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SGM: Sindaci geneticamente modificati

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Il rauco appello a “dare sfogo alla loro creatività”, rivolto ai sindaci dal Ministro degli interni Maroni, subito dopo l’approvazione del decreto sicurezza è stato raccolto. I sindaci, di destra e di sinistra, non si sono tirati indietro. E’ iniziata la corsa all’ordinanza più becera e ridicola. Tuttavia non c’è nulla da ridere e niente da sottovalutare. Il fenomeno di cui siamo spettatori e vittime è anomalo, grave, allarmante perchè sta mutando la natura di uno dei pilastri delle nostre istituzioni, quello più vicino ai cittadini, il Comune, e la stessa missione del Sindaco.

Già con la riforma Bassanini i comuni avevano subito un profondo mutamento. L’elezione diretta del Sindaco, il rafforzamento dell’esecutivo (la Giunta), a scapito del consiglio comunale, aveva svuotato di ruolo e di poteri l’assemblea elettiva affidandoli alla maggioranza di turno. Con buona pace per la dialettica democratica e per la partecipazione.

Oggi assistiamo all’ultima e micidiale metamorfosi. Se prima eravamo abituati a identificare nella figura del sindaco, il custode e garante dei nostri diritti, della convivenza civile, della mediazione intelligente fra interessi e poteri, della tutela dei più deboli, oggi la situazione cambia radicalmente. I sindaci stanno mutando natura:  da una parte abdicano a tutte le loro funzioni più nobili e utili alla conservazione della coesione sociale, attraverso processi di esternalizzazione e cioè di “privatizzazione” di servizi e funzioni delicatissime che attengono ai diritti fondamentali dei cittadini  e che il “privato”, tenuto a rispettare solo la regola del profitto, non può onorare (salvo che, ovviamente, a parole!). Dall’altra parte i sindaci rivendicano spazi e poteri  inediti: a) nel campo dell’impresa e degli affari, b) nel campo dell’imposizione fiscale (il federalismo fiscale), c) nel campo della sicurezza, cioè dell’uso pubblico della forza.

Oggi è di moda il sindaco imprenditore sempre più legato ai poteri forti economici (il caso di Parma è esemplare, con l’associazione degli industriali  che incorona  Pietro Vignali sindaco di Parma prima ancora delle elezioni), in un intreccio perverso fra politica e affari, fra amministrazione e affari,  in cui a farne le spese sono le memorie collettive (vedi piazza Ghiaia) e la nostra stessa salute ( vedi costruzione dell’Inceneritore).

Oggi è di moda il sindaco esattore di tasse, multe e balzelli  che pratica con disinvoltura la finanza creativa, indebitando la collettività per le generazioni future. 

Oggi infine è di scena il sindaco “sceriffo”, cioè il sindaco “sbirro”  che con le sue ordinanze detta legge sui costumi e sulla convivenza civile, aggredisce il cittadino nella sua privacy, in un delirio di potenza che sfiora il ridicolo ma che in realtà comporta rischi gravissimi per la nostra democrazia e per la convivenza civile.

Tutto ciò ha radici complesse a livello mondiale (la così detta globalizzazione economica, che detta le leggi del mondo a partire da quell'unico valore che è il denaro)  e precedenti da non dimenticare a livello nazionale (il Security Day di Berlusconi e il Crime Day della  Confcom-mercio dell’ormai lontano 1999). 

L’operazione che sta avvenendo sotto i nostri occhi non è in perdita per i sindaci, tutt’altro. Esternalizzando funzioni e risorse a favore dei privati i sindaci stringono solide alleanze da cui ricavare consenso e mezzi che li mettono al riparo, nelle campagne elettorali, da ogni altro concorrente. E’ il sistema delle lobby (le ultime elezioni comunali a Parma ne sono state una dimostrazione esibita senza alcun pudore). I sindaci si liberano di un rapporto diretto con i cittadini, ma acquistano alleanze potenti e trasversali che garantiscono potere politico.

Con l’avvento del “sindaco sceriffo” la “paura” diventa soggetto politico La paura, l’insicurezza hanno origini molteplici e la microcriminalità ne è solo una delle cause, non la più significativa. L’insicurezza è legata a tanti fattori: la precarietà e la flessibilità del lavoro, la povertà crescente, la criminalità organizzata, la crisi dei mutui, i crack finanziari, la crisi della famiglia, le minacce ambientali, le guerre. Non a caso, nel campo della salute mentale, cresce la patologia degli “attacchi di panico”.

Questo generale stato di insicurezza viene cavalcato e alimentato  da chi gestisce il potere (Antonio Albanese ha colto nel segno proponendo provocatoriamente il Ministero alla Paura). In nome della sicurezza fioccano i divieti, si chiede ai cittadini di rinunciare a tutta una serie di diritti, di tutele  e di libertà.  Infine occorre trovare  i capri espiatori di turno: sono gli stranieri, i tossici, i vagabondi, le prostitute (quelle di strada, non quelle di palazzo), i Rom, e presto, ancora una volta, i “matti”, insomma i diversi, in un criterio di normalità che si va sempre più restringendo e che ci rende  tutti potenzialmente pericolosi e colpevoli.

Le ordinanze del Sindaco Vignali non fanno ridere: esse sono la messa in atto pratica, minuta, banale di una biopolitica  che pretende di stringere la sua morsa sul corpo sociale, di dettare le norme, in una visione totalitaria della società. Siamo di fronte a una forma nuova di fascismo, cioè di totalitarismo, di razzismo, tanto più pericolosa perchè generatrice di consenso. La Lega Nord lo ha capito più di tutti  e ha vinto le ultime elezioni organizzando “ronde padane”.

Siamo entrati nella società della “sorveglianza”. Il Sindaco Vignali che giudica trendy la “sicurezza”, vuole anche l’elicottero per sorvegliarci dall’alto (dopo le auto anche gli elicotteri blu!), e vieta tassativamente (300 euro) di pisciare sui muri. Non ci risulta che questo sia uno sport di massa dei cittadini di Parma. Ma tant’è: si persegue con ordinanze e multe  quello che dovrebbe essere il semplice risultato della buona educazione. Gli accertamenti ovviamente non saranno facili. Ma c’è già chi ci pensa. Se sono state inventate (in Israele) banche dati del DNA di cani sporcaccioni per risalire  e multare i padroni, si può ben pensare a banche umane del DNA per scovare i cittadini incontinenti, quale che ne sia la causa e l’impellenza. Le videocamere, anche se la loro effettiva utilità per prevenire la microcriminalità è tutta da provare, sono ormai ubiquitarie. Il sindaco le vuole anche sui bus. E perchè non nei condomini e dentro gli appartamenti, visto che il numero maggiore di violenze avviene in famiglia? Insomma siamo di fronte a un gigantesco Grande fratello di cui esistono ormai tutti i dispositivi necessari, le tecnologie più adatte. 

A Parma, sempre per merito del sindaco Vignali, arriveranno anche due cani antidroga.  Setacceranno la città, presidieranno le scuole, annuseranno gli zainetti degli studenti? E’ già successo e nessuno se ne è stupito, non i genitori, non gli insegnanti! Ma quando una troupe di Striscia la notizia ha fatto una incursione in piazza Montecitorio prelevando con astuzia campioni biologici ai parlamentari e documentando un tasso si assuntori di droghe del 30% si sono levati altissimi lai, proteste, indignazioni, sanzioni. Invece sugli studenti tutto bene? Tutto tranquillo?  Per l’arrivo dei due cani a Parma, una proposta è d’obbligo, che stazionino prima di tutto davanti al Municipio a garanzia delle pubbliche virtù dei nostri amministratori.

La risposta, la reazione a questa ondata securitaria che avvelena la città, è stata debole, impacciata, reticente. Si è detto che sono ordinanze difficili da applicare. E allora?  Dobbiamo forse lavorare per renderle più efficaci? E sulla stampa qualche vigile urbano (?) si è lamentato: “mancano gli strumenti: non tutti siamo dotati di pistole e in ogni caso non possono essere utilizzate se non in conflitti a fuoco. Mancano i manganelli, nonostante il loro arrivo fosse previsto. C’era lo spray al peperoncino ma è stato fatto scadere .....” !

Questa è la situazione. Chiediamo: ci sarà nella nostra provincia qualche sindaco capace di invertire la tendenza, di elaborare una “controcarta” che serva se non a risolvere tutti i problemi, almeno a riportare tutti alla ragione e alla civiltà?

 

Vincenzo Tradardi                 Maria Ricciardi Giannoni                Rosanna Patrizi

(Comitato per la legalità e la democrazia di Parma)

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