L'impunità, giorno per giorno...

Si stanno per abbattere sul nostro sistema legislativo ordinario e costituzionale una serie di “riforme”, ovviamente in materia di giustizia, che probabilmente non possono essere paragonate per gli effetti distruttivi del sistema delle garanzie e di quanto resta del principio di eguaglianza, a tutti gli interventi peggiorativi già sfornati dal ’94 ad oggi.
Intanto per tamponare le urgenze più urgenti c’è il ddl presentato dal deputato avvocato PDL Luigi Vitali che vuole surclassare il mitico Cirielli, tardivamente pentito del suo mitico prodotto: la nuova legge sulla prescrizione abbreviata per ultrasessantacinquenni “incensurati” , confezionata a dimensione di Papi e dei compagnucci di Bunga Bunga, che obbliga infatti il giudice ad applicare sempre e comunque tutte le circostanze attenuanti, facoltà che normalmente il codice di procedura penale lascia alla libera valutazione del giudice. Puntualmente in serata secondo lo stucchevole gioco delle parti quotidiano è intervenuto il principe degli avvocati difensori legislatori Niccolò Ghedini per smentire che la proposta sia stata concertata e ne ha attribuita in toto la paternità allo zelante collega. Non si sa se la reazione sia stata anche motivata dal fatto che uno dei tanti peones in cerca di un posto al sole sia stato in grado in due righe di sintetizzare tutta la pila del corpus normativo salva-premier partorito dal povero Ghedini in oltre dieci anni, e mai risolutivo, anche perché l’assistito continua imperterrito a delinquere.
Poi per il 10 marzo è stato convocato un consiglio dei ministri straordinario per varare la annunciata e minacciata, da oltre un decennio, “riforma costituzionale” della giustizia, non è ancora chiaro se a fini operativi o intimidatori- preventivi per far passare le ultime leggi ad personam; ad ogni modo si tratta una ulteriore ostentazione di prevaricazione istituzionale nei confronti dell’autonomia della magistratura.
Il pacchetto annunciato e modificato ad horas, sembra per esempio che al momento non vi rientri la modificazione della composizione e delle regole per i pronunciamenti della Corte Costituzionale, prevede di tutto e di più, come la Rai berlusconiana, ed in sintesi estrema disarticola i principi dell’autonomia della magistratura e dell’obbligatorietà dell’azione penale, nonostante che Alfano abbia “garantito” che non verrà modificato l’art. 112.
Infatti anche se non venisse toccata direttamente l’obbligatorietà, verrà stabilito con legge, non si sa ancora se ordinaria o costituzionale, un ordine “di priorità” a cui i PM si dovranno attenere nel promuovere l’azione penale: è facile prevedere in quale posizione saranno i reati di corruzione e concussione e quelli contro la P.A. in generale.
Ma il capolavoro è ovviamente sul fronte dell’indipendenza del potere giudiziario, e del PM in particolare, dal potere esecutivo: separazione non delle funzione che di fatto è già operante, ma delle carriere tra magistratura giudicante e requirente allo scopo noto e dichiarato di sfornire il PM dell’indipendenza esterna ed interna che è garanzia per il cittadino del rispetto dell’art. 3.
Infatti è previsto lo sdoppiamento del CSM, uno per i giudici che continuerebbe ad essere presieduto dal Presidente della Repubblica ed uno per i P.M. dove, guarda caso aumenterebbe la componente non togata (cioè politico-partitica) sempre ovviamente al fine di “spoliticizzarlo”, non è ancora chiaro se fino alla metà o ai due terzi.
E poi per quanto riguarda il potere disciplinare, uno degli aspetti più delicati e sensibili, verrebbe attribuito ad una non meglio definita “alta corte” composta da “autorità esterne alla magistratura” per cancellare l’aborrito “autogoverno”, che pur con tutti i gravi limiti delle correnti garantisce un principio generale di tutela del magistrato dalle vendette del potere politico.
Non va dimenticato che questa congerie di misure per blindare preventivamente sul fronte dell’iniziativa giudiziaria l’impunità per la casta politica ha i suoi nobili precedenti nella Bicamerale dalemiana e nella articolata serie di proposte di Luciano Violante che da almeno dieci anni previene gli avvocati legislatori di Berlusconi sul fronte del “superamento” dell’obbligatorietà dell’azione penale, della sezione disciplinare del CSM, dell’autogoverno della magistratura.
Sullo sfondo, ma non tanto, rimangono le intercettazioni con le sanzioni punitive per i magistrati; la responsabilità civile usata come arma contundente e come mezzo di dissuasione alle indagini nei confronti dei potenti; il ripristino di una immunità parlamentare allargata rispetto la formulazione abrogata dal parlamento degli inquisiti, sotto l’impulso dell’indignazione popolare per Tangentopoli.
Il 12 marzo l’Italia che non si è adeguata né rassegnata scende in piazza per difendere la Costituzione e per opporsi allo scempio che una maggioranza necessitata minaccia contro la magistratura, l’informazione, la scuola pubblica.


















