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Finalmente un nuovo Governo

Il consenso dimostrato sull'ipotesi di un 'governo Monti' si fonda sulla convinzione di un profondo mutamento di rotta e della definitiva sostituzione di un gruppo di potere che si è dimostrato incapace e addirittura pericoloso per l'intera Europa

Nel cosiddetto teatrino della politica ora si recita la scena della contrapposizione fra governo 'tecnico' e governo 'politico'. Come se le scelte che il nascente esecutivo è chiamato a compiere da subito, decidendo su quali fasce sociali far ricadere il peso maggiore del risanamento finanziario del Paese, potessero non essere politiche.

In realtà dietro questa disputa nominalistica si nasconde la pretesa di Berlusconi (che ha gestito il potere senza mai avere la maggioranza dei consensi degli elettori, solo grazie ai meccanismi incostituzionali di una legge elettorale 'porcata') di continuare a impedire il funzionamento delle nostre istituzioni democratiche.

Pretesa a cui è indispensabile reagire senza equivoci, per chiudere definitivamente il periodo delle maggioranze mercenarie che ci ha reso ridicoli di fronte ai nostri partner intrenazionali. Anche perché il consenso dimostrato sull'ipotesi di un 'governo Monti' si fonda evidentemente proprio sulla convinzione di un profondo mutamento di rotta e della definitiva sostituzione di un gruppo di potere che si è dimostrato incapace e addirittura pericoloso per l'intera Europa.

La nascita di un nuovo governo ci riporterà alla normalità costituzionale, fondata sulla centralità del Parlamento, i cui membri possono, nell'interesse della Repubblica (e non in quello personale o del proprio datore di lavoro) scegliere chi, nel momento storico, può guidare il Paese.

Fra le condizioni che il PDL avrebbe posto per sostenere Monti ci sarebbe l'impegno a autolimitare la propria competenza alla sola realizzazione di quanto già deliberato in precedenza e a non modificare la legge elettorale. Pretesa palesemente assurda per i motivi già visti, oltre che per la presenza di un referendum abrogativo che renderà comunque indispensabile il suo superamento.

In ogni caso è forse opportuno ricordare che le leggi le approva il Parlamento e non il Governo, che non detiene nemmeno il monopolio della iniziativa legislativa (art. 71 Cost.).

Il ritorno a un Parlamento effettivamente rappresentativo della volontà popolare e la restituzione agli elettori del potere di scegliere fra più candidati sono passi indispensabili per iniziare un percorso di definitivo superamento del berlusconismo, e l'iniziativa in tal senso non deve necessariamente essere assunta dal Governo.

Sarebbe anzi opportuno che la proposta di una nuova legge elettorale nascesse, per iniziativa delle forze finora di opposizione, proprio in Parlamento.

A meno che non si ritenga che nemmeno il Parlamento abbia competenza sulla concreta realizzazione del dettato del primo articolo della nostra Costituzione: 'L'Italia è una Repubblica democratica …' e 'La sovranità appartiene al popolo ….'.

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