Non si può andare in tilt per 10.000 immigrati

Guardando la televisione in questi giorni, è difficile non notare come i media filogovernativi stiano sfruttando la loro potenza di fuoco per terrorizzare i cittadini riguardo all'"emergenza clandestini". Il TG1 minzoliniano gonfia i numeri e dà ampio spazio quasi solo a interviste di lampedusani che si lamentano per atti di vandalismo da parte degli immigrati. Si ha quasi l'impressione che la situazione sia lasciata intenzionalmente degenerare per poter dare poi la colpa agli sbarcati e, indirettamente, a chi si batte per soluzioni civili e ragionevoli al problema.
L'"imparziale" Giletti, insieme all'urlatore Sgarbi chiamato a dargli manforte, si sbraccia nel ripetere che a Malta gli sbarchi non avvengono perché "sparano addosso ai barconi, e lo fa anche la Spagna che ha un governo di sinistra". Va bene, ammesso e non concesso che sia davvero così, cosa dobbiamo fare? Imitarli? O è meglio provare a fare la parte del grande Paese democratico, per una volta? E pensare che basterebbero tre navi per raccoglierli e distribuirli alle regioni disponibili (i governatori di destra e di sinistra dovrebbero avere il buonsenso di mettere da parte l'egoismo in situazioni così delicate).
È chiaro che il problema degli immigrati che sbarcano esiste, ma viene agitato e ingigantito a scopi elettorali (anche e soprattutto dalla Lega) per sfruttare le paure degli italiani. Ci si chiede perché non venga concesso a coloro che sbarcano un trattamento un minimo umano: persone abbandonate a se stesse, affamate e assetate, pochissimi medici, scarsissimo personale, pessimi servizi igienici, solo due centri per l'identificazione.
Tutto lasciato in mano alla buona volontà e al grande buon cuore dei lampedusani, che stanno profondendo davvero uno sforzo encomiabile, nonostante una situazione simile rischi di compromettere la loro economia (Lampedusa vive notoriamente di turismo, e la stagione buona si sta avvicinando).
Ci si chiede inoltre perché il governo non sfrutti un centro di accoglienza come quello di Trapani, che resta inutilizzato, benchè sia stato voluto dallo stesso Berlusconi, e costato la bellezza di sei milioni di euro (tenendosi bassi, il costo effettivo dovrebbe essere ancora più alto dato che si tratta di dati "riservati").
Non si capisce perché l'esecutivo abbia invece deciso di allestire una tendopoli all'aeroporto militare di Kinisia, suscitando l'inevitabile rabbia della popolazione trapanese, che ha bloccato strade e preso in assalto la prefettura.


















