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L'Italia peggiore

La puntata di AnnoZero dedicata ad Indro Montanelli e a “Il paese dei manganelli” si è aperta con un lunghissimo applauso per il conduttore e per il ritorno di Vauro dopo la sospensione e gli ascolti degli italiani l’hanno premiata come avviene da molto tempo. Chissà come è andato il sit in della signora contro “questa vergogna”?

Indro Montanelli aveva fotografato con 15 anni di anticipo l’assetto informativo dell’Italia odierna quando aveva predetto: “per prima cosa Berlusconi spazzerà via la dirigenza Rai per omologare le reti pubbliche alle sue”. E non si era sbagliato nemmeno a proposito della cultura istituzionale del futuro presidente della Camera Gianfranco Fini, assurto incredibilmente ad astro e garante dello stato di diritto e della laicità da parte di una sinistra perennemente in stato confusionale che si era da subito portato avanti garantendo: “ripuliremo la stalla”.

E’ infatti sempre quello che dall’alto della sua carica istituzionale ha ritenuto di scagliarsi contro “l’indecente Santoro” che non si è accodato alla retorica del presidente del Consiglio onnipresente sulle aree terremotate e allo spargimento di lacrime e promesse mirabolanti con il fuoco d’artificio finale (al momento) del 25 aprile ad Onna e del G8 all’Aquila.

Montanelli non si era sbagliato e non aveva usato mezze parole, incurante della mole di attacchi, offese, minacce che avrebbero accompagnato i suoi ultimi anni e delle lacrime di coccodrillo dei suoi feroci e faziosi detrattori che non si sono peraltro fatti scrupolo di appropriarsi strumentalmente della sua memoria e del suo patrimonio ideale, come avviene in qualsiasi regime che si rispetti. Già al tempo del primo governo Berlusconi la diagnosi era impietosa e i rimedi ipotizzati drastici “l’Italia berlusconiana è la peggiore che ho visto per volgarità e bassezza, è la feccia che risale il pozzo… Spero che l’Europa tratti Berlusconi con l’indignazione e il disprezzo che merita…”

L’Europa in effetti a livello di informazione, di pubblica opinione, come di prese di posizioni istituzionali ci sta provando: l’ultimo caso diplomatico l’ha sollevato la municipalità di Parigi che in occasione del passaggio di Franceschini ha fatto sapere in termini oltremodo chiari che i rapporti tra le due capitali potrebbero essere meno calorosi con un sindaco, Alemanno, che ha festeggiato la sua investitura con il saluto fascista.

Da Roma hanno fatto sapere minacciosi che potrebbero sciogliere il gemellaggio tra le due capitali ed è facile comprendere l’entità di una simile minaccia per Parigi, la città più famosa e visitata al mondo.

Uno spaccato oltre le previsioni del lungimirante Indro a proposito di “volgarità e bassezza” degna dello squallore culturale di una feccia senza ulteriori aggettivi, l’hanno dato le pagine di diverse testate di famiglia ed affiliate insieme all’intervista dell’esponente della destra billionaire Daniela Santanché a proposito del presunto caso Santoro- Vauro, una nuova applicazione di furore censorio con qualche tratto di ulteriore abbrutimento.

Il Giornale che fu di Montanelli e che di precipizio in precipizio è approdato alla direzione di Mario Giordano ha dedicato per settimane consecutive la prima pagina e i titoli cubitali “al reprobo, squilibrato e superpagato” Santoro con tanto di cachet presunto o reale in apertura, alternandoli solo con i titoli dedicati alla case di Di Pietro, leader “dell’Italia dei valori immobiliari”.

Ma ancora più incredibile è che oltre al titolo cubitale “Noi poveretti, Santoro no” in risposta alla battuta del conduttore sui “poveri lettori del Giornale” costretti a sorbirsi paginate su di lui, la testata di proprietà del presidente del Consiglio proprietario di oltre la metà del sistema informativo che decide le nomine Rai a casa sua in aperto disprezzo delle sue stesse leggi, senta persino il bisogno di “difendersi” con un editoriale intitolato “Giù le mani dal Giornale” che tuona minaccioso “non ci siamo fatti impaurire dalle BR” figurarsi se ci lasciamo intimidire dal “dipendente” Santoro, come gli aveva ricordato Berlusconi a suo tempo.

Prima del Giornale erano già scese in campo schiere di paladini della libertà di informazione e di satira, come per esempio Gabriele Cané, già candidato di FI sconfitto alla regione Emilia Romagna nel 2000, sul Quotidiano Nazionale di cui è condirettore che aveva proposto ai lettori-telespettatori di tassarsi di un centesimo di euro “ siccome l’uomo tra ingaggi e tinture di capelli costa molto” per toglierselo di torno insieme al vignettista “indecente” perché “certa robaccia non deve essere a carico del contribuente”.

Qualcuno potrebbe pensare ad un intervento censorio, ma a ben vedere il rimedio auspicato è di tutt’altra natura: “ lui fa da sempre il suo (fazioso) mestiere. Sta a chi dirige l’azienda (di tutti) non farglielo fare. Censura? No basta il buon senso per chiedere che Santoro se vada”.

Di più poteva fare solo una signora con l’ aplomb e lo stile dell’ex pasionaria della Destra, ritornata dopo la débacle elettorale all’ovile di Silvio più devota che pria, sotto lo sguardo compiacente dei conduttori di 8 e mezzo. Per l’intera durata della trasmissione Daniela Santanché non ha fatto che ripetere a Vauro che lui “è servo di una parte politica, (Anpi inclusa), che fa carriera offendendo i morti, che è vergognoso che sia pagato con i nostri soldi, che ruba i soldi agli italiani”. Come variazione sul tema ha invocato un intervento della Gruber che aveva tranquillamente lasciato linciare Vauro di una compostezza davvero invidiabile, perché togliesse definitivamente la parola al vignettista vittima delle sue aggressioni: “Dottoressa Gruber , mi sembra ora di far tacere questi piccoli uomini! Il Billionaire dà da lavorare a 150 persone anziché rubare i soldi come fa lei, Vauro; quando parla di me i suoi argomenti sono o il Billionaire o il silicone”.

E nessuno ha aggiunto i ricevimenti faraonici in onore del presidente del Consiglio. Poi per elevare ulteriormente i toni dell’aggressione e per chiarire il suo rispetto della libertà di pensiero e di satira ha aggiunto: “lei è una persona che mortifica la nostra cultura cristiana, che andrebbe censurata non dal potere politico ma dagli italiani. Il Movimento per l’Italia protesterà domani davanti alla Rai”.

La puntata di AnnoZero dedicata ad Indro Montanelli e a “Il paese dei manganelli” si è aperta con un lunghissimo applauso per il conduttore e per il ritorno di Vauro dopo la sospensione e gli ascolti degli italiani l’hanno premiata come avviene da molto tempo. Chissà come è andato il sit in della signora contro “questa vergogna”?

 

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