Schizofrenia Italiana, Wikileaks disegno criminale o sciocchezze

La premessa obbligata è che gli effetti causati da Wikileaks sono dirompenti, molteplici, non esclusivamente di segno positivo e pongono nell’immediato problemi di non poco conto all’amministrazione Obama.
Ma quello che stupisce ancora una volta in Italia è che si assiste fondamentalmente a due tipi di reazione antitetiche e ridicole al tempo stesso. Da una parte c’è il povero Frattini che addirittura da giorni metteva in guardia giornali disfattisti della sinistra e opposizione sabotatrice dal commentare in qualsiasi modo la pubblicazione dei files riservati, in particolare modo quelli che riguardano le gesta e gli “stili di vita” del nostro presidente del Consiglio, al fine ovviamente di non amplificare il complotto anti-italiano in atto. A diffusione avvenuta l’allarme è diventato addirittura cosmico oltre che comico e la descrizione di Assange sembra più adatta alla Spectre: “disegno criminale di un uomo che vuole distruggere il mondo”. Poi confidando sulle prossime e copiose uscite di corposissimi report già annunciati, che potrebbero riguardare anche gli anni dei governi Prodi, Frattini a mo’ di avvertimento ha aggiunto “Non credo che al Pd convenga speculare sulle indiscrezioni”.
Complementare alla denuncia del più grande complotto perpetrato contro la diplomazia occidentale in generale e contro l’Italia di Berlusconi in particolare c’è quella del low profil contro ogni evidenza, sempre per finalità patriottiche, che vuole derubricare il giudizio puntuale e obiettivo sulle capacità di governo del nostro premier alle solite “sciocchezze” e “piccole maldicenze”, insomma cosucce di nessun conto, note e stranote. Comprensibilmente i giornali di famiglia, i beneficiati di ogni ordine e grado, gli irriducibili, si aspettavano qualcosa di ulteriormente squalificante che andasse oltre il ritratto di un leader “vanitoso, stanco, inefficiente che sembra il portavoce di Putin”, nel senso che si accredita come tale. E non da oggi, basta infatti ricordare la messa in scena di Pratica di Mare, costruita per accreditarsi agli occhi dell’intero pianeta come l’artefice e il perno del ritrovato accordo Usa- Russia.
“Il premier non piace agli americani per la sua indipendenza e perché porta avanti gli interessi dell’Italia” ha sentenziato Roberto Castelli e l’inossidabile Cicchitto gli ha fatto eco con un’enfasi proporzionale solo alla penosità dell’immagine di “un leader fisicamente e psicologicamente debole” che esce dai report non di una funzionaria di quarto livello ma di Elizabeth Dibble vice capo missione dell’ambasciata americana a Roma che attualmente si occupa dei rapporti Europa Usa per il dipartimento di Stato alle dirette dipendenze di Hillary Clinton.
E il dipartimento di stato americano più che “alle feste selvagge” si è ovviamente interessato a quanto succedeva tra Roma e Mosca, alla sospetta intesa Eni-Gazprom, ai rapporti “d’affari” tutt’altro che trasparenti con l’amico Putin che non è propriamente il rappresentante di una solida democrazia, ma il factotum di un sistema corrotto e mafioso fondatamente sospettato di avere eliminato nell’arco di pochi anni decine di giornalisti scomodi. Poi ci sono i rapporti privilegiati con “l’ipocondriaco” Gheddafi accolto a Roma come un sultano con caravanserraglio al seguito ed harem reclutato in loco per assecondare “lo stile di vita” del capo libico che ama circondarsi di appariscenti, bionde crocerossine.
Dopo l’annuncio di tregende da parte del ministro degli esteri italiano per quello che è stato definito “l’11 settembre della diplomazia internazionale” e la denuncia del complotto contro l’Italia berlusconiana del fare siamo, a distanza di meno di 24 ore, al “Wiki-flop: solo gossip ed ovvietà” come titola a caratteri cubitali il Giornale e Belpietro parla di “roba nota” a cui gli italiani sono abituati e ironizza “la diplomatica che ha stilato il giudizio sarà una lettrice di Marco Travaglio, non ci si deve fare affidamento, non ci sono particolari notizie: dà fastidio che l’Italia abbia aperto canali commerciali con la Russia…”. Ma come sempre è il diretto interessato che dà ancora una volta l’interpretazione autentica e il senso politico delle reazioni del governo italiano, infinitamente più isterico di quello americano che pure è consapevole delle conseguenze di breve e lungo periodo e della ricaduta sull’amministrazione Obama in un momento già abbastanza critico.
Berlusconi prima si è fatto una bella risata evidentemente compiaciuto per “le feste selvagge”; poi ovviamente c’è stata la smentita della risata; infine da Tripoli la cosiddetta “replica” dell’utilizzatore finale che si è concentrato sull’aspetto meno rilevante e cioè il cosiddetto gossip, quello che lo gratifica di più e lo preoccupa di meno.
Le opinioni della diplomazia americana su di lui si ridurrebbero a ricopiature di funzionari di terzo o quarto livello che “riportano quello che scrive la stampa di sinistra”. Quanto “alle ragazze” che continuano a parlare con dovizia di particolari e di riscontri, la domanda è solo una “chi le paga?” Che cosa può spingere delle ragazze “a rovinarsi”, a precludersi matrimoni, carriere e varie attività per colpire il presidente del Consiglio? Chi avrà pagato così tanto perché lo facciano? Mentre l’Italia si interroga con apprensione su un tale inquietante quesito, sembra che dopo l’opinione pubblica internazionale anche la diplomazia ai più alti livelli abbia già da tempo fatto proprio il giudizio sintetico che in tempi non sospetti, quando le escort erano ancora automobili, aveva dato del nostro attuale capo del governo, Indro Montanelli. “Non ha idee ma interessi, va trattato con il disprezzo che merita”.


















