Nucleare, Mario Tozzi: “La politica farebbe meglio a stare zitta”

“Sono degli irresponsabili. Parlassero di meno e studiassero di più”. Mario Tozzi,
maître à penser e mezzobusto televisivo dell’ambientalismo italiano,
non usa mezzi termini nel commentare le reazioni di casa nostra al
terremoto giapponese e alla minaccia di disastro nucleare. Le
dichiarazioni dei vari Fabrizio Cicchitto e Pierferdinando Casini,
a Tozzi non sono proprio piaciute. E’ un fiume in piena: “C’è da
rimanere allibiti. Questi politici fanno finta di esser dei teorici di
fisica nucleare. Non hanno nemmeno la decenza di usare la cautela che in
situazioni come questa dovrebbe essere d’obbligo”.
Non parlate a Tozzi poi dell’editoriale di oggi del Messaggero a firma di Oscar Giannino.
Un articolo che ha scalato la classifica delle dichiarazioni al buio
che poi sono state clamorosamente smentite. Il giornalista scriveva che
quanto accaduto in Giappone era “la prova del nove” della sicurezza
dell’energia prodotta dall’atomo. “Che figura miserrima quella di
Giannino – attacca Tozzi – Ma a una cosa è servita: a smascherare
l’abitudine italiana di salire in cattedra e di parlare di cose che non
si conoscono”.
Di fronte alla minaccia di un disastro nucleare, la parola d’ordine
della lobby nucleare nostrana è minimizzare. “Anche l’incubo che sta
vivendo il Giappone in queste ore con il danneggiamento
di un reattore – continua il giornalista – in Italia viene declinato a
mero strumento di propaganda politica e ideologica. Difendono l’atomo
solo perché non possono tornare indietro”.
Secondo il conduttore di “Gaia, il pianeta che vive” (che tornerà in onda su Rai Tre a partire dal 31 marzo) le bugie più macroscopiche della lobby pro-atomo sono due: la sicurezza e l’economicità di questa fonte di energia. Che la tragedia giapponese le sta drammaticamente mettendo a nudo.
“Le centrali nucleari giapponesi – spiega Tozzi – sono state costruite per sopportare un terremoto di 8,5 gradi della scala Richter. Poi cos’è successo? E’ arrivato un sisma di 8,9
e le strutture non hanno retto”. Le centrali italiane saranno costruite
per resistere a delle scosse di circa 7,1 gradi, ma, come sostiene
Tozzi, “chi ci assicura che un giorno non arriverà un sisma più
potente?”. Nessuno, appunto. Perché i terremoti sono fenomeni che non si
possono prevedere. Inoltre il disastro giapponese è avvenuto nel paese
tecnologicamente più avanzato del mondo. A Tokio infatti è radicata una
seria cultura del rischio che è frutto di una profonda conoscenza di
questi fenomeni. “Con quale faccia di tolla i vari Cicchitto ci vengono a
vendere l’idea che in Italia, in caso di terremoto, le cose possano
andare meglio che in Giappone? Il terremoto dell’Aquila
se si fosse verificato in Giappone non avrebbe provocato neanche la
caduta di un cornicione. Da noi ha causato 300 morti. Chi può credere
alle farneticazioni sulla sicurezza del nucleare italiano?”, chiede
sarcasticamente Tozzi. E’ vero che l’incidente nucleare è più raro, ma è
altrettanto vero che è mille volte più pericoloso. E il caso
giapponese, secondo Tozzi, è da manuale: “Se a una centrale gli si rompe
il sistema di raffreddamento diventa esattamente come un’enorme bomba atomica. Forse è questa la prova del nove di cui parla Giannino”.
E poi c’è la questione della presunta economicità dell’energia prodotta
dall’atomo. “I vari politici e presunti esperti – argomenta Tozzi – si
riempono la bocca dicendo che il kilowattora prodotto dall’atomo è più
economico di quello prodotto dalle altre fonti. Ma non è vero. Noi
sapremo quanto costa realmente solo quando avremo reso inattivo il primo
chilogrammo di scorie radioattive prodotto dalle centrali. E cioè fra
30mila anni”. Secondo il giornalista, la lobby che vuole il ritorno del
nucleare propaganda la sua convenienza economica senza tenere conto
dell’esternalità, e cioè dei costi aggiuntivi che ne fanno lievitare il
prezzo. Che vanno dallo smaltimento delle scorie (problema che nessun
paese al mondo ha ancora risolto definitivamente) ai costi sociali ed
economici di un eventuale incidente. “Sono soldi che i nuclearisti non
conteggiano – dice Tozzi – perché sono costi che ricadranno sui
cittadini e sulle generazioni future”.
Il 12 giugno è in programma un referendum che, fra le altre cose, chiede
l’abrogazione del ritorno all’atomo dell’Italia. Il rimando a quanto
successe a Chernobyl nel 1987, alle grandi
mobilitazioni antinucleariste fino al referendum che sancì l’abbandono
dell’energia nucleare è quasi d’obbligo. Ma a Mario Tozzi il paragone
non convince: “Veniamo da 25 anni di addormentamento delle coscienze.
Oggi abbiamo gente come Chicco Testa e Umberto Veronesi
che fanno i finti esperti e spot ingannevoli che traviano l’opinione
pubblica”. Insomma, il legame fra l’incidente che scosse le coscienze e
il voto popolare che funzionò nel 1987, oggi potrebbe fallire. Ma il 12
giugno non si voterà solo per dire no all’atomo. I cittadini saranno
chiamati anche ad esprimersi contro la privatizzazione delle risorse
idriche e contro la legge sul legittimo impedimento. Temi che, affianco
al no all’atomo, potrebbero convincere i cittadini ad andare alle urne. E
consentire alla tornata referendaria di raggiungere il quorum.


















