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Perché una lista dei 'senza partito'

La proposta di Andrea Camilleri su Micromega di una lista dei 'senza partito' per le europee, federata in qualche modo con il partito di Antonio di Pietro, appare oggi il migliore percorso per quanti non vogliono essere passivamente corresponsabili dell'uscita del nostro Paese dalla democrazia

Nel nostro Paese oggi una significativa quota di elettori non è rappresentata in Parlamento grazie a una legge elettorale sulla cui legittimità costituzionale è lecito avere seri dubbi, ma anche grazie alla incapacità di farsi unitariamente rappresentare da una forza politica laica e pluralista, preferendo dividersi in tanti piccoli partiti concorrenti e separati da rivendicazioni identitarie talvolta di non facile comprensione.

 L'astensionismo ha, forse per conseguenza, raggiunto livelli preoccupanti.

 Infine una parte importante dell’elettorato (anche se non la maggioranza), condizionata da campagne mediatiche martellanti che presentano una visione deformata e falsa della nostra società, vota contro la democrazia parlamentare, in favore di un personaggio che ne nega l’importanza e i principi fondamentali e si propone di sostituirla con forme plebiscitarie e populiste di accentramento del potere.

 Non so voi, ma a me capita ancora di chiedermi come siamo potuti arrivare a questa situazione.

 Credo che, indipendentemente dalla presenza di maggioranze di destra o di sinistra, non ci siano nel mondo occidentale attualmente analogie, che si riscontrano invece nei percorsi che portarono al potere, con l’uso di strumenti formalmente democratici, sia Hitler che Mussolini.

 L’aspetto che mi appare più inquietante è proprio il diffondersi della indifferenza, quando non della insofferenza, rispetto alle regole democratiche, che sono mirabilmente riassunte nei Principi Fondamentali della nostra Carta del 1948, e credo che precise responsabilità ricadano su quanti hanno gestito le amministrazioni locali, con le quali i cittadini sono quotidianamente in contatto.

 Di fronte ai disastri ambientali, al dilagare della criminalità organizzata e di quella finanziaria, alla inefficienza dei servizi pubblici, alla debolezza del sistema economico non si può evitare di chiedersi se la responsabilità delle nostre Amministrazioni non sia stata, in questi 60 anni, affidata in larga parte a degli incapaci o a persone dalla discutibile moralità.

 In entrambe i casi il dubbio sulla efficacia del metodo democratico rappresentativo per la selezione della classe politica, e la tentazione di tornare a sistemi autoritari potrebbero apparire legittimi, specialmente agli occhi di quanti sentono come un peso insostenibile quel minimo di impegno civile che il ruolo di cittadino responsabile richiede.

 Insomma, fra le tante innegabili colpe del ceto politico di questi anni, la più grave è forse proprio aver generato sfiducia nella possibilità di governare democraticamente in modo efficace, mostrandosi inadeguati ad affrontare i problemi delle nostre società.

 Ma già Winston Churchill riconoscendo che ‘la democrazia è la peggior forma di governo’, aggiungeva ‘eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora’.

 Il metodo democratico, per una forza politica che intenda veramente arrestare la deriva autoritaria di questo Paese, non può essere ‘negoziabile’, né lo possono essere le sue condizioni indispensabili: il rispetto delle regole e la trasparenza, la democrazia interna e la tolleranza verso il dissenso, l’intolleranza verso i facili compromessi e l’impegno vissuto come dovere civico e non come mestiere.

 Il meccanismo democratico è fondato sull’interazione di due categorie: gli elettori e gli eletti.

 Soprattutto, citando ancora una volta Norberto Bobbio: ‘… non vi sono eletti e reprobi, governanti e governati per destinazione, potenti incontrollati e servi rassegnati … ma tutti possono essere, a volta a volta, governanti o governati…’.

 Non possiamo dunque pretendere dai primi comportamenti virtuosi se non chiediamo ai secondi un coinvolgimento diretto, senso di responsabilità e coraggio nelle loro scelte.

 Solo su queste basi, procedendo dal basso, facendo ricorso a nuove competenze e alla passione civile, potremo ricostruire un soggetto politico in grado di restituire fiducia e rappresentanza al ‘popolo della sinistra’. La proposta di Andrea Camilleri su Micromega di una lista dei 'senza partito' per le europee, federata in qualche modo con il partito di Antonio di Pietro (che con tutti i suoi limiti appare comunque l'unico nettamente schierato per un ritorno alla legalità repubblicana) appare oggi il migliore percorso per quanti non vogliono essere passivamente corresponsabili dell'uscita del nostro Paese dalla democrazia, e dovrebbe essere estesa a tutte le altre occasioni di consultazione elettorale.

 

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