Silvio Berlusconi ama delinquere

Il Cavaliere Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio della Repubblica Italiana è un delinquente.
Non appaia esagerata questa affermazione, tantomeno diffamatoria o calunniosa: corrisponde semplicemente alla realtà.
Quando
si giunge a definire la magistratura un'associazione a delinquere e si
paragonano i giudici alle Brigate Rosse, viene automatica la
comparazione di chi esprime questi giudizi con la peggiore feccia della
delinquenza comune, della criminalità organizzata, oppure con gli
eversori che praticarono nel nostro Paese il terrorismo, seminando, nel
corso della lunga notte degli anni di piombo, stragi e omicidi.
Sia i criminali comuni come i
terroristi, hanno sempre avuto tra i loro principali nemici i
magistrati, cioè coloro che hanno il compito di individuarli e di
perseguirli.
Un'ulteriore conferma, oltre alle esplicite e aberranti
affermazioni del signor B., è venuta dagli immondi manifesti che nei
giorni scorsi hanno tappezzato la città di Milano.
A caratteri cubitali, su sfondo rosso, è stato scritto: "Via le Br dalle Procure".
Nel
volgere di ventiquattr'ore la polizia ha individuato gli autori di
questa infame iniziativa, chiaramente a sostegno delle dichiarazioni
pubbliche del presidente del Consiglio («brigatismo giudiziario» oppure
«magistratura eversiva»).
La fantomatica "associazione dalla parte
della democrazia", che ha firmato questi manifesti, altro non è che,
questa si, un'associazione a delinquere presieduta da un noto esponente
del partito di Berlusconi, addirittura candidato per le prossime
elezioni comunali di Milano, nella lista che sostiene Letizia Moratti,
sindaco uscente, figura di spicco della destra berlusconiana.
Il crescendo di insulti, di folli accuse
che Berlusconi senza remore sta lanciando, mette in luce il terrore dei
processi che evidentemente lo pervade, sino a farlo delirare.
Non ci possono essere altre spiegazioni.
Ma
l'aspetto più inquietante non è rappresentato soltanto
dall'esternazione di un soggetto chiaramente malato (fenomeno per altro
denunciato a suo tempo dalla seconda moglie Veronica Lario), ma dalla
mancanza totale del più timido segnale di preoccupazione da parte dei
suoi seguaci.
C'è un limite a tutto, anche per coloro della sua corte che devono difendere la pagnotta.
La
folle tesi dell'onorevole Maurizio Paniz (l'avvocato dall'aspetto
ebete-spiritato) secondo cui la telefonata alla Questura di Milano,
nella famigerata notte, sarebbe stata fatta dal Capo del Governo per
evitare un incidente diplomatico, è stata condivisa da tutti i deputati
del centrodestra, più i nuovi acquisti.
Di fronte al reiterato
attacco del Cavaliere alla magistratura non si è levata una voce di
dissenso da parte della maggioranza che lo sostiene.
Dobbiamo considerare che al pari del loro leader, sono tutti delinquenti, disposti a tutto?
Si
pone con urgenza la necessità di mettere in atto tutte le iniziative
democratiche per fermare questa deriva, questo "golpe strisciante".
Certamente,
tanto per essere chiari, non contrapponendogli fantasiose iniziative
come quella proposta da Alberto Asor Rosa e irresponsabilmente
amplificata da "Il Manifesto".
In pari tempo difronte a quanto sta
accadendo il Colle non può restare muto: il Capo dello Stato, primo
garante della Costituzione, pur non avendo potestà diretta per bloccare
la frana che è di fronte agli occhi di tutte le persone pensanti, deve
lanciare un monito nei confronti di chi, per interessi meramente
personali, ritiene di aver licenza di colpire uno dei pilastri del
sistema democratico, come la magistratura.
Prima che la corda si spezzi.


















