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Non abbiamo cambiato idea

Il 25 e 26 giugno 2006 gli Italiani e le Italiane, con un referendum di portata storica, respinsero il tentativo della coalizione Bossi-Berlusconi di stravolgere la nostra Costituzione a larga maggioranza: 61,32% dei votanti, che furono il 52,30% degli aventi diritto

Questi numeri dimostrano che il voto superò lo stretto ambito partitico, avvicinandosi a quello spirito unitario che aveva animato la lotta di Liberazione e i primi anni del dopoguerra, .

In questi anni una legge elettorale incostituzionale, che tradisce clamorosamente la volontà degli elettori impedendo loro di scegliere i propri rappresentanti ed escludendo dal Parlamento ampi settori della realtà italiana, ha consegnato il potere a una maggioranza che ha tenuto bloccato il Paese, varando esclusivamente leggi che tendono a vanificare importanti principi costituzionali, attaccando l'indipendenza della Magistratura e tutte le istituzioni di garanzia, privatizzando beni e servizi pubblici, invertendo il principio di solidarietà derivante dalla progressività del sistema tributario, demolendo il nostro sistema scolastico e quello della ricerca scientifica, minacciando la libertà di espressione e favorendo la grande criminalità organizzata con la riduzione dei tempi di prescrizione, rendendo impossibili le intercettazioni ....

Purtroppo dobbiamo oggi prendere atto che la grande manifestazione di volontà civile del referendum del 2006 è stata più volte ignorata e si cerca anzi di attribuire alla Costituzione la responsabilità di una crisi che ha invece origine, oltre che nel mancato controllo della finanza internazionale, nella anomalia, tutta italiana, della concentrazione nelle stesse mani del potere economico, politico e mediatico.

Di fronte alla ripresa dei tentativi di cancellare con modifiche costituzionali i fondamenti della nostra democrazia (ultima grottesca provocazione l'attacco all'art 41 sulla libertà d'impresa e i suoi limiti) non possiamo che ribadire che la Costituzione può essere ulteriormente aggiornata solo nello spirito e con le procedure previste all'art. 138: in accordo con la volontà della maggioranza degli elettori, su singoli specifici argomenti e senza contraddirne l'impianto parlamentare e i Principi Fondamentali, che rimangono intangibili.

Ma oggi non è possibile avviare nessun tipo di confronto tendente a definire modifiche della Costituzione con forze politiche il cui obiettivo è cancellare il sistema di garanzie e di controlli democratici che ne è alla base per instaurare un regime presidenzialista fondato sulla sistematica disinformazione della opinione pubblica. Tutto ciò in ambigua somiglianza con il piduista “Piano di rinascita democratica” .

 

Oggi, a solo quattro anni di distanza, ai partiti, ai sindacati, alle associazioni e ai singoli cittadini democratici chiediamo di

ricordare l'esito del referendum del 2006 e di pretenderne il rispetto.

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