Se il caso Mills fosse scoppiato in USA

«Allora,
fammi capire - mi ha scritto un mio collega giornalista americano -
viene
condannato per corruzione il coimputato del primo ministro ma si
dimette il capo dell´opposizione.
Che strano Paese, l´Italia». Poi, mi chiama più tardi un´altra
collega americana che chiede, «ma
è possibile che non avrà conseguenze gravi la condanna di David
Mills?».
«Dopo tutto -
aggiunge - se Berlusconi non avesse fatto passare il Lodo Alfano
sarebbe stato condannato anche lui? Come spieghi il fatto che cose di
questa gravità passano come se nulla fosse?».
Prima,
ricapitoliamo i fatti principali.
Nel febbraio 2004, David Mills, l´avvocato britannico di Berlusconi
che si occupava dei conti "off-shore" della Mediaset, i
conti cosidetti "very discreet," per operazioni finanziarie
segrete e forse illegali, mette penna su carta. Impaurito dalla
possibilità di essere colto in fallo con un pagamento di 600.000
dollari non dichiarato al fisco inglese, decide di spiegarne
l´origine al suo fiscalista. Spiega che i soldi erano un regalo o un
prestito a lungo termine per il silenzio nei vari processi di
Berlusconi che chiama sempre B. o Mr. B.
Il fiscalista, per non
essere complice di un reato, passa la lettera alle autorità
britanniche, le quali a loro volta, informano la magistratura
italiana. Quindi, il processo nasce non da una caccia alle streghe
dei giudici italiani ma da una comunicazione di un reato denunciata
nel Regno Unito alla quale la magistratura ha dovuto rispondere.
Mills conferma ai magistrati italiani il contenuto della sua lettera.
Solo in un momento successivo, quando si accorge forse di essere in
guai ancora più gravi, ritratta le sue dichiarazioni e dice di aver
avuto i soldi da un´altra parte. Evidentemente il tribunale di
Milano ha trovato più convincente la prima versione e l´ha
condannato. Nel processo originario, Berlusconi era coimputato con
Mills e con buona probabilità, dato l´esito del processo, sarebbe
stato condannato anche lui se il suo governo, con grande
tempestività, non avesse varato il Lodo Alfano che protegge il primo
ministro da qualsiasi processo penale durante il suo mandato.
Che
un caso così grave (un primo ministro che rischia la condanna per
aver corrotto un testimone al fine di evitare, forse, altre condanne
- falsando completamente il sistema giudiziario - e poi si toglie dai
guai usando il Parlamento per farsi leggi ad personam) passi quasi
inosservato, desta stupore e incredulità nel pubblico americano.
Dopotutto, quando il governatore democratico dell´Illinois viene
scoperto a promettere favori in cambio di denaro, viene espulso
dall´assemblea sia dai democratici che dai repubblicani. Quando
l´uomo scelto da Barack Obama per riformare la sanità americana,
Tom Daschle, viene scoperto nei guai con il fisco, il presidente è
costretto ad allontanarlo.
Allora,
come si spiega la mancanza di risposta in Italia?
In
parte, bisogna partire da lontano; con l´unità d´Italia, lo Stato
visto come un´imposizione; l´abitudine di guardare la legge con
sospetto come strumento di potere, evitata dai potenti, interpretata
per gli amici e applicata ai nemici. Ma questo è solo lo sfondo, non
spiega tutto.
Ricordiamoci, l´opinione pubblica era
massicciamente a favore della magistratura ai tempi dell´inchiesta
Mani Pulite quando Berlusconi è sceso in campo. Ma in un paese
normale, non avrebbe mai potuto farlo essendo ancora proprietario di
tre grandi reti televisive.
Sarebbe stato messo fuori gioco dai soldi a Craxi, dalle tangenti
alla Guardia di Finanza,
anche se i processi non hanno portato a condanne.
O dal caso Previti: per conto di chi l´avvocato Previti ha corrotto
il magistrato Renato Squillante? O dal caso Dell´Utri: per chi ha
lavorato Marcello Dell´Utri in tutti gli anni in cui ha intrattenuto
rapporti con esponenti importanti della mafia?
Si potrebbe andare avanti per molti paragrafi.
Ma
ovviamente, la risposta è più complessa.
Una delle più grandi prestazioni di Berlusconi (se le possiamo
chiamare cosi) è di aver sistematicamente
smantellato Mani Pulite.
Per ogni guaio giudiziario del Cavaliere e della Mediaset, partiva un
attacco feroce contro i giudici. Venivano fatte sistematicamente
delle accuse gravissime - che andavano dalla corruzione
all´assassinio, contro Di
Pietro, Borrelli, Caselli,
contro altri magistrati di punta come Piercamillo
Davigo e Gherardo Colombo.
E poi i vari casi
Mitrokhin e Telekom con le
accuse di megatangenti a Romano
Prodi e Piero Fassino. Il
fatto che queste accuse siano tutte crollate non importa. Creava
l´apparenza, falsa, di un´equivalenza morale.
Così fan tutti.
La
raffica di accuse e contro-accuse crea una tale confusione che
l´elettore medio ha deciso di non tenere conto delle questioni
giudiziarie e morali. La
retorica antipolitica di Berlusconi ha aggravato il già diffuso
cinismo degli italiani da cui trae beneficio politico. Con abilità
brillante, riesce a governare il paese per anni in una fase di netto
declino ma riesce a presentarsi come l´uomo dell´opposizione alla
politica. Peggio va, meglio è per lui, un sistema perfetto - per
ora.
In
tutto questo ha un ruolo estremamente pesante il mondo
dell´informazione.
Appariva in prima pagina e all´inizio dei telegiornali la conferenza
stampa in cui Berlusconi ha dichiarato, cimice in mano, di essere
stato spiato - il delitto politico più grave dopo il Watergate. Ma
la notizia che era tutta una bufala è stata riportata come una
notizietta.
Ho
suggerito un piccolo esame alla mia collega americana che chiedeva
perché il caso Mills non avrebbe inciso nel dibattito italiano:
vediamo se il Tg1 o il Tg2 riportano o citano la lettera di David
Mills, la pistola fumante del processo.
Qualsiasi resoconto del processo avrebbe l´obbligo di spiegare su
quale base un tribunale della Repubblica ha condannato qualcuno di un
reato molto grave. Se c´è un´informazione libera in Italia i tg
menzioneranno almeno l´esistenza della lettera. Ma
i due grandi Tg della Rai hanno sepolto la notizia
con dei brevi servizi in mezzo al programma e nessuno ha spiegato
sulla base di quali prove è stato condannato l´avvocato Mediaset.
Ho saputo che
il servizio ha rischiato addirittura di non esserci.
La sede di Milano della Rai non ha neppure mandato una troupe al
tribunale per fare un servizio. Hanno spiegato i dirigenti che senza
Berlusconi come imputato non aveva nessuna importanza nazionale,
aggiungendo figuriamoci dopo i risultati in Sardegna. Solo dopo la
protesta dei giornalisti e il loro sindacato - e per evitare uno
scandalo - si è fatto qualcosa, ma a quell´ora la Rai ha dovuto
comprare il filmato da una troupe privata.
Ormai
i giornalisti dei tg sono talmente condizionati che diventa prassi
normale tacere su notizie imbarazzanti o sgradevoli.
Berlusconi ha detto un giorno a Marcello Dell´Utri: "Non
capisci che se qualcosa non passa in televisione non esiste? E questo
vale per i prodotti, i politici e le idee."
E´ anche per questo che in Italia il caso Mills non esiste o quasi.


















