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Ricordando Anna Poliktovskaja

7 ottobre 2006 – 7 ottobre 2009 Oggi ricorre il terzo anniversario dell’assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaja

Tre anni fa fu massacrata nell’androne del suo palazzo, davanti all’ascensore. Era una donna giusta e coraggiosa, come tanti giornalisti del suo paese, assassinati come lei per voler dire la verità, per non essersi piegati davanti alle minacce di un potere assoluto e violento. Sono più di 100 i giornalisti uccisi in Russia negli ultimi anni. Fare informazione è diventato in quel paese un’impresa disperata

In questi giorni, nel nostro paese, si parla molto di libertà di stampa. Gli attacchi ai giornalisti non allineati ai diktat del premier Berlusconi, sono sempre più pesanti, frequenti, spudorati. Chiunque scriva cose negative sul cavaliere viene immediatamente inserito in una lista nera di proscrizione e attaccato in ogni modo e con ogni mezzo, fino alla minaccia, fino alla calunnia: quello che è successo a Boffo, il direttore di Avvenire, deve essere considerato emblematico di un nuovo corso intimidatorio e repressivo. Direte che non c’è confronto fra la Russia di Putin in cui si spara in testa alla gente e qui, nell’Italia del cavaliere in cui ci si limita a minacciare. Ma ci sono tanti modi per uccidere qualcuno: si può distruggergli la reputazione, sputtanarlo, annegare la sua dignità negli insulti e nelle calunnie, fino a rovinarlo socialmente e a rendere la sua testimonianza risibile e inattendibile. Questo sembra essere il nuovo indirizzo italiano, e credetemi: non è meno pericoloso e devastante dell’altro. Inoltre qui si è capita una cosa essenziale: che è difficile zittire tutti gli oppositori, comprare tutti i giornalisti, intimidire tutti i cittadini, è più semplice andare alla radice: qui si cambia la legge, si stravolge la Costituzione. A questo proposito c’è un progetto per modificare l’articolo 21 della Costituzione che regolamenta la libertà di stampa. Se passerà significherà una grossa limitazione alla libertà di informazione.

Fra i firmatari c’è Gasparri, Cossiga ed altri del PdL, ma c’è anche Franco Marini del PD. A testimoniare ancora una volta quanto sia inutile sperare che l’opposizione faccia qualcosa. L’assenteismo alle ultime votazioni sullo scudo fiscale, poi, ci ha fatto capire , oltre ogni ragionevole dubbio, che su quei mediocri, su quella miserabile classe dirigente ( ma de chè? Come dicono a Roma) non potremo mai contare. E allora ognuno di noi deve vigilare in prima persona e non dare mai più deleghe in bianco a nessuno.

Non sottovalutiamo come sempre la situazione: pensiamo a Roberto Saviano e ricordiamoci che qui c’è anche una forte criminalità organizzata che è numerosa, potente e ricca e che può essere utilizzata all’occorrenza, senza sporcarsi le mani.

Ricordare Anna Politkovskaja, dunque, ci dà oggi modo di riflettere anche su di noi e su quello che ci aspetta, se non cominciamo ad organizzare una seria, determinata e corale opposizione civile.

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