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Per i fatti di Roma chiedo le dimissioni del Ministro dell'Interno Maroni

Io il 15 ottobre ero alla manifestazione di Roma. La mia versione dei fatti.

Sono arrivata a Termini alle 14 e il corteo data la grade affluenza di gente era già partito da un pò. Visto che volevo raggiungere "i nostri" che erano con i Comitati per L'acqua pubblica, abbiamo risalito il corteo sino alla testa (i coordinamenti dell'acqua erano in testa).

Il corteo era immenso colorato e pacifico, con persone di tutte le età ma in maggioranza giovani una fiumana di giovani mai vista. CI siamo trovati in via Cavour probabilmente pochi minuti prima che iniziassero i primi vandalismi. Il corteo era già diviso in due: la testa era staccata di una decina di metri e in quello spazio libero c'era un gruppo di black bloc bardati a dovere che si stavano preparando all'azione. A quel punto noi siamo andati avanti abbiamo raggiunto il corteo di testa e siamo arrivati in Piazza S. Giovanni cantando e gridando slogan con un corteo bellissimo! In Piazza S. Giovanni ci siamo seduti tranquilli sui gradini a prendere il sole in attesa dell'arrivo di tutti gli altri.

Ad un certo punto vedevamo che non arrivava più gente e ci domandavamo perché, poi è cominciato ad arrivare qualcuno che ci ha riferito dei disastri in via Cavour. Dopo un po' la piazza ha cominciato a riempirsi di gente che correva spaventata si sono cominciate a sentire le bombe carta, insomma i balck bloc erano arrivati in fondo a Via Vittorio Emanuele al'imbocco della Piazza e li, a due passi da noi, si stava svolgendo uno scontro con la polizia. Scoppi fortissimi, abbiamo visto la polizia con gli idranti contro la folla, hanno colpito bambini persone che non c'entravano nulla, poi sono arrivati i lacrimogeni. A quel punto ci siamo spostati dall'altra parte della piazza contro la Basilica. Intanto mentre dall'entrata in Piazza da Vittorio Emanuele si stavano svolgendo gli scontri, da dietro la basilica i cortei cntinuavano ad entrare in Piazza (probabilmente erano spezzoni della coda che erano stati deviati). Quindi ad un certo punto da quella entrata in Piazza, c'era gente che scappava spaventata e gente che entrava cantando inconsapevole di quello che stava avvenendo.

Prima considerazione:

La Piazza è stata completamente lasciata a se stessa, ci sono stati attimi di panico collettivo con quella massa di gente poteva succedere di tutto. La Polizia invece di difendere la Piazza e fare un cordone a protezione dei manifestanti ha attaccato i black bloc o forse anche lasciato fare.

Seconda considerazione:
I black bloc che si stavano preparando in Via Cavour in mezzo al Corteo che noi abbiamo visto chiaramente, come mai non sono stati individuati dalla Polizia? Avevano tutto il tempo di isolarli prima che entrassero in azione. Come sono entrati nel corteo? Nelle strade trasversali al percorso principale era tutto pieno di camionette della polizia. Sono convinta che sono stati lasciati entrare e c'era tutto un piano preordinato.

Quando noi siamo andati via dalla Piazza, al Circo Massimo abbiamo incontrato un altro spezzone del corteo immenso e che lì era stato deviato e aveva fatto tutto il percorso in allegria senza problemi. Un signore che abbiamo incontrato ci ha riferito che a Termini ha visto un gruppo di persone strane (che non avevano la faccia di manifestanti) che si sono inseriti in mezzo al corteo lui si è avvicinato ed ha sentito che chiamavano i poliziotti colleghi, con la sua cinepresa ha cercato di filmarli tentando di togliergliela. La mia ricostruzione dei fatti è questa. Questo gruppo è stato fatto entrare per fare da cuscinetto tra i manifestanti e i black bloc, in modo che quelli dietro non si accorgessero dell'ingresso dei black bloc. In Via Cavour questo gruppo ha protetto l'entrata di quelli armati di tutto punto che, come ripeto, secondo me sono stati lasciati entrare. Tra l'altro da alcune testimonianze raccolte in piazza qualcuno li ha visti mascherarsi infilasi i cappucci e delle tute.

Terza considerazione:

E qui do la colpa ai movimenti che per paura che altri mettessero il cappello sulla manifestazione hanno rifiutato un servizio d'ordine unitario. Così alcuni spezzoni tipo quello della Fiom aveva il loro servizio d'ordine ma il resto era allo sbando.
Quando eravamo in Piazza e sono cominciati gli scontri nessuno ha preso in mano la situazione la folla era allo sbando. Solo più tardi quando dal retro della Piazza è arrivato il corteo dei Cobas si sono frapposti coi loro camion tra la Piazza e la zona in cui avvenivano gli scontri chiedendo alla gente di spostarsi tutta dietro i camion e prendendo un po' il controllo della situazione.

Quarta considerazione:
Il vero responsabile di tutto è il Ministro degli Interni, che in presenza di azioni violente annunciate non ha saputo garantire ai cittadini il diritto fondamentale di manifestare pacificamente sancito dalla nostra Costituzione. Quindi bisognerebbe chiederne le dimissioni.

Azioni sul documento

Cosa vuole il terrorismo?

Inviato da mariaricciardig il 21/10/2011 14:36
leggo in questa rubrica alcune note sui fatti di Roma e sulla violenza che si è scatenata, segno che da parte dei lettori esiste e insiste una certa preoccupazione, anche se i quesiti che vengono posti indicano come sfugga all'attenzione il nocciolo duro del problema.

Ho letto una domanda:

"Perché questi violenti se la prendono con la città e i cittadini ?";

la domanda è corretta perché conduce al chiarimento; l'obiettivo della violenza non può diventare una delle sedi delle Istituzioni, perché non servirebbe allo scopo.

Scopo di queste manifestazioni di cieca violenza è quello di seminare il terrore nella popolazione indifesa; la paura del peggio che dovrebbe spingere ad auspicare soluzioni di forza, anche con provvedimenti autoritari.

Chi vuole seminare terrore nelle popolazioni non può che essere identificato come terrorista, ma

cercare di chiarire il concetto di terrorismo, in questa sede, ci porterebbe lontano e sarebbe un discorso lungo e articolato. Assumiamo per buona l'identificazione che la cultura contemporanea si spreca a propagandare.

Dovremmo, così, esaminare alcuni quesiti che, con molta accuratezza, ci viene vietato di valutare e fornire ipotesi di risposte.

Dobbiamo però chiederci:

" Qual è lo scopo dei terroristi ?"

"Quale strategia li ispira ?".

Innanzitutto si deve prendere atto di avere di fronte una costellazione frazionata e non un soggetto monolitico; le definizioni siamo noi stessi a fornirle legittimando il terrorismo con l'attribuzione di una compattezza ideale, programmatica e operativa che non ha.
Questa compattezza viene riconosciuta identificando nel terrorismo un nemico da abbattere con una dichiarazione di guerra totale. Ma le guerre si fanno in due e il terrorismo è, per definizione, unilaterale, non porta divise, non innalza bandiere, opera e agisce all'improvviso, vilmente, e colpisce nel mucchio con il solo scopo di seminare terrore. Il suo obiettivo non è "il nemico" da abbattere e combattere, ma il popolo-spettatore, vittima passiva, primo attore di una tragedia che non vuole recitare.

Il terrorismo non ha una strategia perché non ha un modello di società da proporre; una eventuale destabilizzazione nazionale non gli servirebbe; il terrorismo, anzi, si ribella a questa pretesa, mirando a terrorizzare, non a conquistare: il terrore è un mezzo, mentre il programma di conquista è un fine.

La guerra totale al terrorismo veste, però, gli stessi panni del terrorismo, colpendo nel mucchio, evitando lo scontro, stimolando, così, quella reazione rappresentata dagli atti terroristici.
Dalla guerra totale bisogna trasferirsi sul terreno della politica e del dialogo accettando, riconoscendo e rispettando le differenze sociali, culturali e antropologiche e neutralizzando i progetti di restaurazione autoritaria che del terrorismo si servono per autogiustificare una stretta alle libertà conquistate con la Costituzione.

I primi passi si stanno compiendo con il bavaglio alla informazione, con l'abolizione delle intercettazioni, con il far venir meno alle forze dell'ordine i mezzi indispensabili per operare.

C'è poi quella intercettazione Lavitola/Berlusconi, dove si parla di milioni di cittadini nelle piazze, eliminare il tribunale di Milano e assediare il quotidiano Repubblica, espressioni che un capo di governo non dovrebbe mai neppure pensare.

Stanno qui i pericoli paventati che potrebbe correre la fragile democrazia italiana, facilmente ipnotizzabile da miraggi futuri che negano la concretezza del presente, mentre godono del diritto di urgente priorità solo le manovre a favore di pochi o, peggio, di uno solo.

Circondare, assediare, condurre alla resa il terrorismo si può e di deve, ma non con l'ipotesi di una restaurazione autoritaria che legittimerebbe ben altre violenze, come la triste storia appena trascorsa ci insegna.

L'unica alternativa possibile è l'assedio da parte della politica propositiva e non politicante,, per ricondurre queste drammatiche controversie nell'alveo della politica e del dialogo, nella consapevolezza di riconosce il diritto di tutte le classi all'autodeterminazione, senza corporativismi di parte.

Gli interessi esclusivi delle classi più agiate, così bene tutelati, conducono verso un mare in tempesta, che finirebbe con l'annientare tutte le parti .
Rosario Amico Roxas
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