Omertà di stato

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore
Pardi. Ne ha facoltà.
Pardi (Idv) - Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del
Governo, questa è, in assoluto, una delle peggiori leggi che abbiano mai
attraversato quest'Aula nel corso della legislatura. Ne abbiamo viste tante.
Abbiamo visto una sequela infinita di leggi ad personam, ma questa si
qualifica per il suo carattere pessimo.
Con
lo schermo della salvaguardia della riservatezza dei cittadini, che peraltro è
perfettamente difendibile con le leggi esistenti (basterebbe provarci), si
realizza in realtà una vera e propria omertà di Stato. La chiamo così di
proposito - omertà di Stato - perché, invece di pensare alla riservatezza, si
pensa al silenzio sul malaffare politico. Quello che non si deve sapere in
Italia è ciò che si rigira nel crogiuolo del malaffare politico. E l'unica
maniera che voi avete trovato per impedire la conoscenza dei cittadini su questo
fenomeno, sempre più largo, sempre più invasivo, sempre più incisivo, è quella
di varare un provvedimento che assicura l'omertà di Stato.
Voi vi fate vanto, come ha fatto poco fa il senatore Mugnai,
della lotta anticriminalità, che peraltro è attuata dalla magistratura e dalla
polizia di Stato e di cui, forse, perfino qualche politico della maggioranza
soffre, data la vicinanza scivolosa a settori di un mondo ignoto. Vi fate vanto
di questa lotta contro la criminalità, in realtà per sottrarre alla magistratura
e alla polizia di Stato i mezzi fondamentali per contrastare la
criminalità.
Ci sono due punti fondamentali
da cui considerare tale questione. Il primo è la grande questione della libertà
di stampa. Sulla questione della libertà di stampa, abbiamo da dire qualche
cosa. La stampa imbavagliata non si addice alla democrazia. Voi, in realtà,
producete un bavaglio di cui oggi è perfino difficile immaginare le proporzioni
e il futuro. Voi chiudete la bocca ai giornalisti e, cosa quasi ancora peggiore,
approntate uno strumento subdolo che invita e, di fatto, costringe gli editori a
diventare i controllori occhiuti di ciò che i loro giornali, di ciò che la
stampa libera e tutta la stampa potrebbe dirci. Li mettete in condizione, per
paura di multe inverosimili, di vegliare, di vagliare e di impedire sul nascere
la diffusione di notizie che possono produrre quell'effetto.
Con tutto ciò, i cittadini sono condannati a non sapere. Ed
è questo che vi sta a cuore: che i cittadini non sappiano. Viene da chiedersi:
che cosa sapete voi che i cittadini non dovrebbero sapere? Quali sono i segreti
innominabili che vi preparate a nascondere con lo strumento che avete
approntato? In realtà, preparate un universo di silenzio, in cui l'unica
certezza sarà la realtà del ricatto. Infatti, ciò che noi non potremo sapere, e
che, invece, qualcuno saprà, nel silenzio diventerà un mezzo di ricatto ignoto,
inconfessabile e inconfessato, di cui sarà impossibile perfino vagliare i
risultati. Ci si muoverà in una perfetta zona d'ombra, in cui a sapere saranno
pochissime persone, e le persone che sapranno terranno all'oscuro tutti gli
altri, e si faranno forti di questa sapienza per produrre degli effetti ancora
oggi inconoscibili. Solo poche persone, in questo mondo di ignoranza
programmata, avranno la possibilità di fruire della libertà di informazione che
la Costituzione assicura con l'articolo 21.
Abbiamo a capo del Governo - cosa inverosimile in qualsiasi democrazia
mondiale - il monopolista dei mezzi di informazione, il quale, dalle telefonate
che fino ad oggi sono state intercettate, si rivela un possessore imperioso e
sprezzante degli uomini che vivono nel mondo della stampa. Abbiamo dovuto
sentire intercettazioni in cui il Presidente del Consiglio si rivolge ai membri
dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e li tratta come pezze da
piedi, dicendo loro: "Cosa state a fare lì? State rubando lo stipendio:
decidetevi a fare qualcosa!" E abbiamo dovuto sentire il direttore generale
della Rai che balbetta in una telefonata, dicendo: "Ma come? Abbiamo appena
fatto fuori Ruffini!"
Ma vi rendete conto
di quello che abbiamo dovuto sentire nelle intercettazioni? Certo che ve ne
rendete conto: era proprio quello che voi non volevate che sentissimo! Questa è
la realtà: volete nascondere ciò che sarebbe legittimo per chiunque sapere,
proprio perché sapete quale lezzo, quale ribrezzo, quali schifezze vengono fuori
dalla conoscenza di queste cose.
La stampa
imbavagliata, però, è solo un aspetto: forse l'aspetto più vistoso, quello per
cui giustamente i giornali si sono dati da fare e per cui giustamente il mondo
della stampa si ribella. C'è però un altro aspetto, ancora più insidioso: che
cosa succederà mai, che cosa potrà mai pubblicare la stampa, se andrà a buon
fine (anzi, a pessimo fine) la vostra intenzione di impedire alla polizia e alla
magistratura di fare delle inchieste serie? È quello che vi state apprestando a
fare: dite di lasciare intatte le indagini sulla mafia, ma in realtà - come ha
già spiegato con calma il senatore D'Ambrosio - esse non partono mai targate,
con impresso il nome "Mafia" con la M maiuscola. Le indagini di mafia partono
dal caso, da indagini su reati normali. Voi impedite di perseguire e di scoprire
questi reati normali, e in questa maniera inaridite anche le fonti delle
indagini sulla mafia.
State rendendo
macchinosa la procedura, avete inventato delle cose inverosimili. Togliete al
singolo pubblico ministero la decisione e la affidate ad un collegio di tre
membri: ma vi rendete conto di che cosa significa questo? Si tratta di un
inceppamento complessivo, su cui non torno, perché il senatore D'Ambrosio l'ha
già spiegato molto meglio di come avrei potuto fare io. In futuro ci sarà un
meccanismo di una viscosità inverosimile.
Oltre all'affidamento delle decisioni sulle intercettazioni a un collegio
plurimo (e su questo punto voglio aggiungere una considerazione), immaginate che
cosa vuol dire mandare in su e in giù la richiesta di intercettazione, da una
procura cittadina qualsiasi, tramite un ufficiale della Guardia di finanza, che
deve andare nel capoluogo distrettuale, fare presente tale richiesta, aspettare
eventualmente la risposta e fare il viaggio di ritorno per portarla? Avete
costruito questo meccanismo sapendo lucidamente che in questa maniera avreste
creato un impedimento, e che tramite il blocco delle intercettazioni vi sarebbe
stato il blocco delle inchieste. A voi piace questa situazione in cui la
magistratura, invece di occuparsi del crimine, della criminalità organizzata e
dei rapporti viscosi tra affari e politica sarà costretta ad occuparsi di altre
cose.
Quante cose, se verrà impedito l'uso
dello strumento delle intercettazioni, non sapremo? L'elenco è lunghissimo, e i
giornali lo hanno già fatto: pensiamo ai casi di Novi Ligure o di Erba. In
realtà voi (va detta una cosa sostanziale) in nome della riservatezza vi
apprestate a mandare al macero le prove. Qualsiasi magistrato, al quale viene
affidato il compito di un'inchiesta, accumula elementi di prova nel corso della
stessa, elementi di prova che ad un certo punto voi mandate al macero:
costringerete il magistrato a dire che un certo elemento non è ammissibile, un
altro non si può utilizzare, un altro va messo da parte, un altro ancora va
buttato via.
Infine, reinventate la
fantasia di Bertoldo: questa è una cosa di una gravità eccezionale! Così come il
piccolo eroe medievale poteva scegliersi l'albero al quale farsi impiccare, voi
permettete a chiunque - a chiunque! - sia interessato da un'inchiesta della
magistratura di far presentare, magari tramite un amico o un conoscente, una
denuncia qualsiasi, una sporca denuncia qualsiasi, sul magistrato che indaga in
modo tale da costringerlo nei confini del registro degli indagati. Avete
compiuto il vostro capolavoro!
Quello che
già vi era piaciuto a suo tempo, quando Berlusconi cercava invano i modi per
disfarsi dei processi che lo assillano e che lo inseguono per un'infinità di
fatti criminosi dovuti alla sua carriera precedente, adesso arriva a compimento:
c'è la possibilità di impedire al magistrato di darsi da fare.
Questa situazione determina effetti intollerabili. Questa
omertà di Stato per proteggere i politici coinvolti in reati di corruzione
potrebbe essere esemplificata tramite una quantità infinita di esempi. Ne cito
alla rinfusa solo alcuni: il caso della clinica Santa Rita, in cui i medici
facevano a pezzi i pazienti per ricavarne vantaggi innominabili, non lo
conosceremmo più; l'imperio padronale di Berlusconi sugli uomini
dell'informazione non l'avremmo mai saputo; per non parlare del giro di donne a
pagamento nelle case del Presidente del Consiglio, della rete
affaristico-criminale alle spalle della Protezione civile o del pagamento di
case gratuito a vantaggio di politici ignari, che non sanno nulla. Tutte cose
inconfessabili di cui non avremmo saputo nulla.
Voi volete la giustizia incatenata e l'informazione imbavagliata: noi
lotteremo per non farvelo fare. Abbiamo degli strumenti e ve li diciamo in
faccia. Creeremo un sito all'estero, fuori dal vostro strumento di occhiuta
rapina, per poter parlare a tutto il mondo di ciò che voi volete impedire che si
sappia qui, e inonderemo le reti di tutto il mondo dicendo tutto quello che oggi
non si può più dire. Tutto ciò che i giornalisti e gli editori non potranno più
pubblicare sarà pubblicato su un sito straniero, giustamente straniero perché è
un modo di fare "straniero" per l'Italia. Solo questo possiamo fare: farlo fuori
perché qui voi ci impedite di farlo, ma ve lo butteremo in faccia.
E faremo ancora di più: noi, nella nostra
autonomia di parlamentari, siamo liberi di dire ciò che ci pare in quest'Aula, e
noi vi sfidiamo. Lo faremo! Le notizie che i giornalisti non potranno più
pubblicare, le intercettazioni che non si potranno più conoscere, noi le diremo
qui! E saranno registrate nel resoconto stenografico, e diventeranno un atto
pubblico e non potrete opporvi! (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori
Magistrelli e D'Ambrosio).
Potete
inventarvi tutto quello che volete, ma ciò che sarà detto qui il giorno dopo
diventerà un atto pubblico, pubblicato sul resoconto stenografico. Dovrete fare
i conti con questo tentativo di libertà. Noi cominciamo una battaglia di
disobbedienza civile e voi, nella vostra irresponsabilità, non vi siete resi
conto del livello al quale può giungere. Dovrete soffrire ...
PRESIDENTE. Senatore Pardi, ora deve soffrire un po' pure
lei. Lei ha parlato quattro minuti in più.
PARDI (IdV). Dovrete soffrire.
PRESIDENTE. La devo invitare a concludere, senatore Pardi.
PARDI (IdV). Voi oggi fate soffrire la
democrazia, fate soffrire l'informazione, fate soffrire la giustizia. Noi vi
faremo soffrire e diremo ciò che è indicibile. E voi dovrete assistere al fatto
che lo diremo. Una nuova lotta di disobbedienza civile comincerà proprio in
questi giorni! (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Pardi, anche
per le informazioni anticipate.


















