolore al petto, un sapore di amaro
nella bocca quando ascoltavo il bla bla bla dei ministri, le menzogne, la
noncuranza e infine le accuse contro quei ragazzi. Non ho studiato - l´ho detto
- ma la mia famiglia mi ha insegnato il senso della giustizia. Non ho la
fortuna di credere in Dio, ho la fortuna di credere in questa cosa - nella
giustizia - e allora mi sono ripetuto che non potevo fare anch´io scena muta
come stavano facendo tutti gli altri che erano con me, accanto a me e avevano
visto che quel che io avevo visto. Ne ho parlato con i miei e loro mi hanno
detto che dovevo fare ciò che credevo giusto perché mi sarebbero stati sempre
accanto. E l´ho fatta, la cosa giusta. Interrogato dal magistrato, ho detto quel
che avevo visto e non ci ho messo coraggio, come mi dicono ora esagerando. Non
sono matto. Ci ho messo, credo, soltanto l´ossequio per lo stato, il rispetto
per il mio lavoro e per gli agenti della polizia carceraria - e sono la
stragrande maggioranza - che non menano le mani». Così l’infermiere ha fatto la sua denuncia, che è
diventata un libro, e ha sostenuto
l’accusa nei confronti di quelli che aveva visto picchiare, come invasati, dei
poveri ragazzi inermi. L’ha pagata cara: ha perso il lavoro, ha ricevuto
insulti e minacce: l’hanno chiamato “l’infame di Bolzaneto”. LUI! Infame lui e
non quei vigliacchi armati che hanno massacrato dei ragazzi inermi. Ma lui è
sereno e dice solo “È questa la mia
amarezza: vedere i De Gennaro, i Canterini, i Toccafondi al loro posto, spesso
più prestigioso del passato, come se a Genova non fosse accaduto nulla. Io
credo che bisogna espellere dal corpo sano i virus della malattia e ricordarsi
che qualsiasi corpo si può ammalare se non è assistito con attenzione. Quella piccola
minoranza di poliziotti, carabinieri, agenti di polizia penitenziaria, medici
che è si abbandonata alle torture di Bolzaneto è il virus che minaccia il corpo
sano. Sono i loro comportamenti che hanno creato e possono creare, se impuniti,
sfiducia nelle istituzioni, diffidenza per lo Stato. Possono trasformare gli
uomini in divisa - tutti, i moltissimi buoni e i pochissimi cattivi - in nemici
del cittadino.”
I personaggi
Torniamo dunque un attimo alla sentenza e vediamo da vicino chi era imputato e chi è stato assolto e chi condannato. Tutti assolti i vertici della polizia: Francesco Gratteri, ex capo dello SCO ( cioè Servizio Centrale Operativo) ora direttore dell'Anticrimine; Giovanni Luperi, ex vicedirettotre Ucigos, ora all'intelligence( servizi segreti); Gilberto Caldarozzi, ex vicedirettore dello SCO e ora a capo del Servizio centrale operativo della Polizia; Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos genovese. Assolti anche Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi, Massimo Nucera, Maurizio Panzieri, Salvatore Gava. Ed ecco le condanne: 4 anni di cui 3 condonati a Vicenzo Canterini, ex capo Reparto Mobile di Roma; 2 anni a Michelangelo Fournier, ex vice di Canterini; 3 anni a Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emilio Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone. Tre anni anche a Pietro Troiani; due anni e sei mesi a Michele Burgio, che portarono le molotov alla Diaz; un mese a Luigi Fazio.
Accolte, come si vede, solo parzialmente le richieste dei pubblici ministeri Francesco Cardona Albini e Enrico Zucca a carico dei 29 tra agenti e dirigenti della polizia di Stato: i pm avevano chiesto oltre cento anni complessivi di reclusione per i reati di calunnia, falso ideologico, lesioni, arresto illegale e violenza privata, ma abbiamo visto come è andata. E in carcere non ci finirà nessuno, ma quel che è peggio è che nessuno è stato sospeso dal lavoro, ma anzi sono stati tutti promossi e premiati: e questo ha senso solo se questi uomini, questi “servitori dello stato” hanno eseguito quello che gli era stato chiesto.
Finirà che Canterini, condannato a 4 anni, di cui 3
condonati, sarà l'unico a rischiare di scontare la pena, se non ricorrerà in
appello.
Assolti i dirigenti, dicevamo, e condanne solo per gli agenti 'picchiatori',
come se costoro avessero agito di testa loro, alla faccia dei superiori. Una
assurdità se si pensa a come sono organizzate
le forze di polizia. Canterini non poteva prendere decisioni senza che
lo sapesse il suo diretto superiore Valerio Donnini, detto “il paraguaiano”,
che, guarda caso, insieme al suo vice Augusto Biagioli, si trovava a Genova in
quei giorni cruciali. Di più: il Donnini aveva fatto venire da Los Angeles i
manganelli tonfa, micidiali armi antisommossa e anche degli istruttori che
addestrassero i suoi uomini. Tutto questo proprio in previsione del G8. E poi,
arriva a Genova con tutte queste armi nuove, i suoi uomini addestrati e si distrae?
Lascia a Canterini la gestione del massacro? Beh, è un po’ dura da mandar giù.
Soprattutto per Canterini, che infatti reagisce con stupore e indignazione all’annuncio
della condanna ( da Repubblica del 13 settembre):
Vincenzo Canterini, dirigente del
reparto mobile di Roma, buonasera. Come commenta la sentenza?«Non so
niente, ancora non mi ha chiamato l'avvocato...». È stato condannato...
«(silenzio)... condannato io?». Sì, lei e i suoi uomini. «Ma è
sicuro?» Certo. Lei, il suo vice Fournier e i capi squadra del suo
settimo nucleo. La sentenza parla di 4 anni.
«(ancora silenzio). Non ho parole, giuro non ho parole. E gli altri? Gratteri,
Luperi, Caldarozzi? Tutti assolti. «Come assolti? Loro sì e io
no? E tutto quel can can sulle molotov? Incredibile, assurdo, vergognoso. Se la
sono presi con gli ultimi. Pazzesco, pazzesco...». Non se l'aspettava?
«Macché, nel processo col tempo era finalmente emersa la verità. Cronometro
alla mano, è stato dimostrato che il Settimo è entrato per ultimo. A cose
fatte. Proprio Fournier si tolse il casco e iniziò a gridare “basta basta”. E
adesso condannano me e i miei ragazzi per cose che non abbiamo commesso.
Vergogna, vergogna, vergogna. Quattro anni, e per fortuna che dai video si vede
che io resto nel piazzale della scuola ed entro solo dopo. La pena più alta per
me, complimenti. È uno scandalo».Colpita la coda non la testa della
polizia... «È veramente incredibile. Adesso la Diaz è solo colpa
nostra. Perché, abbiamo deciso noi di entrare? Se non fossi un uomo dello Stato
direi cose imbarazzanti. Non ci potevano assolvere tutti evidentemente e hanno
dato un contentino. E adesso, mi scusi, la saluto. Chiamo l'avvocato e i miei
uomini. Non ci posso credere...».
Beh, sembra strano che Canterini ancora si meravigli di quello che accade in questo paese! Dopo tutto nessuno di loro ha subito punizioni per i fatti di Genova. Anzi: gli uomini del capo della polizia Gianni De Gennaro non solo passarono indenni attraverso le fittizie inchieste interne del Viminale, ma ottennero quasi tutti promozioni. Lui per primo, da capo della polizia è diventato prima Capo di Gabinetto del ministro Amato all’Interno e poi supercommissario per le immondizie a Napoli. Gilberto Caldarozzi, da numero due dello SCO, il servizio centrale operativo, prima ne ha assunto la direzione e poi è diventato dirigente superiore "per meriti straordinari" per aver partecipato alla cattura del boss Bernardo Provenzano. Francesco Gratteri da direttore dello SCO è diventato prima questore di Bari ed ora è responsabile della Direzione anticrimine centrale, il Dac. Giovanni Luperi da vice direttore dell'Ucigos è passato al Dipartimento analisi del nuovo servizio segreto civile. Spartaco Mortola da capo della Digos di Genova diventa vice questore vicario a Torino. Filippo Ferri, capo della squadra mobile di La Spezia è passato a quella di Firenze. Vincenzo Canterini, comandante del VII Nucleo sperimentale antisommossa del primo Reparto Mobile di Roma è diventato prima questore e ora presta servizio a Bucarest, in Romania, in un organismo internazionale: il Secu (South East Cooperation and Investigation). Fabio Ciccimarra da vice questore aggiunto è diventato capo della squadra mobile di Cosenza. In aula, oltre ai magistrati degli altri processi del G8 e al sindaco di Genova Marta Vincenzi, c'era solo un imputato: si tratta il capo della Squadra Mobile di Parma Fabbrocini, per il quale i Pubblici Ministeri hanno chiesto l'assoluzione.
Ma tutti questi responsabili momentaneamente irresponsabili ( e per questo secondo noi maggiormente perseguibili, per inettitudine), come si sono difesi dalle accuse, cosa hanno detto nelle sedute lunghissime della commissione d’inchiesta? Non hanno detto niente. Non è successo niente e se qualche agente ha perso la pazienza la colpa non era sua ma della violenza di quei ragazzi, di quei delinquenti di no global. Infatti, come no. Entrano 200 agenti armati fino ai denti e picchiano come degli assatanati dei poveracci che stavano dormendo e sono loro le vittime? Miracoli che accadono solo in questo paese!
Basta andare a
leggersi quelle audizioni, per rendersi conto della protervia, dell’arroganza e
della sicumera di questi personaggi, sicuri della propria impunità. Gratteri
che dice sprezzante in Parlamento “Le perquisizioni non si fanno con i guanti”
o che dice “Per le accuse le deduzioni non bastano" e prosegue “E'
pacifica la differenza tra l'ipotesi di un fatto e la prova dello stesso.
Invero, l'ipotesi non consente una corretta deduzione, diversamente dalla prova
(è pacifico il principio secondo cui dal fatto noto si risalga al fatto
ignoto)". Ed evidentemente il riconoscimento fatto in aula della tedesca
Teresa Treiber non è una prova «Nella palestra, dopo il massacro, era lui
che comandava, in borghese. Ci diceva di tenere gli occhi bassi ….Nella palestra, tra le persone ferite che
giacevano nel proprio sangue, c’era questo poliziotto alto, con la barba, il
casco e il manganello ma con un vestito elegante scuro: andava su e giù davanti
a noi e comandava. Ho avuto la sensazione che fosse uno dei capi». Non
sbaglia Teresa Treiber, teste tedesca: quell’uomo è Francesco Gratteri,
fedelissimo del capo della polizia Gianni De Gennaro - entrambi nati a Reggio
Calabria, entrambi provenienti dalle squadre mobili e dall’antimafia -
all’epoca del G8 dirigente superiore e capo dello sco, poi capo
dell’antiterrorimo e oggi questore a Bari, peraltro graditissimo a Nichi
Vendola e a Rifondazione. E’ l’imputato più alto in grado tra i 28 tra
dirigenti, funzionari e agenti di polizia alla sbarra a vario titolo. No, non
basta quello che può dire Teresa.. Sembra che niente basti a incriminare i
responsabili. Di tutte le testimonianze della gente picchiata a sangue non c’è
traccia nella sentenza. E’ passato troppo tempo? La gente ha dimenticato? Beh,
è un po’ difficile da credere, soprattutto se ti hanno rotto 8 costole, diversi
denti, provocato un pneumotorace, lo spappolamento della milza e un trauma
cranico, come a un giornalista inglese, Mark Covell di 33 anni, che allora
raccontava, alla domanda “cos’è successo?”: "E' successo che sono diventato un
'human football', un pallone umano - risponde -. Ero in mezzo alla strada,
proprio davanti al cancello della scuola Diaz, quando sono arrivate le
camionette. E ci sono rimasto intrappolato mentre i carabinieri chiudevano i
due lati della via. Quando ho visto un gruppo venirmi addosso, ho mostrato la
tessera da giornalista (è l'inviato di Indimedia uk., un network on line di
informazione alternativa con diverse edizioni, compresa quella italiana, tra i
più seguiti, ndr). Mi hanno colpito subito con i manganelli. Poi uno con lo
scudo mi ha schiacciato contro il muro e l'altro mi ha riempito di botte ai
fianchi".E' solo l'inizio del racconto che ieri pomeriggio Covell ha
ripetuto in diretta ai microfoni della Bbc. "Mi dicevano in inglese -
continua - 'you are blackblock, we kill blackblock' (tu sei un black e noi ti
uccidiamo). A quel punto sono caduto mezzo svenuto e ho visto che il furgone
stava sfondando il cancello della scuola. Ero a terra e loro continuavano a
prendermi a calci. Correvano da una parte e mi mollavano un calcio. E' lì che
sono diventato un pallone"….."Pensavo che sarei morto e così ho fatto
finta di esserlo - prosegue il giornalista -. Un carabiniere è venuto a
sentirmi la vena del collo e poi altri due mi hanno trascinato dentro la
scuola, con gli altri. Menavano ancora. Mi ha salvato un medico o un
infermiere, tra i primi arrivati che ha detto basta, basta e allora tutto è
finito. Devo ringraziare quel dottore, anzi lui e altri due del pronto soccorso".
Perché? "Perché ricordo - dice Mark Covell - che ero lì sulla barella e la
polizia voleva portarmi all'infermeria militare (alla caserma di Bolzaneto,
ndr). Ma due dottori si sono opposti, uno in particolare, Paolo, e lo ringrazio
davvero, forse sarei morto".
Dopo? "Dopo niente - risponde il reporter britannico -. Sono svenuto,
credo, e mi sono svegliato il mattino. E sono stati altri tre giorni duri.
Stavo male e non mi facevano vedere nessuno…”.
E’ sempre a questo giornalista - diventato detective per scoprire la verità, visto che non lo faceva nessuno – che dobbiamo tutte le prove sulle molotov portate dentro la scuola Diaz dalla polizia. Attraverso i filmati e le foto è riuscito anche a dare un volto e un nome ai poliziotti implicati. E ha affidato tutte queste prove al tribunale. Il che si è tradotto in tre e due anni di carcere comminati rispettivamente A Pietro Troiani e Michele Burgio, colpevoli di aver portato all'interno dell'edificio due bottiglie molotov, attribuendole ai manifestanti che dormivano all'interno. Ma ci sono i tre anni dell’indulto, inoltre il 21 gennaio cade tutto in prescrizione. Dunque i macellai della Diaz saranno tutti graziati. L’inglese è rimasto in aula ad ascoltare la sentenza, sconvolto, incredulo. Lui vive in un paese civile e dunque non poteva neppure immaginare cosa succede qui, nel regno dell’ignobile, nella bengodi dei delinquenti. Dice emozionato: «Mi dispiace per l´Italia, adesso vivete in una dittatura». Già.
La PoliticaMa come ha reagito la politica a tutto questo? Beh, da subito l’allora guardasigilli Castelli negò che fosse successo nulla. Secondo le dichiarazioni fatte ai legali degli arrestati, nella caserma di Bolzaneto sarebbero avvenuti violenti pestaggi da parte degli agenti che scandivano slogan inneggianti al dittatore cileno Pinochet. La cosa fu negata da Castelli, che disse: "Io a Bolzaneto c'ero e finché mi sono trattenuto lì non ho visto nessuna violenza, ho visto una situazione totalmente diversa da quella descritta sui quotidiani di oggi". Lo stesso Guardasigilli informò la stampa di aver dato incarico alla magistratura di indagare su Bolzaneto ed anzi si offrì di essere ascoltato come testimone". "Avevamo messo a punto – spiegò ai giornalisti - un piano per le traduzioni degli arrestati, che ha funzionato come un orologio: gli uomini del Dap prendevano in consegna gli arrestati e dopo gli adempimenti del caso a Bolzaneto questi venivano trasferiti immediatamente nelle carceri di destinazione". E bravo Castelli. E lui di carceri se ne intendeva, infatti a lui si deve la creazione della società Dike Aedifica spa, che doveva dismettere le vecchie carceri, soprattutto quelle costruite in posti ameni e solitari e farne hotel a 5 stelle e nel frattempo costruirne delle nuove: un giro di miliardi di euro.
E Fini? Beh lui era a Genova, era lì e questo è emerso dalle Audizioni della Commissione d’inchiesta, e dunque oggi non può che essere lieto di questa conclusione, che solleva lui e tutti gli altri da ogni possibile responsabilità. Gli fanno ora coro Casini e Gasparri, felici e contenti che i vertici della polizia siano stati assolti, perché in quelle alte cariche ci stanno solo galantuomini.
Nessuno mette in dubbio che lo siano, nessuno dice che mentano quando dicono che non è successo niente o che non ne sapevano niente, ma è altrettanto indubitabile che siano del tutto inadeguati alla carica che ricoprono.
Quello che nessuna sentenzia assolutoria, infatti, prende in considerazione è che queste persone: capi della polizia, ministri, prefetti, capi di corpi speciali e via elencando, se non erano responsabili di quello che facevano i loro sottoposti, non erano all’altezza di occupare quei posti e andavano rimossi. Se non sapevano niente di ciò che accadeva sotto il loro naso, erano degli incapaci da sostituire subito con gente più sveglia e capace e soprattutto responsabile; se i loro sottoposti osavano prendere iniziative senza consultarli, significa che erano incapaci di farsi rispettare e obbedire e dunque erano non solo inadeguati a ricoprire cariche di responsabilità, ma addirittura pericolosi per la democrazia. In ogni caso e in ogni modo loro erano responsabili moralmente di quanto era accaduto.
Ed è penoso rendersi conto della figura miserabile che ha fatto tutta una classe dirigente, intenta a fuggire dalle proprie responsabilità, davanti al mondo, che la vede in tutta la cruda nudità della sua pochezza.
Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati(Bertold Brecht)
E così, dopo tutto, alla fine non hanno vinto loro. No. E non solo perché, come nella canzone di DeAndrè "Anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti", ma perché abbiamo anche noi un grande potere e un’arma temibile, più potente dei loro manganelli e delle loro pistole: il sapere di aver ragione e la memoria. Noi non dobbiamo dimenticare mai, né quello che accadde a Genova, né i nomi dei responsabili. Noi li dobbiamo ricordare quei nomi, perché l’oblio non scenda mai su di loro, perché l’ombra della dimenticanza non possa farli nascondere. Noi dobbiamo farli ricordare ai distratti, agli immemori, ai rassegnati, noi dobbiamo urlarli nelle nostre manifestazioni, finchè ci sarà un legame indissolubile che legherà i loro nomi a quel macello, a quella vergogna. E anche loro non potranno dimenticare mai quello che è successo, mai, finchè sarà parte della loro giornata, della loro vita, del loro respiro, come un peso, come una macchia, come un’onta. Per sempre. E oltre la loro vita terrena.
Barbara Fois
Approfondimenti:
http://www.articolo21.info/7668/notizia/genova-2001-al-g8-prova-generale-di-una.html
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200811articoli/38187girata.asp
http://www.piazzacarlogiuliani.org/pillolarossa/modules.php?name=Content&pa=list_pages_categories&cid=8 TUTTE LE AUDIZIONI della commissione di inchiesta
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/g8-genova-2/bolzaneto/bolzaneto.html
http://www.repubblica.it/online/politica/gottotredici/polizia/polizia.html
http://www.repubblica.it/online/politica/gottotredici/sentiti/sentiti.html
http://www.repubblica.it/online/politica/gottotredici/inglese/inglese.html
http://www.repubblica.it/online/politica/gottotredici/procura/procura.html
http://www.repubblica.it/dossier/genova/index.html Dossier completo sui fatti di Genova
http://www.yema.biz/site/schede_editi/scheda_bolzaneto.htm
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/g8-genova-2/infame-bolzaneto/infame-bolzaneto.html
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/g8-genova-2/condanne-noglobal/condanne-noglobal.html?ref=search sentenza 14 dicembre 2007
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/g8-genova-3/sentenza-bolzaneto/sentenza-bolzaneto.html?ref=search sentenza luglio 2008
ttp://www.agi.it/genova/notizie/200811141247-cro-r012249-art.html intervista al giudice Barone
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=305910
http://www.globalproject.info/art-7836.html
http://www.supportolegale.org/?q=taxonomy/term/3 gli atti dei vari processi
http://www.supportolegale.org/?q=node/945 Placanica
http://www.indicius.it/torpore/alessandro_perugini.htm su Perugini


















