Non basta una risata per sconfiggere Silvio

Lo scrittore premio Nobel José Saramago è morto nella sua casa di Tias, nelle Isole Canarie. Aveva 87 anni. Il testo che pubblichiamo è tratto dal suo ultimo libro "Il Quaderno" (Bollati Boringhieri, prefazione di Umberto Eco). E' una specie di diario di letture, suggestioni, ricordi, riversati nel blog. Queste le pagine riguardanti Silvio Berlusconi, e che hanno fatto sì che il libro sia stato rifiutato dal suo storico editore, Einaudi, controllato dalla Mondadori.
Secondo la rivista nordamericana 'Forbes', il gotha
della ricchezza mondiale, la fortuna di Berlusconi ascenderebbe a
quasi 10 mila milioni di dollari. Onoratamente guadagnati, è chiaro,
sebbene con non pochi aiuti esterni, come ad esempio il mio. Essendo
io pubblicato in Italia da Einaudi, proprietà del detto Berlusconi,
qualche soldo glielo avrò fatto guadagnare. Un'infima goccia d'acqua
nell'oceano, ovviamente, ma che gli sarà servita almeno per pagarsi
i sigari, ammettendo che la corruzione non sia il suo unico vizio.
Salvo quel che è di comune dominio, so pochissimo di vita e miracoli
di Silvio Berlusconi, il Cavaliere. Molto più di me ne saprà
sicuramente il popolo italiano, che una, due, tre volte lo ha
insediato sulla poltrona di primo ministro. Ebbene, come di solito si
sente dire, i popoli sono sovrani, ma anche saggi e prudenti,
soprattutto da quando il continuo esercizio della democrazia ha
fornito ai cittadini alcune nozioni utili a capire come funziona la
politica e quali sono i diversi modi per ottenere il potere.
Ciò
significa che il popolo sa molto bene quel che vuole quando è
chiamato a votare.
Nel caso concreto del popolo italiano -
perché è di esso che stiamo parlando, e non di un altro (ci
arriveremo) - è dimostrato come l'inclinazione sentimentale che
prova per Berlusconi, tre volte manifestata, sia indifferente a
qualsiasi considerazione di ordine morale.
In effetti, nel Paese
della mafia e della camorra, che importanza potrà mai avere il fatto
provato che il primo ministro sia un delinquente? In un Paese in cui
la giustizia non ha mai goduto di buona reputazione, che cosa cambia
se il primo ministro fa approvare leggi a misura dei suoi interessi,
tutelandosi contro qualsiasi tentativo di punizione dei suoi eccessi
e abusi di autorità?
Eça de Queiroz diceva che, se facessimo
circolare una bella risata intorno a una istituzione, essa
crollerebbe, ridotta in pezzi.
Questo, un tempo. Che diremo del
recente divieto, emesso da Berlusconi, alla proiezione del film 'W'.
di Oliver Stone?
Fin lì sono arrivati i poteri del Cavaliere?
Come è possibile che si sia commesso un tale arbitrio, sapendo per
di più che, per quante risate ci potessimo fare intorno ai
Quirinali, questi non cadrebbero?
Giusta è la nostra indignazione, pur dovendo compiere uno sforzo per capire la complessità del cuore umano. 'W'. è un film che attacca Bush, e Berlusconi, uomo di cuore come può esserlo un capo mafia, è amico, collega, fautore dell'ancora presidente degli Stati Uniti. Sono fatti l'uno per l'altro. Quel che non sarà ben fatto è che il popolo italiano accosti una quarta volta alle natiche di Berlusconi la sedia del potere. Non ci sarà, allora, risata che ci salvi. CHE FARE CON GLI ITALIANI?
Riconosco che la domanda potrà sembrare alquanto
offensiva è un orecchio delicato. Ma che succede? Un semplice
privato che interpella un intero popolo, che gli chiede il conto per
l'uso di un voto che, con sommo gaudio di una maggioranza di destra
sempre più insolente, ha finito per fare di Berlusconi il padrone e
signore assoluto dell'Italia e della coscienza di milioni di
italiani?
Anche se in verità, voglio dirlo subito, il più offeso sono io. Sì, proprio io. Offeso nel mio amore per l'Italia, per la cultura italiana, per la storia italiana, offeso, anche, nella mia pertinace speranza che l'incubo abbia fine e che l'Italia possa recuperare l'esaltante spirito verdiano che è stato,un tempo, la sua migliore definizione. E che non mi si accusi di star mescolando gratuitamente musica e politica, qualunque italiano colto e onorato sa che ho ragione e perché. È appena giunta notizia delle dimissioni di Walter Veltroni.


















