Rientro dei capitali in Italia. Una beffa da 95 miliardi di euro. L'altro punto di vista

In questi ultimi giorni buona parte dei mezzi di comunicazioni non hanno lesinato energie nel celebrare il successo del cosiddetto “rientro dei capitali”: 95 miliardi di euro “rientrati” generando un introito fiscale di 5 miliardi di euro.
Ma si tratta veramente di un grande successo?
Alcune semplici riflessioni ci permettono di comprendere la vera natura di questa operazione e come la realtà sia completamente diversa da quanto la propaganda di Governo voglia far credere.
Innanzitutto il nome.
“Rientro dei capitali” è un
termine molto naif che non ha alcun significato economico reale. I
mercati finanziari sono mercati globali dove i capitali si spostano
alla velocità di un click. Il fatto che questi capitali “risiedano”
in un paese piuttosto che in un altro è sostanzialmente
indifferente: quello che realmente conta è dove questi capitali
vengono investiti.
Quello che l'informazione diffusa cerca di
far credere è che i capitali “rientrati” divengano per
qualche misterioso meccanismo parte delle disponibilità nazionali e
siano quindi utilizzati all'interno del paese.
Il che è
evidentemente falso.
Il capitale “rientrato” verrà
investito là dove il suo proprietario ritiene più profittevole o
sicuro farlo: potrà essere investito in azioni di aziende
americane o cinesi, beni immobili a Dubai o merci prodotte
all'estero.
Solo nel caso in cui questi capitali “rientrati” fossero investiti in Italia il paese potrebbe trarne vantaggio: ma da un capitale genericamente “rientrato” il paese non trae alcun vantaggio.
Più che fare “rientrare” capitali e festeggiarli quasi fossero un figliol prodigo d'evangelica memoria, l'Italia dovrebbe preoccuparsi di divenire un sistema economico attraente per gli investimenti. In questo caso non dovrebbe offrire alcun beneficio per il “rientro” di capitali esportati illecitamente, perché gli investitori internazionali porterebbe spontaneamente i propri capitali nel paese. Questo genererebbe investimenti, occupazione, crescita.
Il “rientro” in quanto tale non genera automaticamente nulla di tutto ciò, perché il capitale “rientrato” potrà uscire un attimo dopo per indirizzarsi dove più remunerativo.


















