STRINGIAMOCI A COORTE

Venerdì 5 marzo è stata scritta una delle pagine più vergognose della nostra giovane eppur sputtanata democrazia. La riscrittura delle regole elettorali a partita in corso, a vantaggio di una sola parte politica, quella governativa ovviamente, determina un vulnus non più riparabile e una vera ‘mutazione genetica’ nel DNA del nostro assetto democratico.
Essa rappresenta un ‘precedente’ pericolosissimo, al quale ogni malversatore, ogni malfattore, ogni corrotto, ogni colluso potrà d’ora in avanti appellarsi, forte di questa ‘giurisprudenza’ che premia la cosiddetta ‘sostanza’ (il solito privilegio di pochi) rispetto alla ‘forma’ (le regole che tutti si erano date).
A questa violazione si è prestato, lo diciamo col massimo rispetto, ma con altrettanta fermezza e convinzione, il capo dello Stato che, obbedendo alla tremebonda e accomodante filosofia del ‘male minore’, ha nottetempo e in meno di un’ora firmato il famigerato decreto ‘interpretativo’.
No, signor Presidente, questo non è il male minore; questo è il peggiore dei mali, la distorsione delle regole democratiche per giunta con valore retroattivo, riscritta a proprio vantaggio da uno dei due schieramenti, quello che è sì al governo e che proprio per questo dovrebbe operare nell’interesse di tutti e non in quello proprio, non è un aggiustamento alla forma, ma un colpo esiziale allla sostanza delle sostanze, l’architrave del vivere democratico: le regole comuni.
Tacendo, sopendo, di ‘male minore’ in ‘male minore’ siamo arrivati a questo: e per giunta, per summa iniuria, essi pretendono di agire ‘così come vuole la Costituzione’ (Maroni), arrecando così un ulteriore irridente oltraggio al suo timido Custode.
Non v’è dubbio invece che quanto accaduto rappresenti un’autostrada verso la ratifica della Costituzione ‘formale’ al posto di quella cosiddetta ‘sostanziale’. In queste ore, e non potrebbe non essere così, noi cittadini ci sentiamo soli, non tutelati, in balia di una banda di avventurieri senza
scrupoli. Possiamo solo serrare le fila, strngerci ‘a coorte’ cercando di creare tutti insieme (cittadini, associazioni, movimenti, partiti di opposizione) un unico fronte di resistenza che, in maniera pacifica ma intransigente, svolga, in un quadro di permannte mobilitazione popolare, un’opera di vigilanza democratica in tutti i settori della vita civile e politica, a comiciare dal prossimo appuntamento elettorale. Forse la gente comincia a fiutare il pericolo. Speriamo non sia troppo tardi.













