Riflessioni laiche
Ci si attende che il Papa, per l’impegno che dimostra in difesa della vita, faccia tra pochi giorni un intervento per chiedere l’obbiezione di coscienza ai costruttori di armamenti, ai militari, ai viticoltori, agli osti, ai rivenditori di alcoolici,ai tabaccai, a tutti coloro che con la loro attività economica realizzano un pericolo per la vita umana. Perché solo riservare a medici e farmacisti la possibilità dell’obbiezione di coscienza? Forse che la vita non è un valore da difendere anche contro gli interessi economici?
A meno che il vero senso dell’invito rivolto a medici e farmacisti non sia la difesa della vita, ma il potere sulla vita delle donne.
Riteniamo che questa intromissione nelle questioni interne italiane sia una forma di violenza, analoga a tante altre, espressione del maschilismo della chiesa cattolica e delle religioni in genere. Così come siamo certe che il mondo della politica, prevalentemente adattato al voto di scambio con il Papa e con le parrocchie, sarà ancora una volta prono e genuflesso, per elemosinare voti vendendo i nostri diritti , invece di difenderli controllando la doverosa applicazione delle norme.
Che pensare poi di un capo di Stato estero che invita persone responsabili di pubblici servizi dello Stato italiano a disobbedire alle leggi? Non è più valido il “dare a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio?” Dov’è il rispetto per il proprio ruolo, da parte di un’autorità religiosa, che, mentre gode di ingiustificabili privilegi , agisce in danno dei cittadini , incitando alla violazione delle leggi? E non vogliamo tacere la nostra indignazione nei confronti del Vaticano per la mancanza di esplicita condanna, che ha il senso di una complicità, verso chi viola il rispetto per le donne “utilizzandole” spudoratamente ed incidendo in modo deleterio sul decoro e sull’etica del Paese.


















