Perché non possiamo non parlare di Ruby

In questa deprimente e pericolosa stagione della nostra politica, da più parti arrivano appelli a spostare l'attenzione dalle abitudini notturne del presidente del Consiglio ai problemi concreti del Paese.
Lo stesso Berlusconi, forse per distrarci, si è infine deciso a presentare alcune proposte, per quanto risibili e fantasiose, che dovrebbero aiutare la nostra economia.
Ma per quanto legittimo e sensato, l'appello a separare, come dicono, 'il pubblico dal privato' non può essere totalmente accolto, e di Ruby e delle sue colleghe sarà necessario continuare a parlare.
Perché è stato lo stesso Berlusconi a indirizzare l'attenzione non sulla sua politica, che anche lui evidentemente riconosce impresentabile, ma sulla sua persona, che ritiene (purtroppo non del tutto a torto) un modello apprezzato e invidiato dagli italiani e dalle italiane.
C'è stata l'ostentazione della figura del presidente imprenditore, operaio, benefattore, ma anche conquistatore e perfino puttaniere e ora 'peccatore', purché sempre più ricco; il giuramento sui figli, le riviste patinate per presentare la falsa immagine di una famiglia (la seconda) unita e felice, mentre ora sappiamo la squallida verità anche grazie a Veronica Lario; per arrivare al suggerimento alla giovane precaria di trovarsi un marito ricco come i suoi figli.
Berlusconi ha sempre preteso di essere il migliore di tutti su tutti i piani, di essere considerato un monarca assoluto, anche se obbligato a comprare i voti necessari per salvare la faccia (facendoli pagare agli italiani).
Questo non può che costringerci a valutare se uno che si definisce 'il miglior presidente degli ultimi 150 anni' ha la personalità e le capacità (non solo amministrative) necessarie a gestire i destini del Paese.
Non possiamo non tenere conto delle conseguenze, anche sul piano dei rapporti internazionali, della sua megalomania, delle sue bugie clamorose e perfino ingenue, del suo rifiuto delle regole su cui si fondano tutti i rapporti fra persone che si rispettano. E non possiamo ignorare non tanto la sua immoralità, quanto il suo evidente disprezzo per le donne, che considera come una merce qualsiasi.
E' anzi stupefacente e intollerabile che questo giudizio non lo esprima più esplicitamente la Chiesa cattolica, che pure pretende di costituire la guida morale di tanti italiani.
Berlusconi non si è limitato a gestire il potere economico e politico, conquistato con la complicità dei suoi attuali avversari, nel suo esclusivo interesse. In tutti questi anni ha impegnato il suo controllo quasi assoluto sui media cercando di modificare la cultura del nostro Paese a sua immagine e somiglianza, irridendo ai principi fondamentali della democrazia: uguaglianza, solidarietà, legalità. Si è posto come modello da imitare, purtroppo con un certo successo (anche se molto inferiore a quanto cerca di farci credere).
Motivo di più per continuare a parlare di tutti gli aspetti della sua vita che ci consentono di valutare se rappresenta veramente, insieme ai Lelemora e ai Fede, il nuovo modello di italiano con cui dovremmo sostituire quello su cui si fonda la nostra Costituzione repubblicana e antifascista.
Saremo dunque costretti a parlare ancora di Ruby e delle sue colleghe, perchè non vogliamo rinunciare a un'idea diversa degli uomini e delle donne e perché solo riportando il berlusconismo alla sua dimensione di fenomeno patologico potremo finalmente affrontare i problemi veri del Paese..


















