Soru sconfitto, Veltroni si dimette

Il 4 dicembre scorso, in questo nostro giornale online, scrivevamo: “Soru si è dimesso ….Ed è probabile che queste dimissioni non le ritirerà ( ha tempo fino al 24 dicembre) e che avremo le elezioni anticipate a febbraio. Se sarà così, vorrà dire che queste dimissioni non sono una scelta dettata dall’emozione del momento, come qualcuno continua a credere, ma sono frutto di una mossa studiata a lungo e che Soru preparava già da tempo, per avere la meglio su i suoi avversari dentro il PD. Una mossa che probabilmente ci costerà la vittoria e consegnerà la Sardegna alla destra, ma è assolutamente in linea con la demenziale corsa al massacro di sé stessa, che la sinistra persegue ormai da tempo. Questo dimostra che Soru si è adeguato: non è più un homo novus, non è più uno sprovveduto parvenu della politica, ormai fa parte della casta...” Così è stato. Purtroppo era facile fare la Cassandra: ormai il CS sta collezionando una sconfitta dopo l’altra e sempre per lo stesso motivo. Gli unici a non sapere perché perdono in continuazione sono proprio i responsabili di questa débacle: una classe dirigente litigiosa, incapace e inetta.
In Sardegna è successo quello che era successo alle politiche del 2008 e quello che molto verosimilmente si ripeterà alle europee fra qualche mese: uno scontro infinito dentro il CS, che porta a divisioni, contrapposizioni, dispetti, ripicche e infine alla sconfitta. Di chi la colpa? Vediamo come sono andate le cose.
Nel 2007 Soru, già governatore della Regione, si candida alla presidenza del PD in Sardegna, rompendo così un equilibrio che era già assai precario, nella sua maggioranza. Ho già raccontato come le primarie convocate subito, al fine di stabilire i candidati alla presidenza del PD, abbiano visto perdente Soru e per 3000 voti. Questo avrebbe dovuto far riflettere l’uomo, che invece è troppo arrogante per avere il bene dell’autocritica e questa caratteristica caratteriale lo ha fatto litigare con tutti i suoi collaboratori e con la stampa. Una totale incapacità di stabilire dei rapporti di ordinaria normalità con il prossimo lo ha penalizzato fin dall’inizio. E’ vero: noi sardi siamo un po’ schivi, qualche volta bruschi, spesso silenziosi, ma Soru potrebbe conquistare il Guinness dei primati in selvatichezza. Litigò con tutti perfino durante la sua vittoriosa campagna elettorale del 2004, mostrandosi da subito per quello che era, almeno ai suoi collaboratori più stretti: un prepotente accentratore. Ovviò agli inconvenienti di questa spinosità, circondandosi di yesmen – presi però sempre a calci con disprezzo – e allontanando chiunque dissentisse su una sua unilaterale decisione.
Soru ha sempre sbagliato a scegliere le persone di cui circondarsi, anche se la cosa è ininfluente, dato che non è tipo comunque da ascoltare nessun consiglio. Così è rimasto sostanzialmente un uomo solo, diffidente, prepotente e accentratore.
Quindi dopo la sconfitta alle primarie del PD, invece di fare autocritica e di capire perché il suo gradimento - proprio all’interno del partito che voleva guidare - fosse così in caduta libera, con un colpo di mano, in piena estate, convocò quelli del partito che ancora non erano in vacanza e fece eleggere una sua giovane fedelissima come presidente del PD. Una persona mai vista prima, che non aveva neppure partecipato alle primarie e che non era certamente espressione di tutto il partito. Questa soperchieria diventò frattura insanabile e cominciò una faida dentro il PD, fra i soriani e i seguaci di Antonello Cabras, il suo antagonista alle primarie. Veltroni allora venne in Sardegna, ma non seppe comporre questa diatriba: la sua politica possibilista del “ma anche” non ottenne altro risultato che accentuare il distacco fra le parti.
Questo strappo mostrò tutta la sua gravità in seno al Consiglio regionale, che Soru per altro aveva esautorato in ogni modo possibile, finchè in una votazione sul piano paesistico una parte del PD votò contro di lui per protestare contro i suoi metodi poco democratici e lui si dimise. Per punirli. Per arrivare alle lezioni anticipate senza che i suoi avversari potessero prepararsi e organizzarsi e così perdessero. Perché lui era convinto evidentemente di vincere anche senza di loro e di zittirli così una volta per tutte. Non aveva insomma capito niente di quello che era successo - intorno a lui, nel suo elettorato e fra i suoi ex alleati - in tutti gli anni che aveva governato. Anche facendo alcune buone cose, a onor del vero. Così ha lasciato che la coalizione che lo aveva fatto vincere nel 2004 si sbriciolasse in una diaspora infinita: i Socialisti sono andati per conto loro, con un proprio candidato presidente e perfino l’ala dissidente del PD ha voltato per un altro candidato alla presidenza, il che ha sortito risultati anche divertenti: il candidato della lista indipendentista sarda, per esempio, ha preso sorprendentemente 27mila preferenze e questo la dice lunga su come ha votato il CS in queste elezioni. Come si poteva non perdere? Era ovvio. E oggi non serve che Veltroni si dimetta: è un bel gesto, ma non dovrebbe farlo da solo.
Ma c’è un’altra annotazione interessante da fare: Soru ha preso più voti personali di quanti ne abbia preso la coalizione nel suo insieme, il che vuol dire che il problema non è solo lui, ma che c’è un virus che si sta mangiando il CS anche in questa isola di mirti e di ginepri (che forse il cavaliere ora sradicherà per piantarci cactus esotici, come ha fatto nella sua villa di porto Rotondo).
Un virus, che la sta distruggendo, si è scatenato nella sinistra tutta e le dimissioni di Veltroni non ne sono la cura. E’ un male oscuro e che ha radici lontane nel tempo: il “che fare?”, la riflessione che andava fatta subito dopo la fine della Prima Repubblica in Italia e quella del comunismo nella Unione sovietica, non è mai stata fatta. La dirigenza, nella sua arrogante stupidità non si è mai chiesta cosa voleva, dove voleva andare e cosa ne pensava la base: l’ha semplicemente eliminata dai partiti, che sono diventati eserciti personali di funzionari devoti ai pochi super leader e collettori di soldi pubblici. Le sezioni si sono svuotate e i dibattiti interni zittiti. La casta ha fatto le sue scelte senza mai chiedersi cosa ne pensava il suo elettorato, fidando sul fatto che lo”zoccolo duro” avrebbe consentito loro – grazie alla blindatura della legge elettorale – una perpetuazione continua. E poi c’era sempre la minaccia, il ricatto “se non votate noi, vince la destra, vince Berlusconi”. Ma ogni bel gioco dura poco e questo ha stufato tutti. Soprattutto se quando si vince non si fanno le cose per cui si è stati votati. Per esempio: il II governo Prodi del 2006 non ha fatto la legge sul conflitto di interessi e nemmeno ha abrogato le leggi vergogna. Non ha fatto una nuova legge elettorale e nessuna delle cose che voleva il suo elettorato. Ha scontentato tutti e poi è caduto. E i “compagni” hanno smesso di andare a votare e di farsi ricattare. PUNTO. In Sardegna l’astensionismo è stato altissimo e la percentuale dei votanti non è arrivata nemmeno al 55 %, mentre nel 2004 era stata del 74,1%. E noi sappiamo benissimo quale parte non è andata a votare, non è vero?
Ora, a livello nazionale, una sinistra rappresentata non c’è più. E nemmeno un CS: c’è un un PD che non si sa più cosa sia, forse un grosso e malriuscito Partito liberal-socialdemocratico, mentre è quasi certo che si formerà un nuovo partito di centro con l’UDC e magari frange del PD-ex Margherita - Teodem ( un nome a caso: Rutelli?). La sinistra tradizionale è sparita: si è sbriciolata in mille partitucoli che nemmeno tutti insieme raggiungono il 4% e dunque resteranno senza rappresentanze…. Quanto ai leaders: non si vede nessun Obama all’orizzonte, tanto che temo rimpiangeremo Veltroni.
Ci dovremo tenere il cavaliere chissà per quanto, quindi, dato che è considerato - da una opposizione smidollata e confusa – fortissimo e imbattibile, come se fosse un vero statista o una personalità politica di spicco, invece che il capo della sua azienda e del suo partito, che si tinge i capelli, racconta barzellette e fa battute di dubbio gusto. Anche queste valutazioni ci fanno capire quanto siamo messi male!
Insomma, tornando a un esempio vicino: pur con tutti i suoi difetti, certamente Soru è infinitamente meglio di Cappellacci - che infondo è solo il figlio del commercialista del cavaliere - e però ha perso, perché la gente ha votato non per Cappellacci ma per Berlusconi. Ed è proprio su questo che si dovrebbe cominciare a ragionare. Capire perché piace agli italiani, e perché la cultura, l’intelligenza, la civiltà sono destinate a perdere in questo paese. Sono le idee o la classe dirigente che dovrebbe esserne portatrice? Mah….a questo proposito il ricordo corre a un giorno di un altro febbraio lontano: quello del 2002. Il CS aveva perso le elezioni e da un palco pieno di dirigenti, di Fassini e di Rutelli, in una piazza Navona desolata e semivuota, un Moretti amaro e intirizzito lanciò loro una dura e profetica frase “… con questi dirigenti non vinceremo mai". Già. Non è cambiato niente. Caro Nanni, come avevi ragione.


















