Pontida è servita?

I (troppi) sostenitori del bipolarismo più o meno forzato presenti in entrambe gli schieramenti del nostro Parlamento giustificano di solito questa deviazione dal modello originario della nostra Costituzione ricordando i danni della strategia dei 'due forni', che assegna a una forza politica anche non molto rilevante un potere sproporzionato quando è determinante per la costruzione di una maggioranza di coalizione, e le consente quindi di esercitare una forma di ricatto nei confronti delle altre forze.
Non c'è dubbio che si tratti di una patologia del sistema rappresentativo, che dovrebbe garantire il governo della maggioranza, ma la cura rischia di essere peggiore del male.
A confermarlo (se ce ne fosse stato bisogno) basterebbe la fiera paesana che la Lega organizza annualmente a Pontida, che per le dichiarazioni deliranti che ne escono è sempre più simile ai peggiori rave party.
Bossi sa bene di essere indispensabile per mantenere in piedi una maggioranza che esiste solo in questo Parlamento grazie all'infimo livello etico di tanti deputati che per qualche benefit sono disponibili a votare di tutto, e il conto che presenta a Berlusconi per l'uso delle sue truppe mercenarie è sempre più salato.
D'altronde per far dimenticare ai suoi elettori i nepotismi, l'arricchimento personale dei gruppi dirigenti del partito, le contraddizioni, la complicità in una politica che impoverisce il Paese, l'accettazione supina delle pretese di immunità di 'Papi' e i suoi 'vizietti' non può che sparare proclami sempre più roboanti nel tentativo di distrarli.
Questa volta però gli 'omini verdi' di Pontida hanno fatto di più: hanno presentato formalmente un elenco-ultimatum con tanto di date di scadenza; richieste a cui, secondo loro, Berlusconi 'non può dire di no'. Insomma hanno messo nero su bianco il 'pizzo' che pretendono.
Il trasferimento di qualche ministero 'al nord' (col suo contorno di posti di lavoro per parenti e amici, appalti, ecc...) non è che l'ultima trovata in ordine di tempo, ma forse è anche la più difficile, vista la sua palese impossibilità e per farla dimenticare ci vorrà molta fantasia.
Una cosa è comunque certa: nemmeno nei tempi più bui della 'prima repubblica' il ricatto di un partitino delle dimensioni della Lega è riuscito a determinare tanta parte della politica nazionale. Perché non possiamo dimenticare che Bossi alle politiche del 2008 (prima dello 'schiaffo' delle ultime amministrative) rappresentava l'8% dell'elettorato nazionale, che in alcune regioni non raggiungeva l'1% e anche nelle regioni dove è più radicato difficilmente arrivava a rappresentare un elettore su tre.
Sul piano puramente numerico un paragone potrebbe essere tentato con il PRI di Ugo LaMalfa, che con il suo 5% riuscì a influenzare la storia del Paese e a porre pazientemente le basi del primo centro-sinistra; ma significherebbe ignorare l'abisso qualitativo che separa quelle lungimiranti elaborazioni politiche dalle banali rivendicazioni leghiste (la richiesta di cessare le operazioni in Libia non discende da motivazioni umanitarie o di politica internazionale, ma dal loro costo finanziario; l'anti-europeismo dal rifiuto del rispetto delle regole più elementari; il federalismo dalla convinzione che servirebbe a ridurre le imposte; ecc...).
Insomma le leggi elettorali maggioritarie hanno totalmente fallito gli obiettivi dichiarati di ridurre il numero dei partiti e garantire la stabilità delle maggioranze, riuscendo solo a privare i cittadini di buona parte del loro diritto costituzionale di scegliere liberamente i loro rappresentanti. Gli elettori l'hanno sicuramente capito, gli 'eletti' non so.


















