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Libertà non è licenza

Perquisizioni al Giornale: si cercano i dossier sulla Marcegaglia, velatamente minacciati in una intercettazione telefonica. E mentre si grida all’attentato alla libertà di informazione, il Giornale domani pubblica i dossier... Dunque, che fare quando la libertà è scambiata per licenza di linciaggio?

Tutto è partito da una telefonata intercettata fra Nicola Porro, vicedirettore del Giornale e Rinaldo Arpisella, il capo ufficio stampa di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Leggiamo insieme la trascrizione della telefonata, che abbiamo ascoltato sia su “Il Fatto quotidiano” online, che ( a pezzi) in trasmissioni TV e poi analizziamola insieme.

Porro: “Pronto?”

Arpisella: “Nicola scusami mi senti ora?”.
Porro: “Sì, benissimo... Spostàti i segugi da Montecarlo a Mantova”.
Arpisella: (ride) “Vale a dire?”.
Porro: “Adesso ci divertiamo: per 20 giorni romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo”.
Arpisella: “Perché?”
Porro: “Perché secondo me non vuole avere... le facciamo un favore... così, come dicevi tu, non sembra berlusconiana”.
 A: “Ma no dài, cioè che cos’ è che è successo? dài spiegami...».
 P: «Niente...Hai letto oggi il pezzo di Sallusti?».
A: “ sì...”

P: “ Dài, ti chiamo dopo, quando...”

A: “No, dài, ma è vero o una battuta, una boutade?”.
P: “Eh, un po’ è vero, un po’ è vero...”.
A: “Ma perché?”
P: “Perché è una stronza, perché non ci ha mai filato, perché non ha mai fatto un rapporto con noi, perchè quel cretino del suo capo ufficio stampa non mi saluta neanche quando mi vede in giro...

A: “ma figurati...”

P: “Sì, sì..io l’ho mandato affanculo...fattelo raccontare da tutti quanti..”

A: “ ma va’. Dài...”

P: “ Sì, sì... l’ho mandato affanculo. Gli ho detto: la prossima volta che non mi saluti...ti do un cazzotto. E’ un cretino. Un cretino, veramente un cretino. Quindi se è questo che avete seminato nei confronti del Giornale...”

A: “Io non ti ho mai salutato??”.
P: “Ma no, non tu Rinaldo, quel deficiente... Iezzi…come si chiama...”.
A: “Iotti? Ma lui mica segue Emma, è il capo ufficio stampa di Confindustria”.
P: “.. ci sentiamo dopo... quando il giornale chiama ci date il direttore generale, ma il coso... le solite cose, dài, le solite cose.... Avete fatto ‘sta scelta di Riotta al Sole, che qui la considerano, capito, come il giornale peggiore del mondo... ‘na roba..».
 A: “No, guarda che quella è stata concordata... c’è stato il benestare di Berlusconi e di Letta su quella di Riotta.... Forse tu non lo sai, ma è così...”.
 P: “No, no, so tutto quanto, esattamente, perché questa roba noi la facciamo bene...”.


Come faccia adesso Porro a dire che stava scherzando, davvero non si sa. Bello scherzo! Tanto era uno scherzo che Arpisella si è precipitato dalla Marcegaglia per informarla che stava partendo una campagna contro di lei e la presidente di Confindustria non ha perso tempo e ha telefonato direttamente a Confalonieri. Non a Feltri o a Sallusti o a Porro: a Confalonieri. Saltando tutti quanti e dimostrando così in che considerazione li tiene. E infatti è proprio quello che imbestialisce quelli del Giornale: l’essere snobbati “...quando il Giornale chiama ci date il direttore generale, ma il coso... le solite cose, dài, le solite cose.... Avete fatto ‘sta scelta di Riotta al Sole, che qui la considerano, capito, come il giornale peggiore del mondo... ‘na roba..” questo ha detto Porro. E non aveva per niente una voce scherzosa! Cosa sta dicendo, in sintesi? Voi “vi passate” quando chiamiamo, ci disprezzate, il capoufficio stampa nemmeno saluta, non avete voluto creare nessun rapporto con noi e allora vi puniamo. Come abbiamo bastonato Fini, sguinzagliando la muta dei segugi a Montecarlo, adesso andiamo a Mantova e bastoniamo lei, quella stronza che se la tira tanto.

Ce lo sognamo? No, basta ascoltare la telefonata: a dirlo è proprio Porro, che definisce la Marcegaglia una stronza e un cretino il capufficio stampa di Confindustria, che non si degna nemmeno di salutarlo. Siamo davanti a una ripicca, un dispettuccio, uno sfregio? E perché no? Quelli del Giornale hanno dimostrato di saper fare ben altro: Boffo docet. Ma c’è molto di più e molto peggio, dietro. Perché non c’è solo la sgarberia della Marcegaglia a un giornale di dubbia reputazione, c’è un attacco frontale della presidente di Confindustria al presidente del consiglio, in una sede pubblica. Un attacco duro e che arriva in un momento di particolare debolezza del cavaliere. E l’uomo è rancoroso e non ha remore etiche.

Ed infatti, come dicevamo, non ha preso la cosa come uno scherzo, sia pure di cattivo gusto, nemmeno la stessa Marcegaglia, che, sentita da Woodcock e Piscitelli il 5 ottobre, ha dichiarato: «Ho sicuramente percepito l'avvertimento come un rischio reale e concreto per la mia persona e per la mia immagine, tanto reale e concreto che effettivamente ci mettemmo, anzi mi misi personalmente, in contatto con Confalonieri». E specifica: «Non mi era mai capitato che un quotidiano ovvero qualsivoglia altro giornale tentasse di coartare la mia volontà». E questo sfidiamo chiunque a interpretarlo come reazione a uno scherzo.

Ed infatti non lo era, tanto è vero che adesso, giusto per smentirsi da soli, quelli del Giornale minacciano di pubblicarli i dossier che la polizia non ha trovato e di farlo domani sul loro quotidiano. Non li avevamo, hanno detto, ma visto che li avete evocati noi li abbiamo messi su in queste ore, a sfregio, per punizione.

Eh sì, il sistema Boffo ha fatto scuola e dato i suoi frutti.

La cosa, nella sua bassezza, ha degli aspetti perfino esilaranti: eh sì, perché proprio loro così anticomunisti, applicano ( sia pure a loro modo) un insegnamento di Mao Tze Tung: “Colpirne uno per educarne cento”. Solo che questa massima è stata rivisitata ed è diventata – adeguandosi all’etica e alla cultura di chi la mette in pratica -: sputtaniamone uno per terrorizzare e ricattare altri cento. E qui si smette di sorridere. Perché non c’è proprio niente di comico in questo.

La reazione della Marcegaglia ha attivato un procedimento legale contro il Giornale, che è stato oggetto di una perquisizione. Il che ha sollevato nel quotidiano un grottesco starnazzare da pollaio: tutti a gridare all’attentato alla libertà di stampa... ma scherziamo? La libertà di informazione è una cosa, usare questa scusa per distruggere impunemente la reputazione degli altri è un’altra. Il Giornale e Libero stanno giocando sporco, usano i loro quotidiani come armi improprie, arrivando anche a falsificare i dossier, come nel caso Boffo. E probabilmente anche nel caso Fini ci sono molte forzature: tutta la storia delle lettere da santa Lucia è davvero assurda e non si regge in piedi! E che dovrebbero fare tutti: lasciarsi massacrare in nome della loro libertà di abusare della professione giornalistica? Allora anche Fabrizio Corona potrebbe appellarsi alla libertà di informazione! Del resto questo è il paese dove tutti vogliono frodare, malversare, corrompere e lucrare, ma poi vogliono l’impunità. La stessa immunità parlamentare, pensata dai Padri Costituenti che uscivano da un ventennio di dittatura illiberale, per salvare i deputati e i senatori dal reato di opinione, oggi vorrebbero estenderla anche agli insulti comuni e a qualsiasi infrazione alle regole e alle leggi. Insomma alla marchese del Grillo “perché io so’ io e voi nun siete un c....”

Ma torniamo a quella intercettazione telefonica, perché leggendo bene la sua trascrizione veniamo a sapere molte altre cose: che per esempio è stato scelto dalla Confindustria un giornale e un giornalista di riferimento: Gianni Riotta e Il Sole 24ore, con il permesso e la benedizione di Berlusconi e Letta. E’ una informazione dura da ingoiare. Ma la cosa sembrerebbe non sia piaciuta nemmeno a quelli del Giornale, che avrebbero montato la trappola alla Marcegaglia. Almeno così la si vuol far passare: per una sbruffonata, per una goliardata, una alzata d’ingegno di cui il cavaliere non sa nulla. Del resto fu lo stesso Berlusconi a dire che c’era vicino a lui della gente che credendo di fargli un favore, lo stava inguaiando di più. Non aveva fatto nomi, ma subito Feltri disse che se Berlusconi la pensava così, lui si sarebbe fatto da parte. E infatti adesso il direttore è Sallusti, mentre lui è diventato il direttore editoriale. “ Un normale avvicendamento” è stato detto, ammiccando... come no...chi ha dimestichezza col lavoro nei quotidiani sa benissimo chi sia il direttore editoriale: è quello più di tutti vicino alla proprietà, il tramite insomma fra il padrone e il direttore. Così hanno salvato capra e cavoli, con una finta punizione che invece è una promozione. Il che la dice lunga sul continuo gioco delle tre carte del cavaliere, che fa sempre finta di non sapere ciò che fa la sua mano sinistra...

Fatti loro. Quello che succede dentro il Giornale non ci riguarda e non ci interessa affatto. Ma ci importa molto invece vedere in che marciume viviamo, testimoni disarmati di questo gioco delle parti così degradato e nauseante, ormai oltre il tollerabile.

Ancora una volta non possiamo che dire: basta con questa gente e con questo governo.

E sono sempre di più a dirlo: il malcontento cresce nel paese e i cittadini stanno tornando a protestare in piazza in ogni settore: oggi sono scesi contro i tagli alla scuola. E cosa risponde il governo? La ministra Gelmini dice che gli slogan sono vecchi e che si lamenta solo la sinistra. Questo solo dice questa signora che si rifiuta di parlare coi precari e con i sindacati della scuola. Certo, è comprensibile: come potrebbe giustificare tutti i tagli e i danni che ha fatto alla scuola pubblica? Quando se ne andrà, perché se ne andrà prima o poi, sarà immediatamente dimenticata. Cancellata dalla nostra memoria come si fa con una mosca molesta, che pure ci ha tormentato per un po’. Non la si ricorderà nemmeno per i danni che ha fatto, lei in un posto così più grande delle sue modestissime capacità e inadeguate conoscenze. Anche della lingua italiana.

Questo governo di ignoranti fa continui tagli alla cultura e non solo nella scuola, tanto che perfino Bondi (!) ha il coraggio di lamentarsi, subito rimbeccato da Tremonti, che dice: Per alleviare le umane sofferenze dell’amico Sandro vorrei rammentargli che in tutta Europa c’è la crisi [… ] non è che la gente mangia cultura”.

Siamo quasi certi che non è una sua particolare e mal digerita rivisitazione della frase di Orazio “carmina non dant panem”, perché dubitiamo che la conosca, o comunque che sia in grado di capire il suo messaggio. La poesia, la cultura, non rende soldi, perché quello non è il suo scopo. La sua ricchezza non si mette nei caveau delle banche, ma dentro la nostra mente e nel nostro cuore. E’ sempre la solita storia: l’abbiamo detto mille volte che questa gente confonde il prezzo delle cose con il loro valore.

Ma a parte questo, un ministro italiano che dice questa sciocchezza è proprio da cacciar via! Perché il patrimonio di questo paese sta proprio nella sua infinita cultura archeologica, artistica e letteraria. Noi non abbiamo materie prime, o grandi industrie. Noi abbiamo una cultura millenaria. Per questo vengono qui i turisti: non per vedere Tremonti e Berlusconi, ma per vedere i nostri monumenti, per godere della nostra arte, della nostra musica e dunque della cultura del nostro paese. Ma tutto questo vuol dire anche soldi, perché il turismo culturale porta soldi e li porta tutto l’anno, non solo d’estate!Quindi tagliare risorse in un settore che potrebbe portarci denaro è proprio da stupidi e da incompetenti. Il che non è certo una sorpresa, in questo governo.

Insomma: facciamola questa legge elettorale e poi andiamo alle urne. E cacciamoli via: che tornino da dove sono venuti. Diamo al nostro paese un’altra chance. Crediamoci ancora un’ultima volta nell’intelligenza sveglia degli italiani. E che Dio ce la mandi buona.

Barbara Fois


Audio telefonata


http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2010/10/8/MARCEGAGLIA-MINACCIATA-Audio-Il-Fatto-Quotidiano-L-intercettazione-della-telefonata-tra-Nicola-Porro-e-Rinaldo-Arpisella/3/118233/

Azioni sul documento

perchè?

Inviato da marcellona il 10/10/2010 00:32
quello che non si capisce è il perchè della telefonata.perchè informare la marcegaglia che le faranno un mazzo così.non ha senso.a meno che si volesse spaventarla e così tenerla sulla corda, ricattandola.come faceva corona che telefonava alle vittime delle foto dicendo impocritamente che prima di venderle ai giornali preferiva venderle agli interessati.ricatti. in realtà in mano non ci avevano niente.

perchè?

Inviato da bfois il 10/10/2010 15:19
E' ben per questo che la magistratura ha fatto la perquisizione, credo!Ho trovato il tono di voce tutt'altro che scherzoso: c'è una violenza minacciosa in quelle parole, un senso di onnipotenza pericoloso, una voglia di schiacciare il prossimo, se appena ti irrita, se non è acquiescente,davvero spaventoso. E' l'incarnazione del peggiore neosquadrismo, cresciuto all'ombra della lega e della destra peggiore, che impera ormai nel nostro paese.

Basso Impero.

Inviato da palinuro il 10/10/2010 21:09
Infatti la trascrizione della telefonata non è sufficiente: si perde l’analogico, cioè il tono delle voci, l’enfasi degli accenti, lo sprezzo del turpiloquio, la volgarità, la violenza, la determinazione della sopraffazione. Cosa c’entra lo squadrismo con la libertà di stampa?

Ne emerge una storia da Basso Impero. E – come in tutti gli imperi – è l’imperatore che ha l’ultima parola nella successione (figuriamoci! ce l’ha pure nella nomina del direttore del Sole-24ore nelle persone di pennivendoli la cui funzione consiste solo nel non disturbare le laudi dei famigli e dei corifei).

Io non mi faccio illusioni, non vedo facili soluzioni al problema. Il fatto è che manca un’intera classe dirigente formata da uomini autonomi, colti, ricchi non di quattrini ma di pensiero e di valori. E d’altra parte io non mi auguro neppure lontanamente che emerga un “altro” imperatore, un altro tribuno, un altro Masaniello. Noto invece che nell’agar agar delle piastre Petri della politica (ma che c’entra la Politica?) la qualità delle colture disponibili è solo quella che vediamo quotidianamente emergere dal vuoto torricelliano del materiale disponibile.

Col garbo che le è proprio la Prof. Fois mi ha già suggerito - e pour cause – di considerare che in termini storici tutto è destinato a cambiare. Ha ragione: il mio limite o, se vogliamo, la mia formazione e il mio egoismo mi dicono di concentrarmi sul breve e medio termine e mi ricordano che nel lungo termine “siamo tutti morti” (J.M.Keynes, A Tract on Monetary Reform, 1923).

Ma se, da un lato, rimane sempre il timore di cedere allo sconforto per i destini del nostro futuro prossimo, è però sempre vivo il patrimonio etico e culturale di tanta gente della nostra generazione nonché la (ahimé) sopita consapevolezza – o fosse ignoranza? - che ciò che una volta spingeva uomini e donne alla rivolta non erano sogni di future generazioni liberate ma piuttosto ricordi di padri oppressi.

Comunque sia questo fa ben sperare perché, come l’accelerazione è la derivata della velocità rispetto al tempo, così – rispetto al tempo – la ribellione, la rivolta civilmente espressa è la derivata di una presa di coscienza che, per quanto lenta, non potrà non giungere a maturazione. Speriamo più prima che dopo.

basso impero

Inviato da bfois il 11/10/2010 17:39
Una sua frase mi ha colpito: "ciò che una volta spingeva uomini e donne alla rivolta non erano sogni di future generazioni liberate ma piuttosto ricordi di padri oppressi". Accidenti, è vero. Non lo avevo mai guardato in questo modo. Eh sì, ha pesato davvero molto nella nostra rivolta del ’68 ciò che era successo ai nostri genitori. Ci avevano trasmesso l’odio per il fascismo e la voglia di libertà e di una società giusta e democratica. Ma noi siamo andati oltre: noi volevamo cambiare il mondo, non solo il nostro futuro. Oh sì, lo ricordo bene! E’ vero che avevamo preso in mano il testimone passatoci dai nostri genitori, ma ora noi correvamo tenendolo in alto come una fiaccola e lo avevamo trasformato in un’altra cosa. Non era mai successo prima che i giovani di tutto il mondo si sentissero fratelli, solo perché avevano la stessa età e la stessa voglia di cambiare il mondo.
E intanto facevamo delle straordinarie esperienze, noi donne soprattutto. Scoprivamo la solidarietà fra di noi e inauguravamo un sentimento nuovo e fortissimo: la competitività coi maschi. Già, non più fra noi per avere loro, ma contro di loro per avere noi stesse. Epoca irripetibile, di idealità altissime e di grandi sperimentazioni.
 Ed è vero che non pensavamo alle generazioni future, ma nemmeno ai nostri padri: pensavamo a noi e a quello che volevamo e che volevamo subito. E abbiamo ottenuto tanto: il divorzio, l’aborto, la libertà di essere noi stessi, di parlare e di esprimere il nostro parere... una scuola non più di classe, la parità per le donne, per i neri d’America, l’attenzione e il rispetto per ogni diversità... quanti traguardi! Ora tendiamo a dimenticarcene, ma se guardiamo indietro non possiamo che meravigliarci di quanti passi abbiamo fatto in pochi anni. Basta pensare che fino al 1968 le donne adultere finivano in carcere! Che i neri in America sedevano perfino in posti diversi da quelli dei bianchi negli autobus, che non potevano entrare nei locali per i bianchi e nemmeno potevano votare! E adesso il presidente USA è un nero: chi poteva mai immaginarlo, allora?
Saremmo oggi ingiusti verso noi stessi a dimenticarlo...ma poi cosa ci è successo? Perchè ci siamo distratti? Come mai siamo scesi in questo limbo oscuro e incerto? Quando è cominciata la discesa agli inferi? E perché questi giovani sono così indifferenti, o così rassegnati? Dove abbiamo sbagliato? Ah, saperlo, saperlo....
ps. mi sono accorta di essere andata per fratte, ma l'argomento era troppo stimolante...

Basso Impero

Inviato da palinuro il 12/10/2010 00:01
Cosa ci è successo? Diceva l’Algernon di Oscar Wilde nell’Importanza di chiamarsi Ernesto, che la verità è raramente pura e mai semplice.

Per quanto mi riguarda io privilegio quello spicchio della torta della verità che da tantissimi anni ormai mi rigira nella testa: ci è successo che siamo stati traditi da coloro che avrebbero dovuto raccogliere la domanda sociale chiara. motivata, radicata in forme nuove di organizzazione politica e di aggregazione sociale, soprattutto giovanile ma non solo, in modi nuovi d’intendere i processi di acculturazione e di presa di coscienza collettiva.

Un’intera generazione di giovani piccolo-borghesi burocrati di partito sentì il richiamo dei capi, ansiosi di “andare al governo” (ma non si parlava ancora, fino a poco prima, di “prendere il potere”?) in un embrassons-nous compromissorio e solidaristico (compromesso storico e solidarietà nazionale...) con chi rappresentava e difendeva altri interessi di classe. Sarà soltanto un caso che dei giovani d’allora siano sopravvissuti solo i D’Alema, i Veltroni, gli Adornato? E che le belle teste pensanti, i Natoli, i Pintor, i Rossanda, i Magri, siano stati cacciati ed esautorati?

L’immane vergogna del dopo ’68 risiede proprio in questo sperpero di ricchezza sociale, in questa distruzione d’energia e d’intelligenza politica ed etica, in questa volontà – del tutto esplicita nell’implicito – di sospingere tutta questa ricchezza nelle categorie storiche della cancellazione della memoria e del parassitismo delle nuove rendite di posizione.

Ecco, la rimozione della memoria e la sostituzione di valori d’uso con valori di scambio, in un sistema perverso in cui tutto ha un prezzo e nulla ha valore: è quello che la nostra sedicente sinistra ha accettato per essere ammessa nei salotti buoni della più becera società borghese d’Europa. La vera grande borghesia europea ha prodotto personaggi notevoli, che potranno piacere o no – non è questo il punto – ma di cui è solo onesto riconoscere il livello e la carica, la tensione programmatica e perfino etica. Da noi – con l’esclusione di quello stupendo personaggio che fu Adriano Olivetti, non a caso malvisto e ostracizzato – troviamo il vuoto, cioè gli Agnelli (grandi profittatori sotto ogni regime – consiglio la lettura dei verbali di CdA degli anni 1915-1930 estratti e curati da Valerio Castronovo), i De Biase (Edison), i Faina (Montecatini), giù giù fino ai Berlusconi, ai Tanzi, ai Ligresti, ai Tronchetti Provera.

Basso impero

Inviato da palinuro il 12/10/2010 09:32
Parlando della "più becera società borghese europea", intendevo (e mi scuso per l'errata definizione) del "più becero potere economico-finanziario della inesistente borghesia italiana". E ad Adriano Olivetti avrei dovuto aggiungere Raffaele Mattioli, grande presidente della Comit, uomo di profonda cultura e libero pensatore.
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