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Stampa libera e metodi

All’indomani della perquisizione e della conferenza stampa per denunciare, ovviamente, il nuovo attacco alla stampa “libera” Il Giornale aveva subito annunciato con l’enfasi del caso la pubblicazione di un corposo dossier di ben quattro pagine, comunque sempre molto al di sotto delle sette-otto riservate a Fini nelle settimane più calde, sulla Marcegaglia e cioè una-Emma story “dove c’è un po’ di tutto” dove “certo non posso svelare tutto, ma molto interessante” a detta di Feltri.

E per stornare qualsiasi eventuale ed ingenuo dubbio che la perquisizione avesse dato impulso alla pubblicazione del dossier minacciato da Porro allo staff della presidente di Confindustria, l’acuto direttore editoriale si era affrettato a scandire che “ ieri il dossier non c’era, i carabinieri non lo hanno trovato, e lo stiamo preparando oggi” e cioè venerdì 8 ottobre.

Infatti sarebbe caduto in errore chi avesse pensato che l’inchiesta della procura di Napoli che sta indagando per violenza privata il neo direttore Sallusti e il vice Porro potesse avere il benefico effetto di far pubblicare seppure un po’ tardivamente quanto era stato minacciato il 16 settembre prima con sms e poi con esplicita telefonata; quello ovviamente era tutto uno scherzetto, “un cazzeggio” telefonico da ex liceali un po’ goliardi che solo le menti perverse di toghe deviate e assetate di visibilità possono avere equivocato.

Equivoco in cui ovviamente non sono caduti non solo i fratelli di Libero che ha sparato immediatamente titoli a tutta pagina contro “chi vuole imbavagliarci” e contro “i PM impazziti”, ma nemmeno i cugini più stretti del Foglio prontissimi a mettere in guardia contro “lo spettro del PM narciso” e a difendere con l’argomento dell’ironi, primo fra tutti il sempre geniale Ferrara, Maurizio Porro definito soavemente “un cazzaro” ovvero “un dandy” con buona pace di Oscar Wilde e del circolo di Bloomsbury. Ma c’è stato anche chi come Polito “da sinistra” non ha perso occasione di stigmatizzare l’inchiesta come un’ennesima applicazione del metodo Woodcock e gli attacchi contro i PM che conducono le indagini sono stati tali che è dovuto intervenire il procuratore della Repubblica di Napoli Giandomenico Lepore per difendere la correttezza dei suoi sostituti, precisando di aver ritenuto opportuno di respingere le loro richieste di astenersi dalle indagini per essere stati oggetto da parte del Giornale di articoli diffamatori.

E quantomeno scentrati e un po’ fuorvianti sono apparsi anche gli interventi improntati a “grave allarme ed inquietudine” nei confronti della perquisizione e di un non meglio chiarito “rischio di controllo preventivo” provenienti dalla FNSI e da Articolo 21.

Comunque al Giornale sono professionisti seri ed efficientissimi che con singolare tempistica e capacità da superman sono stati in grado di confezionare ben quattro pagine “molto interessanti.. soprattutto per gli autori, autori di alto livello noti anche all’intellighenzia di sinistra” come aveva precisato compiaciuto Feltri nell’annunciare il grande evento giornalistico che avrebbe dovuto dimostrare urbi et orbi la risibilità del presunto dossier e la conseguente totale infondatezza dell’accusa.

Come era altamente prevedibile, il grande evento giornalistico si è risolto nell’ennesima patacca e presa in giro dei propri lettori, trattati una volta di più come “i ragazzini di undici anni nemmeno tanto svegli” a cui si rivolge non a caso, secondo la sua ineguagliabile definizione, il vero padrone del Giornale per avere la sacra investitura popolare. “Ecco il dossier sulla Marcegaglia” ovvero la “verità sulle presunte minacce” il titolo a quattro colonne di sabato 9 ottobre del Giornale, per annunciare ironicamente, nell’accezione del trio Feltri-Sallusti-Porro le pagine con “le carte che i carabinieri cercavano” e cioè un collage di inchieste ed articoli comparsi dal novembre 2008 in poi su Repubblica,Espresso, Sole24ore, Unità, Corriere della sera, IlFatto Quotidiano: dai conti esteri della famiglia, alla cordata Alitalia, da irregolarità fiscali chiuse con una conciliazione al patteggiamento del fratello per una tangente a Enipower…

Incuranti dell’effetto boomerang e della comicità involontaria le menti astute del Giornale pubblicano beffardamente, come se fosse il dossier ricattatorio annunciato con modi intimidatori e sprezzanti alla parte interessata dai vertici della testata, gli articoli di vario stile e natura di giornalisti che hanno fatto semplicemente il loro lavoro, facendo uscire sulla famiglia Marcegaglia delle notizie, giudiziarie e non, e commentando, come è doveroso, dichiarazioni ed operato della presidente della Confindustria.

Forse è bene, come suggerisce Barbara Spinelli su La Stampa di domenica 10 ottobre, ascoltare e riascoltare le parole pronunciate dai vertici del Giornale perché “è “inaudita la violenza che emanano”. Dopo il messaggio minatorio del 16 settembre c’è a ruota la telefonata “scherzosa” del vicedirettore Porro a Rinaldo Arpisella portavoce della Marcegaglia: “Ora ci divertiamo, per venti giorni romperemo il c… alla Marcegaglia come pochi al mondo. Abbiamo spostato i segugi da Montecarlo a Mantova..”. La colpa ancora una volta come negli ultimi tempi da Boffo a Fini, quella di essere stata vicina all’essere supremo a tal punto, come è stato puntualmente osservato, da sembrare in più di una occasione una valletta, ma di non dimostrarlo più come prima e di preferire un’intervista dai toni critici con il governo al Corriere piuttosto che una addomesticata al Giornale.

Dunque il trattamento è quello tipico riservato ad ingrati e/o traditori (vi ricordate Veronica velina ingrata?) e come spiega candidamente Porro all’allarmato Arpisella che cerca di minimizzare le uscite non propriamente filo-berlusconiane dell’ultima Emma, semplicemente perché “non sembra berlusconiana… e non ci ha mai filati”.

I passaggi successivi sono poi persino più sconcertanti delle minacce e danno un quadro incommentabile dei rapporti tra i cosiddetti poteri forti di cui Confindustria è sempre stata un caposaldo e la onnipotenza politico-economico-mediatica del presidente del Consiglio. La presidente di Confindustria, più che allarmata come ha confermato con dovizia di particolari ai magistrati per i metodi ricattatori tutt’altro che velati, quasi in stato di “cattività” chiama Fedele Confalonieri il quale a sua volta media con Feltri al fine di addivenire ad un accordo che “accontenti” tutti: il Giornale si occuperà sì della famiglia Marcegaglia ma “con giudizio” senza arrivare alla cura riservata da ultimi a Boffo e Fini.

Dunque oltre alle fattispecie penali di cui si occuperanno i magistrati, non è meno grave il risultato in termini giornalistici.

Si tratta di un metodo-Corona aggravato dalla circostanza di non poco conto che, mentre il fidanzato di Belen chiedeva una dazione di denaro in cambio del ritiro delle foto compromettenti, qui si pretende una “collaborazione” attiva e continuativa della vittima a sostegno del presidente del Consiglio- editore e contro gli interessi della categoria economica che rappresenta o del paese tout court, in cambio del silenzio o dell’ammorbidimento nei confronti suoi e della sua famiglia.

Come dice Barbara Spinelli “è così che il giornalista si trasforma in smistatore di pizzini e demolitore della propria professione”.

Ma non è ancora tutto, perché questi avvelenatori di pozzi e inquinatori dell’informazione pretendono di essere gli ultimi eroici paladini del giornalismo libero e liberale assediati dalle toghe rosse e dalla disinformazione comunista e forcaiola. Non si accontentano di intimidire e manganellare per mesi le vittime di turno, che magari hanno taciuto per troppo tempo sui misfatti del grande capo contribuendo al proprio stato di “minorità”, di prendere in giro quotidianamente i loro lettori spacciando patacche come scoop o banali collage come “grandi dossier”, ma gridano contro “una violenza che non si riserva nemmeno ai delinquenti comuni” e all’attentato alla libertà di stampa.

Anzi un accaldato, concitato e arrogante Nicola Porro, più dandy che mai, ha chiesto ripetutamente ad Antonello Pirroso che tentava di fargli qualche domanda pur con tutta la simpatia umanamente dimostrabile, perché mai il presidente della Repubblica abbia inviato un messaggio di solidarietà alla sciura Marcegaglia e non a lui.

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