Nel segno della Croce

La Corte europea dei diritti dell’uomo, su richiesta di una signora italiana di origine finlandese – che tempo fa aveva chiesto la rimozione del crocifisso dal muro dell’aula di suo figlio, sollevando un vespaio di proteste indignate e offese – le ha dato ragione e le ha riconosciuto un risarcimento di 5 mila euro da parte dello stato italiano, per danni morali. E ha motivato la sentenza sottolineando come la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche sia "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".
La Corte europea parlava il linguaggio della correttezza e della ragionevolezza, si poteva essere d’accordo o no e dirlo con garbo, argomentando, contraddicendo anche...ma non in questo paese. Qui ormai lo stile è quello delle grida scomposte, della protervia, della sopraffazione, dell’imposizione violenta della propria maleducazione, nella convinzione che la propria pochezza sia il metro di tutte le cose. Lo si è visto anche stavolta, dalle reazioni scomposte di una destra più realista del re e da una sinistra dubbiosa e pavida. Tutti a urlare che il crocifisso non si tocca e resta sulla parete, perché testimonia la nostra civiltà.
Infatti è così. La civiltà della sopraffazione. La croce viene sbandierata come simbolo della cultura e dell’identità cristiana europea, ma in realtà dietro a questa ostentazione di devozione si nasconde solo la rabbia di chi vede minacciato il proprio potere assoluto e cerca di mantenerlo marcando il territorio con i suoi simboli, come pura esibizione della propria forza, non certo di spiritualità, e meno ancora di rispetto per l’antico martirio di un Uomo giusto e amoroso, non violento, rispettoso delle donne e dei deboli.
Troppo spesso infatti, contraddicendo le parole di tolleranza e di amore di Gesù, quella croce è stata imposta come il segno di una continua discriminazione, di disprezzo di ogni diversità, dell’infondata superbia di sentirsi sempre migliori degli altri. E non parlo solo delle Crociate, parlo anche di cose più vicine a noi, come il Ku Klux Klan per esempio, sbarcato di recente anche nella nostra cattolica terra, divenuta patria di xenofobi, razzisti e violenti.

A riprova di quanto detto abbiamo selezionato, sulla sentenza, alcune considerazioni, valutazioni, osservazioni e giudizi di prelati e governanti, che meglio danno il senso di questa pochezza:
- il commento del segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, che ha detto confusamente "Io dico che questa Europa del terzo millennio ci lascia solo le zucche delle feste recentemente ripetute e ci toglie i simboli più cari. Questa è veramente una perdita. Dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i segni della nostra fede per chi crede e per chi non crede". Per chi non crede??? Si sentono sempre in diritto di scegliere per tutti, questi preti: accidenti che arroganza!
- La lapidaria dichiarazione del senatùr Bossi, che ha stigmatizzato col suo solito bon ton lumbàrd, che la sentenza è “una stronzata”.
- Quindi il cavaliere, paldino delle virtù cristiane ( a parole, naturalmente, molto meno nei fatti) che ha sostenuto con la irritante sicumera di chi pensa di avere sempre ragione “ Questo non è accettabile da noi italiani, paese nel quale tutti non possiamo non dirci cristiani". E gli ebrei? Eppure ci sono numerose comunità ebraiche in Italia e tutte hanno pagato un tributo di sangue considerevole nella Shoà. Ci sono anche molti musulmani. E ci sono anche tanti laici e atei, molti dei quali, proprio per ribellione a questo clima di intolleranza e di integralismo religioso, si stanno sbattezzando. C’è un sito che spiega addirittura come fare e a chi rivolgersi.
Qualcuno in questo paese e in questa chiesa bisogna che si convinca che il cattolicesimo non è più religione di Stato, né esiste nella nostra Costituzione repubblicana un attestato di privilegio che riguarda il cristianesimo. Al contrario, proprio l’articolo 3 dice che siamo tutti uguali, senza alcuna distinzione, privilegio o handicap legato alla nostra appartenenza a una razza, a un colore di pelle, o a una religione. Qualcuno bisogna che cominci a chiedersi perché i seminari sono vuoti, le chiese deserte, e come mai questo popolo di cristiani ignora la Bibbia e i Vangeli e ai sondaggi risponde balbettante e incerto, mostrando una ignoranza degli elementi fondanti della religione cristiana mai vista altrove. Altro che ore di religione e crocifissi in classe! Come sempre noi ci fermiamo all’apparenza, alla buccia delle cose, nessuno che voglia arrivare al nocciolo, alla sostanza, nessuno che abbia il coraggio di guardare in faccia alla realtà. E la realtà è che il cinismo distillato da una classe dirigente in gran parte amorale e avida è penetrato profondamente soprattutto in quegli strati di popolazione che sono più influenzabili e manovrabili - perchè sono meno corazzati dalla cultura e dall’etica - permeandoli di indifferente scetticismo e di opportunistico conformismo. Così nel mondo cattolico abbiamo soprattutto gli indifferenti e gli integralisti, quelli che vanno a messa per abitudine e quelli che si scagliano contro ogni cosa che abbia il gusto del rispetto per le convinzioni altrui. Nessuno che guardi i segni di una grande storia culturale e artistica, che ha le sue radici nella committenza religiosa, ma poi si libra nel colore e nell’emozione, o costruisce cattedrali piene di spiritualità, di dubbi, di sogni e di paure. E’ gente che non immagina nemmeno quanto sia complessa la realtà religiosa, filosofica e artistica del cattolicesimo europeo, di quanti aspetti, livelli di lettura, risvolti antropologici sia densa, quanto sia popolata, come un quadro di Bosch, di creature fantastiche, misteriose e inquietanti. Gente che si dice cristiana, ma ignora la grandezza toccante e tragica del Qoelet o la profondità misteriosa e mistica dell’Apocalisse di Giovanni.
Tutto per questa gente si riduce a un crocifisso sul muro, ancora a un inutile scontro, a una prova di forza per vedere chi vince. Nessuno che capisca quanti hanno già perso e da un pezzo la propria anima.



















