L'IMPERO B.: Società offshore, miliardi criptati e "vecchi amici"

Uomini molti vicini a Gianfranco Fini si dicono "sbalorditi" da un Berlusconi "sorpreso" per la minacciata controffensiva della pattuglia del presidente della Camera. "Siamo stati zitti finora per lealtà alla maggioranza, ma adesso potremmo dire le cose di cui parla la sinistra con un peso maggiore perché dentro la coalizione - avvertono gli ambienti più vicini al presidente della Camera - Basta con questa campagna martellante contro Fini, cominciata con l'editoriale di Feltri su presunti dossier a luci rosse. Anche perché tutti hanno la consapevolezza che il presidente del Consiglio ha di gran lunga più problemi del presidente
della Camera". Effettivamente il Cavaliere è preoccupato del possibile boomerang che potrebbe arrivargli
addosso se insiste con la storia delle dimissioni di Fini. La parole "off shore" e "inizio della sua attività imprenditor iale" pronunciate dal deputato di Futuro e libertà, Carmelo Briguglio, insieme a "chiar imento", devono avergli fatto capire che non può forzare la mano. Anche perché lui non ha mai voluto chiarire un bel
niente.
SILENZIO SUI BUCHI NERI
A cominciare dai 113 miliardi di lire confluiti nelle holding della Fininvest. Soldi, secondo la procura di Palermo, la cui provenienza è dubbia. Berlusconi per questo filone d'inchiesta - scaturito da quello su Marcello Dell'Utri - è stato indagato, ma gli stessi pm hanno chiesto e ottenuto l'a rch i v i a z i o n e per insufficienza di prove. Il Cavaliere durante l'indagine avrebbe però potuto svelare il mistero sulle origini del
suo patrimonio e invece, dopo aver preteso la trasferta dei magistrati a palazzo Chigi, nel 2002, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una circostanza definita allora da Ingroia "un'occasione mancata per il chiarimento di alcuni buchi neri, come quello dell'assunzione e dell'allontanamento di Vittorio Mangano (il boss di cosa nostra travestito da stalliere ad Arcore, ndr), o dei bilanci delle holding Fininvest". Dai soldi "oscur i" ai fondi neri il passo è breve. E Berlusconi l'ha compiuto a metà anni '90 servendosi dell'avvocato inglese David Mills, un vero architetto delle sue società offshore che gli hanno permesso di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bettino Craxi, di eludere la legge Mammì che all'epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Berlusconi invece
era anche l'azionista di maggioranza, occulto, di Tele più. La sentenza di primo grado del processo Fininvest-
Gdf del '96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle offshore del biscione. In appello e in Cassazione le prove per condannare Berlusconi non sono state ritenute sufficienti.
In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza la falsa testimonianza di Mills del novembre '97. Sappiamo
adesso che per quella, come per un'altra falsa deposizione, al processo All Iberian, gennaio '98, il legale ha avuto 600 mila dollari. Ai giudici milanesi l'avvocato ha nascosto tra l'altro anche i reali beneficiari di "Centur y One" ed "Universal one", le due offshore intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre.
Un fatto che scopriranno diversi anni dopo i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo.
LA LEGGE E GLI INGANNI
Maxi evasore, l'ha fatta franca anche con la sua legge che ha depenalizzato il falso in bilancio. È stato assolto al processo All Iberian 2 perché "il fatto non costituisce più reato", ma i bilanci erano truccati per 1500 miliardi di lire. I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle offshore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un'altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l'appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. restano in piedi quelle fino al 2003. Una
costola di questa indagine è quella denominata "Mediatrade - R t i " in fase di udienza preliminare (tutto è bloccato sempre per il legittimo impedimento).
Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale.
Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale. Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l'acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducibili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. Contestate operazioni tra il 2002 e il 2005 ma a Piersilvio Berlusconi come presidente di Rti e vice presidente di Mediaset vengono imputate evasioni fiscali fino al 30 settembre 2009.
RUSSIA-LIBIA
Un'altra "ar ma" brandita dai finiani è quella di parlare di rapporti Berlusconi-Putin non di pura amicizia. L'allusione potrebbe essere, per esempio, a indiscrezioni circolate l'anno scorso quando Berlusconi andò nella sua dacia vicino a San Pietroburgo. Il premier avrebbe chiesto la prestazione di agenti segreti russi per proteggerlo da presunti complotti contro il suo governo.
In quei giorni, ottobre 2009, l'allora presidente del Copasir, Francesco Rutelli ricorda che Berlusconi ha cancellato una "colazione ufficiale con il re di Giordania accampando un "torcicollo" e pochi minuti dopo è partito per la Russia. "Mi chiedo se affronti affari che interessano il Paese o che lo interessano personalmente". Quanto ai riferimenti, sempre da ambienti finiani, ad affari Berlusconi-Gheddafi, il primo ad occuparsene è stato il quotidiano inglese The Guardian l'anno scorso con un articolo dal titolo "La Gheddafi-Berlusconi connection". Ovvero una società libica, Lafitrade, ha acquisito il 10 per cento della Quinta
Comunication, del produttore cinematografico Tarak Ben Ammar, amico di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, della famiglia Gheddafi. L'altro socio dell Quinta Comunication, secondo il Guardian, è "con circa il 22 per cento", una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest.
Inoltre Quinta Comunication e Mediaset possiedono il 25% a testa di una televisione satelittare araba, la
Nessma Tv, che trasmette anche in Libia. Ecco perché Berlusconi sembra voler abbassare i toni, lui che li ha sempre tenuti altissimi.
La contessa Rangoni Machiavelli: «Così Berlusconi ha truffato mia cognata»


















