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Lodo Mondadori: la resa dei conti

Il premier Berlusconi deve restituire a DeBenedetti 750 milioni di euro

E’ un periodo nero per il cavaliere, diciamocelo francamente! Prima lo scandalo delle escort, con il conseguente sputtanamento ( è il caso di dirlo) a livello planetario, quindi una campagna per la libertà di stampa con una manifestazione che gli ha dimostrato quanto è diventato impopolare e adesso la Corte di Cassazione gli ha dato torto sul lodo Mondadori. Come se non bastasse già si vocifera che, oltre lo schiaffo di Fini, pure il lodo Alfano potrebbe dargli qualche dispiacere.... insomma la sua immagine si è un po’ appannata, la sua fortuna sembra in declino, ma siccome siamo abituati alle resurrezioni del cavaliere ( molte oltretutto propiziate da cretini della nostra parte) sarà meglio che non ci si lanci in altre e più felici ipotesi.

Però molti parlano di elezioni anticipate e queste voci non vengono dall’opposizione ( ma và?!), ma proprio dalla sua parte, Lega compresa. Il che fa pensare a giochi tutti aperti nel PdL e a spaccature ormai dichiarate, come si è evidenziato ieri sera nella puntata dell’Infedele di Gad Lerner.

Tuttavia una facciata solidale si mantiene ancora in piedi e così i suoi fidi dichiarano che scenderanno in piazza a protestare contro questa sentenza, ultimo atto di una sorta di “persecuzione”, perpetrata non si sa bene da chi, vista l’ignavia della opposizione!

Situazione paradossale e ridicola. Per carità, sia chiaro: siamo ancora – almeno per il momento – in apparente democrazia, dunque chiunque può scendere in piazza a protestare, ma questa è una protesta un po’ curiosa, un po’ anomala e pure un po’ grottesca, non vi pare? Un primo ministro perde un processo per un arbitrato vinto con l’inganno, e invece di dare le dimissioni scende in piazza a protestare?? E con tutto il suo partito dietro??? E dice pure che lo stanno perseguitando?!?! Ma siamo davvero alle comiche finali, per dirla con Fini! E che cosa scriveranno sui cartelli? “NO! NO! NO! I MIEI SOLDI NON TE LO DO’!” oppure “il lodo è mio e lo gestisco io” ? Ma non diciamo sciocchezze! Nella mia terra c’è un proverbio che dice “Chie tantas n’de faghe, una n’de pianghe” Cioè: chi tante ne fa una la piange, o per tradurla con un altro proverbio “tanto va la gatta al lardo...” etc.etc. E accidenti se l’ha frequentato questo benedetto lardo! E quindi se una volta ci rimette lo zampino non cascherà il mondo! Dopo tutto ancora non è stato abrogato l’articolo 3 della Costituzione che recita che la Legge è uguale per tutti.

Ma vedamo un po’ da vicino di cosa si tratta e che cos’è ‘sto lodo Mondadori. E’ il frutto di uno scontro finanziario che è stato chiamato emblematicamente anche la “guerra di Segrate”, fra Berlusconi e un altro gigante della finanza: Carlo De Benedetti, per il possesso della Mondadori.

Tutto comincia molti e molti anni fa, negli anni ’80 per l’esattezza, quando Berlusconi comincia a comprare quote via via sempre più consistenti della “Arnoldo Mondadori Editore”, che gli eredi, continuamente in lotta fra loro, stanno svendendo pezzo a pezzo. E cedendo ad estranei, insieme al patrimonio di azioni, anche le idee, le invenzioni, le prestigiose collane, le collaborazioni eccellenti con grandi scrittori, a cui l’Italia che legge deve così tanto! Qualche esempio? Chi ha scordato la Medusa, la collana della grande letteratura internazionale, ignorata dall’Italia fascista e nel dopo guerra invece venduta a prezzi popolari, che ci fece scoprire gli autori americani della beat generation? Ferlinghetti, Kerouac, Ginsberg, Corso, che leggevamo avidamente, ascoltando Charlie Parker e Chet Baker... e come dimenticare la grande trovata dei primi “tascabili”, i famosi Oscar Mondadori, in cui trovavi anche le poesie di Prévert e di Tagore? Chi non si è appassionato ai “gialli”, con le belle copertine disegnate da Jacono, che ci facevano conoscere i grandi maestri del thriller mondiale: il Poirot e la Miss Marple di Agatha Christie, il Nero Wolf di Rex Stout, il Maigret di Simenon, il Perry Mason di Erle Stanley Gardner e poi Ellery Queen e ancora l’87° distretto di Ed Mc Bein, e quel matto di Weestlake e Mike Spillane dalla pistola facile e tanti, tanti altri .... E poi “Urania” la collana di fantascienza che ci introdusse al nuovo mondo del fantasy scientifico e ci fece conoscere il geniale Asimov, e Heilein, Blish, P.K.Dick e Wyndham e Arthur Clarke. E vogliamo dimenticare Topolino? E L’Espresso e poi la Repubblica, che per fortuna si sono salvati dal naufragio... Quanta cultura, quanta letteratura, quanta poesia, quanta informazione sono passate per quella casa Editrice! Chissà cosa direbbe il vecchio Arnoldo che la fondò nel 1907 a vederla gestita adesso da Marina Berlusconi!!

Già...Beh, insomma, il cavaliere capì che quella era l’occasione per avere tutta l’informazione nelle sue mani: infatti nel 1984 comprò anche Rete 4 dalla Mondadori, e pur restando un socio di minoranza nel 1988 rilevò a Leonardo Mondadori tutta la sua quota.

Dopo questo passaggio, Berlusconi si comportò subito come fosse il padrone, anche se in realtà la Mondadori era divisa equamente fra tre proprietari: la sua Fininvest, la CIR di De Benedetti e gli eredi di Mario Formenton, genero di Arnoldo l’aveva diretta così bene per tanti anni!

Sia De Benedetti che gli eredi Formenton furono contrariati dalla prepotenza di Berlusconi e firmarono un accordo fra loro che stabiliva la cessione per intero della quota Formenton alla CIR, entro il 30 gennaio del 1991.

Però per motivi che non si conoscono ma si possono intuire benissimo, nel novembre del 1989 i Formenton cambiarono idea e si schierarono con Berlusconi. Cominciò in questo modo una spirale di ripicche, un tira e molla infinito fra le parti da cui non si riusciva a uscirne, così si ricorse a un lodo arbitrale. A decidere è un collegio di 3 arbitri scelti dai Formenton, da De Benedetti e dalla corte di Cassazione. Il 20 giugno 1990 si ha il primo verdetto, favorevole a De Benedetti: stabilisce che Berlusconi deve cedere le sue azioni, perché l’accordo scritto fra Formenton e De Benedetti è sempre valido.

La sentenza viene impugnata e la corte d’Appello di Roma a cui il cavaliere e i Formenton si rivolgono, li assegna alla I sezione civile presieduta dal giudice Arnaldo Valente, mentre il giudice relatore è Vittorio Metta. Questa corte dà ragione a Berlusconi. Ma le maestranze, i giornalisti e i direttori de L’Espresso e la Repubblica si ribellano e entrano in lotta e sciopero a oltranza. Si cerca un accordo che viene trovato: l’Espresso e Repubblica tornano a De Benedetti, mentre Panorama, Epoca e tutto il resto della Mondadori restano alla Fininvest, che riceve per giunta anche 365 miliardi di lire di conguaglio. Ora, credo che una cifra del genere nel 1991 sia equivalente ai 750 milioni di euro di oggi, che il cavaliere deve “restituire” a De Benedetti. Quindi che si lamenta a fare?? Inoltre quei miliardi gli servirono certamente per fondare il suo partito, il che è ancora più irritante. Finito qui? Eh, no.

Nel 1995 la signora Stefania Ariosto, antiquaria, giocatrice incallita e compagna di uno degli avvocati di Berlusconi, racconta una storia agghiacciante: i giudici che hanno assegnato le azioni a Berlusconi sono stati corrotti e abbondantemente pagati. Così il pool di Milano, che in quel momento è in piena operazione “Mani pulite”, si mette in caccia e scopre che i due giudici sono amici personali e strettissimi di Cesare Previti, amico e avvocato di Berlusconi. Da qui a scoprire tutto un giro di bonifici miliardari di cui entra in possesso Previti e poi divide coi 2 giudici e con altri due avvocati, il passo è breve. E infatti Previti e amici vengono condannati a pene pesanti, che tuttavia non sconteranno, perché intanto si appellano e mentre il tempo passa i reati possono cadere in prescrizione: è quello che succede a Berlusconi assolto non perché innocente, ma perchè i termini sono scaduti. Intanto il giudice Metta si dimette e con la figlia va a lavorare nello studio di Previti...ma guarda che combinazione. E adesso l’appello si è concluso con la condanna a Berlusconi a pagare, come dicevamo, 750 milioni di euro a De Benedetti. Ma la sentenza dice anche altro: implicitamente con questa condanna si dice che Berlusconi era al corrente di tutto il pasticcio, era complice, era colpevole. Ed è anche ovvio! Come faceva a non sapere che la sua azienda, diretta da lui, feceva bonifici miliardari a favore di terzi?? Ma andiamo!

Eppure il cavaliere, con la sua solita faccia tosta e tanto per non cambiare, urla la sua innocenza e dice che la colpa – come sempre – è di tutti gli altri, di un complotto comunista che lo perseguita. Francamente non se ne può più. E sinceramente ci sembra veramente una enormità che qualcuno continui a coprire le sue malefatte e si dica addirittura disposto a scendere in piazza! C’è da essere solo curiosi di vedere che caspita diranno! Dubito che grideranno, come facevano i manifestanti di sabato “siamo tutti farabutti!”: temo che proprio non possano permetterselo: qualcuno potrebbe credergli...

 

Sede Mondadori    Sede della Mondadori

 

Barbara Fois

 


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