Tu sei qui: Portale » Articoli » NOBDAY: i partiti e il popolo "viola"

NOBDAY: i partiti e il popolo "viola"

Di fronte allo sguardo critico del popolo "viola" i partiti non possono non applicare alla propria vita interna gli stessi ideali di democrazia e legalità che stanno nei titoli dei loro programmi.

La manifestazione del 5 dicembre a Roma è stata pensata, promossa e realizzata da forze nuove. La rete ha riunito una volontà collettiva e indipendente. Diffusa nel territorio immateriale delle relazioni in Internet ha dimostrato con la massima tranquillità di avere corpi e volti molto reali. Giovani e persuasivi.

Qualcuno di loro forse neppure sapeva che nel 2002, 14 settembre, c’era stata un’altra Piazza San Giovanni, voluta per gli stessi motivi e altrettanto folta e convincente. Ma a distanza di sette anni vanno marcate le differenze che rendono l’ultima ricca di speranza. Questa volta c’erano molti più giovani. E il servizio d’ordine era affidato a ragazze e ragazzi che forse per la prima volta si cimentavano in quel compito.

Il movimento del 2002 aveva scarsa fiducia nei partiti del centrosinistra, eppure di fatto rinunciò a esercitare un’iniziativa propria e alla fine, senza volerlo, delegò loro la decisione sulle cose da fare. I partiti di centrosinistra preferirono l’inazione e la subalternità. E quando nel 2006 ebbero a portata di mano il riscatto fecero invece cadere il loro governo e consegnarono ancora una volta il paese nelle mani di un soggetto ineleggibile, incompatibile con l’esercizio del potere politico, inseguito da processi per reati infamanti, modificati sempre con leggi ad personam per sottrarsi alla giustizia.

Oggi c’è la possibilità di scelte più incisive.

I movimenti (al plurale, perché la loro natura è plurale) sulla base dell’esperienza passata hanno il diritto di avere meno fiducia nell’azione dei partiti. Meglio essere diffidenti e attrezzare esperienze e azioni autonome.

Da parte loro i partiti hanno nuovi stringenti doveri. Non possono pensare che tutto si risolva con l’adattamento a nuove forme di comunicazione. Mescolarsi nella rete non basta. Interloquire in facebook neppure. Qui non è questione di forma ma di sostanza.

I partiti di centrosinistra devono saper affrontare il problema centrale dei loro nuovi interlocutori: la mancanza di futuro. Il lavoro precario, il reddito incerto, l’impossibilità di essere artefici del proprio destino. Il centrodestra ha già dimostrato di non occuparsene: impiega le sue energie solo per salvare il capo dai suoi processi e sostituisce l’azione di governo con una campagna elettorale ininterrotta, gestita con il monopolio asfissiante dei mezzi di propaganda.

I partiti di centrosinistra, se vogliono svolgere una funzione vitale, devono cambiare modo di essere. In profondità. Non ereditano alcuna fiducia. Devono invece conquistarsela.

Se vogliono essere convincenti devono tenersi lontani dalla connessione tra politica e affari, devono evitare che l’attività amministrativa sia e appaia fonte di guadagni opachi, devono cancellare i propri, troppi, conflitti d’interesse. Agli occhi dei nuovi, giovani cittadini devono essere insospettabili.

Nessuno deve poter pensare che far parte di un partito sia condizione decisiva per migliorare la propria condizione economica, avere un’occupazione ben remunerata quando tutti gli altri sono condannati al precariato. Nessuno deve essere incoraggiato a pensare che essere parente di un eletto sia condizione favorevole per essere eletto a propria volta.

I partiti hanno il diritto, e perfino il dovere, di costruire una propria linea. Nessuno sosterrà che debbono soggiacere alle più diverse pulsioni della società civile. Tutti sanno ormai che anche la società civile può essere incivile. Non ci sono miti retorici da rispettare.

Ma per stabilire un rapporto costruttivo con la nuova, libera cittadinanza i partiti hanno non tanto il dovere quanto la necessità di essere trasparenti. I giovani dell’ultima piazza San Giovanni li osservano e li giudicano. Di fronte al loro sguardo critico i partiti non possono non applicare alla propria vita interna gli stessi ideali di democrazia e legalità che stanno nei titoli dei loro programmi. Predicare bene e razzolare male è la via sicura per interrompere il colloquio sul nascere.

Azioni sul documento

Ponti tagliati

Inviato da daniele il 10/12/2009 23:37
Mi dispiace dissentire con Pancho Pardi, persona che stimo ed apprezzo, ma dopo il 5 dicembre i ponti con i partiti, tutti nessuno escluso, sono stati tagliati e così devono rimanere; hanno avuto 20 anni per meritare fiducia, ora basta, it's enough! I partiti devono morire e moriranno ora che è nato il Popolo Viola e il Movimento a Stelle di Beppe Grillo, tutti, ma proprio tutti gli attuali partiti vanno cacciati dall'Itala ed il Capo dello Sato a seguire; hanno avuto la loro chance, l'hanno buttata via, peggio per loro.
INVITO Iniziativa 25 Maggio

De Magistris: da Parigi, Atene
e Italia una sola richiesta

Clicca sulla vignetta per ingrandire

Le foto della manifestazione di Marsiglia

Clicca sulla vignetta per ingrandire

Clicca sulla vignetta per ingrandire

Perché non scoppia la rivoluzione?

 
Da martedì 15 maggio in libreria

Salviamo il frutteto Stuard
Clicca sotto per firmare


Clicca sulla vignetta
per ingrandire


Ultimi 5 filmati


Clicca sulla vignetta
per ingrandire


Rubrica delle donne

« maggio 2012 »
maggio
lumamegivesado
123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031