POKER D’ASSI SENZA BLUFF

Nelle
analisi del voto europeo si è parlato molto della frenata inattesa
del Pdl e del calo atteso del Pd, che comunque, visto il travaglio
vissuto in questo ultimo anno, è riuscito a tenere ed a non
crollare. Si è discusso moltissimo del successo dell’Idv, il vero
vincitore delle elezioni, e del previsto incremento della Lega
xenofoba e federalista. L’elemento più importante, però, al di là
di ogni dibattito su chi ha vinto e chi ha perso, è l’elezione in
Europa di ben quattro esponenti dell’antimafia italiana, da sempre
impegnati, con ruoli ed in ambiti diversi, nella lotta contro la
criminalità organizzata ed i suoi riferimenti istituzionali.
Il
Parlamento europeo, infatti, nei prossimi cinque anni vedrà tra i
suoi banchi quattro persone che rappresentano il senso di giustizia
di quei cittadini che non vogliono arrendersi al dominio della mafia
e dei politici conniventi e corrotti. Tra i più votati in Sicilia
figurano Rosario Crocetta, il coraggioso sindaco di Gela che ha
polverizzato il sistema degli appalti mafiosi nel comune della
“stidda”, e Rita Borsellino, sorella di Paolo Borsellino, donna
impegnata da anni nella diffusione della cultura della legalità tra
i giovani e simbolo della rinascita siciliana, protagonista di un
risveglio civile che la portò ad essere candidata alle regionali del
2006, dove riuscì a prendere più di un milione di voti nella
battaglia di legalità contro Totò Cuffaro.
Grazie alla presenza di
Crocetta e della Borsellino, il Pd in Sicilia ha ottenuto un ottimo
risultato, conquistando due dei 6 seggi assegnati alla circoscrizione
insulare (Sicilia-Sardegna), pareggiando così i due seggi
conquistati dal Pdl, partito che fino ad un anno fa dominava ogni
elezione nell’isola. I rimanenti due seggi sono andati
rispettivamente all’Udc e all’Idv.
Proprio nel partito di Di
Pietro, cresciuto in misura incredibile anche in Sicilia, sono stati
eletti al Parlamento europeo Luigi De Magistris, il magistrato che ha
scoperto la commistione tra politica, crimine organizzato e poteri
forti, venendo per questo allontanato dalla propria indagine e dalla
propria Procura, e Sonia Alfano, figlia del giornalista antimafia
Beppe, ucciso da “cosa nostra” nel 1993, impegnata nella ricerca
dei mandanti politici dell’assassinio del padre, nella difesa dei
diritti delle famiglie delle vittime di mafia e, soprattutto,
nell’attività di denuncia del malaffare e di diffusione della
cultura della legalità tra i giovani.
Quattro figure importantissime
e prestigiose, quattro persone che non hanno mai smesso di lottare,
che hanno vissuto sulla propria pelle la necessità del coraggio,
della dignità, del non piegarsi per poter vivere a testa alta e
combattere un sistema oppressivo, violento, colpevole del mancato
sviluppo economico del Sud. Tre siciliani (Crocetta, Borsellino,
Alfano) e un napoletano (De Magistris) uniti dalla volontà di
continuare la propria battaglia per l’affermazione della legalità
e della giustizia sociale, in un Paese come l’Italia che sembra
sempre più impantanato nel clientelismo, nell’abiezione morale, in
un’intolleranza endemica a qualsiasi regola di vivere civile, in un
clima di rassegnazione che appare indotto da chi vuole operare
indisturbato e senza resistenza.
Questa sarà la parte più difficile
di una battaglia che dall’Europa sarà di sicuro condotta con unità
di intenti e con la condivisione di un’idea di società diversa da
quella che al momento viviamo. Il fatto che quattro pilastri
dell’antimafia vengano eletti con numeri importanti rappresenta un
segnale di speranza circa la possibilità che qualcosa, nel quartiere
basso della società, si stia muovendo, con discrezione strategica,
senza la necessità di proclami mediatici, ma con la convinzione di
chi ascolta il suono nobile delle coscienze, dei sogni di giustizia.
La convinzione di essere dalla parte del giusto e di essere molto più
numerosi di quello che sembra.
Per chi ha partecipato a fianco di
Rita Borsellino alla grande avventura delle primarie per le regionali
del 2006 e alle successive elezioni, è stato davvero emozionante
sapere che Rita è stata la più votata in Sicilia dopo
l’onnipresente Berlusconi. Un vero e proprio plebiscito per la
Borsellino, con quasi 230.000 preferenze, a dimostrazione che quella
che fu definita “la primavera siciliana” è ancora in corso.
Anche Crocetta ha ottenuto un grandissimo risultato, raccogliendo
150.000 preferenze, piazzandosi al quarto posto complessivo, dopo
Berlusconi, la Borsellino e l’attuale presidente della Regione,
Raffaele Lombardo.
Così come emoziona l’exploit di Luigi De
Magistris, non tanto per l’avvenuta elezione, quanto per i numeri
della sua vittoria: con oltre 415.000 voti è stato il secondo più
votato d’Italia dopo il premier. Un successo impressionante, netto,
eloquente che fa ben sperare per un futuro rinnovamento della
politica italiana, un futuro in cui persone come De Magistris,
Crocetta, Borsellino, premiati dai numeri (che in politica contano),
potrebbero essere nuovi leaders di partito, garantendo un alto
profilo morale unito ad una grande competenza ed alla presenza sul
territorio e tra la gente, elemento che spesso latita nell’esperienza
di molti esponenti di primo piano della politica attuale. Discorso
che vale anche per Sonia Alfano, la cui elezione può rappresentare
l’avvio di un percorso di crescita e di maturazione politica, che
possa consentirle di unire alla sua pulizia morale, all’esperienza
personale sul territorio e alla freschezza delle sue idee una
maggiore dimensione politica.
Attorno a questi quattro paladini dell’antimafia e della buona politica si respira un clima di fiducia e di speranza. In tanti, questa volta, sono pronti a scommettere che non vi sarà alcuna delusione, perché le basi di partenza affondano nella concretezza di un presente e di un passato di lotta e di giustizia.


















