Professori & Papere

C'è, in Tv, un'allegra trasmissione di capitomboli, urti e
sbattimenti. La ammannisce una rete privata; è longeva e
apparentemente innocente. È "Paperissima", la gaia
rubrica di disgrazie ed accidenti vari con sottofondo di risate e
marcette.
Mi sono preso la briga di seguirne una intera puntata di
mezzo Agosto; eccone il menu:
1) due giapponesini giocano
gentilmente a puntarsi l'emissione di un phon direttamente in faccia;
2) motociclette schizzano a pazza velocità con cadute rovinose dei
piloti; 3) leone scorreggia, con abbondanti materiali escrementizi
gioiosamente proiettati a distanza; 4) acquascooter finisce a folle
velocità su una riva piena di gente;
5) piccola rissa tra
bambini per motivi non chiari; 6) altalena si ribalta, con piccolo
utente che cade a terra di testa; 7) improvvisa frana di ghiaccio e
neve davanti a porta finestra, con bambina che sobbalza;
8)
gentile intermezzo: veline con grosse tette che ballano; 9) bambina
si leva una caccola dal naso e la infila nella bocca della bambola;
10) bambina sputa, per ritorsione, in faccia all'amichetta rea di
averle spento la candelina sulla torta del compleanno.
Ecco una
trasmissione televisiva di successo, nell'anno del Signore 2009.
C'è
un verosimile, scellerato legame tra cose come "Paperissima"
e la diffusa, incancrenita indifferenza alla bugia di questi nostri
tempi. In tutte le sequenze vi è un comune dettaglio; tutti i
filmati sono tronchi: mancano delle conseguenze. È impossibile
vedere cosa sia accaduto "dopo". Ovvio il motivo. Il
pianto disperato di un bambino, un tizio semisvenuto caricato sopra
una barella, una ferita sanguinante, una faccia stravolta,
guasterebbero la festa; la facilona risata di massa non scatterebbe
spontanea. Una parte di realtà non si deve vedere. Ha questo magico
potere, la Tv: ti sprofonda nell'immediatezza emotiva; dà quel che
piace; taglia ciò che disturba.
È troppo "estremista"
vedere una continuità tra l'attuale spappolamento mentale e morale
delle nuove generazioni e la vittoria di questo genere di
televisione? Forse no.
La faccenda, del resto, non comincia da
ieri. La grande opera di "decerebrazione di massa"
inizia con cose come "Drive in", "Colpo
grosso", un certo talk show sbraitato alla Costanzo e alla
Funari (dove conta il ritmo più che il contenuto). Va avanti
beatamente con le "LitiInfamiglia",
"IgiochiDelleCoppie", gli "Stranamori";
gli "SgarbiQuotidiani", le "CarrambeCheSorpresa"
(la Tv della "commozione Prêt-à-porter"). Continua
a prosperare indisturbata con certe sconcezze degli ultimi tempi, le
"PostePerTe", gli "Amici", i
"PacchiDaAprire", "LeEredità";
sino ad arrivare ai supremi vertici dell'idiozia di massa: i
"GrandiFratelli", le "IsoledeiFamosi".
Come dire, il puro "nulla" trasformato in
qualcosa.
Era mai possibile che simili quantità industriali
di autentico pattume, rovesciate per decenni addosso a vecchi,
giovani e bambini, potessero restare senza conseguenze? Che una tale
incessante, martellante, estenuante educazione alla futilità e alla
banalità, non desse alla fine un risultato "sociale"?
Tutti,
nell'ambiente Rai, sanno benissimo come andarono le cose. Le tv
private nacquero e si affermarono selvaggiamente, dentro un torbido
clima di favori, protezioni e scambi. Offrendo prodotti "facili",
si conquistarono velocemente fette sempre più cospicue del mercato
della pubblicità. La Rai per non farsi staccare, si adeguò. Il
risultato è di fronte agli occhi di tutti; un crollo generale e
verticale della qualità; mattina, pomeriggio e sera.
Se
qualcuno ancora stranisce di fronte all'inselvatichimento di tanti
adolescenti, al loro "imbalordimento", evidentemente
è perché non afferra cosa è accaduto nella Tv di questi ultimi
trent'anni. Un modello è stato dato: chi doveva, lo ha recepito,
introiettato, moltiplicato. Si dirà che la Tv non ha fatto tutto da
sola. E sarà pure vero. Ma certo, la sua, resta una responsabilità
centrale.
Sino agli anni '70, la accendevi e ci trovavi
Manzoni e Dostoevskij, Verga e Dickens; i reportage di Gregoretti e
Soldati; gli "Specchi segreti" di Nanni Loy, "le
Tv7", "le Odissee". Accendi oggi e ci trovi
Antonio Zequila - noto "er mutanda" -, Malgioglio,
la contessa De Blanc, Giada, Platinette, Corona & Belen,
Costantino, Simona Ventura; nonché l'immancabile ex miss Italia,
nella veste di "opinionista". Un tempo ci trovavi
Gasmann e Mastroianni, adesso Bonolis e Laurenti, le battutacce
grevi, una continua, ossessiva, sfiancante allusione al sesso. È la
tv "moderna": un inesausto festival di pulsioni ed
"effimero": gare tra adolescenti rancorosi e
arrivisti (De Filippi); salotti con la bava alla bocca (Sposini,
Giletti, D'Urso); telerisse quotidiane spacciate per
"approfondimenti"; Gabibbi, finta satira, veline
biondo/more/sculettanti. Un caravanserraglio sguaiato, grottesco,
demenziale.
Il mutamento antropologico è stato profondo,
molecolare, devastante. Il gusto ha virato verso un edonismo volgare
e facilone. Per il quale, certo, non mancava, nella nazione, una
qualche storica predisposizione. Che andava, però, combattuta e
corretta; e che si è invece cinicamente assecondata e sviluppata.
Col bell'effetto di mandare in malora i cervelli.
Questo trash
televisivo ha abituato lo spettatore ad un pensare "piccolo",
"facile", "semplice". Ha vellicato
le cose più tristi, banali, squallide: la passione per le lotterie,
il gossip basso, le liti in famiglia, le storiacce di corna, la
superstizione, gli oroscopi, la dea bendata, le dietrologie emotive,
la curiosità per le altrui perversioni, il sesso ubiquo, ad ogni
ora, momento ed occasione; la voglia di lusso, di esteriorità
sfrontata; di successo, di "apparire".
Accendi,
giri un po' a caso, e subito ti imbatti in rubriche
giornalistico/gossipare dove il tema è un classico, "cosa ne
pensate di una relazione dove lei è vent'anni più vecchia di lui"".
Oppure, "come giudicate i rapporti sessuali tra minorenni?"
E, qui, giù fiumi di luoghi comuni e frittura retorica; con una
schiera di tuttologi sbavanti e sgomitanti, avidi di scena e
visibilità; con l'immancabile, tristissimo "esperto",
pronto a mostrare la copertina di un libro. Prurigine, voyeurismo,
curiosità, voglia di chiacchiera frivola e futile. Ecco il prodotto
televisivo dominante.
Di recente ho visto una bella
rievocazione della figura di Antonello Falqui; il regista; quello,
per intenderci, di Studio Uno; di Mina, Panelli, Walter Chiari, Bice
Valori, Luttazzi, le Kessler. Sono scorse sul video molte vecchie
cose, pezzi da antologia dell'umorismo, vecchie canzoni, ospiti
celebri; molti visi scomparsi, molte parole, molta nostalgia. Molta
tenerezza per una Italia che non c'è più, e che sembrava stesse
diventando migliore. Fulminante, nella sua essenzialità,
l'affermazione di un intervistato (non ne ricordo il nome), "A
quei tempi, chi stava in Tv era migliore di chi la vedeva".
È
la pura e semplice verità. La televisione di allora, assomigliava in
qualche modo alla scuola. E come chi saliva in cattedra era (doveva
essere), in genere, migliore di chi stava ad ascoltare; così in
tv.
Oggi quella alleanza di fatto non esiste più. Non c'è più
un convergere verso uno scopo all'incirca comune: migliorare,
raffinare; coltivare ironia, buon gusto, senso della complessità. In
quella vecchia Tv, ascoltavi l'italiano parlato da un signore come
Andrea Barbato. E imparavi come a scuola. E capitava di sentirvi
molti congiuntivi e molte "negazioni delle negazioni".
C'è differenza tra dire, "possibile", e "non
impossibile".
Oggi, ahimè, è la scuola ad
assomigliare alla televisione. Offrendosi goffamente come contenitore
di mille piccoli allettamenti, essa è riuscita nella bella impresa
di sfigurare e mortificare la specificità intellettuale degli
insegnanti.
Di tutto questo ben coltivato disastro si è ben
saputo approfittare. Tutto il magma torbido di un certo spirito
furbesco-anarcoide-autoritario dell'italiano medio (maledizione quasi
metastorica), è stato perfettamente intercettato dalla nuova
sottocultura politica uscita dal collasso della Dc. La grande abilità
di questa vischiosa e sciagurata cosa che è il tele/populismo,
consiste proprio in ciò: nell'aver saputo mirabilmente coniugare
paure più oggettive (criminalità, insicurezza, immigrazione,
percezione di un crescente "disordine"), con antiche
tendenze mentali: superficialità edonistica, inclinazione alla
semplificazione, praticismo gretto.
Qualche anno fa, divenuto
leader politico e sul punto di affrontare per la seconda volta Romano
Prodi, l'artefice sommo del successo di questa Tv, sentenziò con
feroce candore, "Non fidatevi di un professore". Più
chiaro di così.


















