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Né l’amore, né l’odio possono essere fondamento della Repubblica. Nè "leggissime" che sospendono la libertà

Comunicato stampa

Chi governa ha grandi responsabilità.

Rispettare la Legge delle leggi, la Costituzione.

Rispettare la Costituzione nel proporre al Parlamento leggi che “rimuovano gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (articolo 3 della Costituzione della Repubblica).

Sembrava, nel 1948, un compito immane, in una Italia ancora segnata dalle devastazioni materiali e morali della seconda guerra mondiale. Ma le madri e i padri costituenti lo ritennero un compito ineludibile perché necessario.

Un compito immane che a fondamento può avere solo lo spirito di giustizia, di equità, di trasparenza, di rispetto, di solidarietà.

Chi governa non può chiedere AMORE, ma riconoscimento dell’impegno profuso e giudizio sui risultati raggiunti.

Chi governa, non può assimilare all’ ODIO le critiche e gli inevitabili conflitti, sociali e politici, che la Costituzione riconosce come legittimi, e che regola in modo chiaro e rigoroso, per garantire la libertà di  tutte e tutti, e il giusto rispetto delle leggi “costituzionalmente orientate”, che vietano ogni forma di violenza, singola o di gruppo.

Le leggi che violano la Costituzione, o la contraddicono, causando ingiustizie, generano facilmente tensione e odio.

VIOLENZA e ODIO sono banditi dalla nostra Costituzione, che peraltro non contiene  la parola AMORE. Amore e odio fanno parte della vita, ma la politica ha il compito di essere regolata, se non vuole negare se stessa, da altri criteri, quelli che rendono il mondo comune possibile.

Chi governa, e chi siede in Parlamento, non può non essere consapevole di tutto questo, e non può non essere il primo garante di GIUSTIZIA e IMPARZIALITA’.

Violenza e odio, impolitici, non sono cancellabili, purtroppo, dalla faccia della terra.

Chi governa può indebolirli con azioni rispettose dei principi di pace, giustizia, equità che i Costituenti posero a fondamento della Repubblica.

Per queste ragioni non possiamo non esprimere forte preoccupazione per il degrado in cui versa la Repubblica.

L’aggressione al presidente del Consiglio Berlusconi, certamente non la prima che un uomo pubblico ha subito nel corso della storia, è sicuramente condannabile. E’uno dei tanti sintomi che ogni giorno segnano negativamente la nostra Repubblica.

La Repubblica necessita con urgenza di un parlamento  e di un governo rispettosi della Costituzione e impegnati nel rispettarla con realizzazioni coerenti.

Non è di leggi illiberali, che sospendono le libertà di informazione, di parola, di partecipazione che la Repubblica ha bisogno.

Sarebbero “leggissime” che ci porrebbero, ancora una volta, fuori dall’Europa.

La Costituzione è viva fino a quando ci sarà chi la difende.

Siamo certi che sia VIVA.

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