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TANTE SCUSE...

Berlusconi bestemmia e insulta e poi si scusa, semina odio e poi dice che il suo è il partito dell’amore. Spinge i direttori dei suoi giornali al killeraggio dei suoi avversari e poi si meraviglia che qualcuno attenti alla loro vita. Forse è il caso di cacciar via questo premier e questo governo, con tutto il suo carico di odio e di marciume.

Il paese è in subbuglio in questi giorni perché il cavaliere ha lanciato l’ennesima vergognosa accusa contro la magistratura, è stato registrato e subito ripreso da Youtube, quindi, come se non bastasse, ha raccontato una strampalata barzelletta in cui è riuscito ad offendere la Bindi e Dominedio, in una botta sola. Dopo di che è finito nel trito cabaret di “tante scuse”. Insomma ha fatto filotto, anche stavolta! Ma quest’uomo non sa tacere nemmeno un secondo!

E poi, ahinoi, non sa raccontare le barzellette. Diciamocelo. Del resto se andate su Youtube c’è una vasta scelta di video e le potete ascoltare tutte, compresa quella blasfema, senza nessun problema e dalla sua viva voce. Vi sfido ad aver voglia di ridere. E infatti la gente normalmente non ride. Lo fanno solo per piaggeria i suoi cortigiani e gli accoliti ansiosi di far carriera, così lui si illude di essere un gran simpaticone, oltre che il migliore del mondo in ogni campo.

Invece non solo le sue barzellette sono mal raccontate, sono anche vecchie e soprattutto sono stupide. E spesso volgari. Ma visto che nessuno protesta ed anzi c’è anche chi è disposto a battergli le mani, questa volta ha alzato il tiro e ne ha scelto una con bestemmia finale. Non c’è da stupirsi: la sua mancanza di rispetto per tutto il resto del mondo che non sia la sua persona, fa sì che non si accorga nemmeno di essere insultante. E infatti quando la comunità ebraica si è lamentata e quella dei preti cattolici ha fatto le sue rimostranze, lui si è stupito: ma come? Non hanno riso? Eppure erano storielle divertenti! Ehhh, ma che gente senza senso dell’umorismo!

Deve essere la stessa gente che sta cominciando a stufarsi non solo delle sue storielle, delle sue bugie e delle sue scuse, ma anche di dover assistere da mesi al massacro di Fini per la proprietà di una casa che in nessun modo riguarda i cittadini di questo paese, che non toglie niente loro, che non si configura come truffa allo stato, che non è nemmeno un reato. Al più è un fatto di etica personale. Eppure i mastini dei giornali del cavaliere non hanno fatto altro che cercare di farlo a pezzi in tutti i modi, frugando nella sua vita, nei suoi affetti, inventandosi accuse e prove, nel modo più sguaiato e volgare possibile, da far rizzare i capelli. L’Ordine dei giornalisti dovrebbe intervenire e sanzionarli, perché qui non si tratta più di informazione, ma di diffamazione a mezzo stampa, reiterata, usata come sistema, come metodo per costringere e per punire chi dica la sua, chi apra bocca, chi esca dal coro, chi abbia idee e opinioni diverse, perché chi non si prostra ai suoi piedi, per il cavaliere vuol dire che “rema contro”, che è una minaccia al suo potere.

Chi non è con me è contro di me: lo diceva già Mussolini, ma lui almeno – come ha detto con graffiante sarcasmo sua nipote Alessandra – la Petacci non l’ha mai fatta ministro. Certo, questo lo ha detto prima che il cavaliere la reintegrasse a corte...

Ma torniamo ai giornali del cavaliere: l’odio che trasuda da quei fogliacci è inquinante, corrosivo, avvelenante, contaminante, contagioso. E provoca reazioni uguali e contrarie. Il quasi agguato (?) a Belpietro - se è vero - si ascrive a questo genere di risposte: la violenza chiama sempre la violenza. Ma in questo modo siamo venuti a sapere che il direttore di “Libero” vive da anni con la scorta e dunque in realtà – ironia della sorte – da recluso. Bella vita davvero, ma è comunque una sua scelta quella di fare questo tipo di giornalismo, dunque di che si lamenta? Ha voglia Maroni di dire che è preoccupato e che bisogna abbassare i toni: li abbassi chi li ha alzati!! Non certo chi risponde alle ingiurie, agli attacchi, alle parolacce, alle offese e alle provocazioni.

Ormai sono anni che siamo bombardati da insulti, affronti, contumelie, insolenze e aggressioni verbali e non di ogni tipo: la Lega è stata l’apripista di questo imbarbarimento, maestra di odio e di xenofobia e la sua aggressività ha certamente condizionato lo scontro politico di questi anni sui livelli più bassi e più violenti. Non si discute più, si grida, ci si insulta, ci si accusa, ma soprattutto non ci si ascolta. NON CI SI ASCOLTA. Questo è il vero punto: così non si può crescere, misurarsi o migliorare, né si può costruire qualcosa.

Certo, è una bella frase, un concetto giusto, politically correct, come si dice, e tuttavia mi si potrebbe obiettare: ma che caspita c’è da ascoltare? Bugie stantie e riciclate, promesse ammuffite, inverosimili, grottesche, come il completamento della Salerno-Reggio Calabria, o il ponte sullo stretto? Oppure insulti sui magistrati, sempre tutti comunisti, e sui loro complotti contro di lui, poverino, tanto buono, vittima sacrificare del grande Moloch in toga e tocco? L’altra alternativa è ascoltare appunto le barzellette... e va be’, d’accordo! Avete ragione: non sempre ascoltare serve. Soprattutto se l’avversario è un disco rotto che dice sempre le stesse cose. E allora? Che si può fare? Ma disfarsi dell’avversario, no? E che caspita! Cacciarlo via una volta per sempre. Del resto sembra che lui stesso non faccia altro che infilarsi in situazioni in cui anche per i suoi fidi diventa sempre più difficile tirarlo fuori, scusarlo e giustificarlo. Per Lupi, ad esempio, che viene da Comunione e Liberazione, dire di non fare troppe storie per una barzelletta e che dopo tutto il cavaliere si è già scusato della bestemmia contro Dio, deve essere stato duro. Ingoiare un rospo come questo per chi crede davvero non deve essere facile.

Magari potrebbe anche ricordarsi - lui come i suoi compagni di cordata - che c’è sempre una alternativa: salvare la propria anima o il derrière del cavaliere? Avere rispetto di sé e del proprio Dio o tenersi stretta la poltrona? E’ tutto qui il dilemma della classe dirigente di questo paese: avere o essere? Fino ad ora quasi tutti quelli al potere non hanno avuto dubbi a scegliere di avere. E di avere sempre di più, senza freno, senza controllo, senza misura, senza dignità. Forse non è troppo sperare che chi ha votato per questa gente senza avere niente di ciò che gli era stato promesso, ma anzi, perdendo occasioni, lavoro, soldi e speranze, ma soprattutto un futuro, cominci a capire con chi ha a che fare. E se non lo capisce nemmeno adesso vuol dire che questa non è l’Italia ma il Cottolengo e che dobbiamo farcene una ragione.

 

Berlusconi comunisti

 

Azioni sul documento

Le scuse? E poi?

Inviato da palinuro il 04/10/2010 00:30
Mi dice un amico tedesco che, nella disgrazia, noi siamo dei privilegiati: a quali cittadini di quale Paese - mi dice - è dato avere la legittima possibilità di usare le categorie mentali e verbali che a noi vengono naturali e spontanee per definire il PresdelCons del nostro Paese, senza incorrere nel pericolo di incorrere nei rigori della legge? Il quale PresdelCons, pur essendo solo di estrazione imprenditorial-avventurier-infimomassonico-malavitosa, possiede tutte le caratteristiche (e ben oltre) per rientrare in quella categoria che Betrand Russell – “disappointed”, come disse con understatement molto inglese, dai suoi ex compagni di viaggio in politica – definì “the greatest misfortune to befall mankind”.

Per nulla dire della opposizione (absit iniuria verbis...).

Certo il problema è, casomai, fino a quando ci sarà consentito esprimerci nei termini tutti che mi vengono in mente. Intendo dire che se a costui fosse consentito, come sembra assai probabile, di accedere al Colle, il nostro Paese sarebbe consegnato - log, stock and barrel - alle cosche, con tutte le opportune modifiche costituzionali e non, per rendere l’Italia il dumping ground d’Europa, il posto dove i Paesi civili europei verrebbero solo per fare affari sporchi, quelli vietati a casa loro. Alcuni segnali ci sono già: ora che non sappiamo più di che cosa ridere, ecco che arrivano i comici – basterebbero Grillo e Crozza, no? – che rappresentano la nostra cattiva coscienza per non aver fatto, ciascuno di noi, le umane e divine cose per impedire tanto scempio di valori umani, civili, etici, politici e – per contro - per aver anche solo tollerato la presenza sulla scena di tante mezze calzette complici e corrotte, di grigi burocrati in gessato grigio, “testicolanti” e spocchiosi, oppure di bolsi ecumenici il cui doppio mento ed epa aumentavano in volume all’aumentare del potere del satrapo da loro stessi creato. Come si potrebbe altrimenti definire questa gentaccia, che in tutti gli anni che il Paese ha avuto la sventura di averli al governo non sono neppure stati sfiorati dal pensiero che la prima cosa da fare era cacciare il piduista e la seconda era dotare il Paese di “una” politica industriale? Ma erano troppo intenti a legittimare l’illegittimabile e a spianare la strada al rientro dei Savoia, trafficanti d’armi e di donne. E quand’anche costoro si parlassero a cominciare da adesso, da molti anni ormai noi sappiamo non ne sortirebbe granché di buono perché, come è aritmeticamente calcolabile – non occorre scomodare la “higher maths” - il dialogo di due deficienti ha lo stesso contenuto qualitativo del monologo di un semideficiente.

(E poi dicono che bisogna ridurre la dipendenza dal petrolio! Noi già disporremmo di una ricchissima riserva di energia, se solo sapessimo mettere a frutto i milioni di barili di sfacciataggine di tutti gli impuniti imbecilli che formano le pattuglie, altrimenti inutilmente folte, degli “oppositori”)

Però, come insegna la Rivoluzione francese, rimangono sconfitti quelli che perdono la testa. E quindi dobbiamo continuare ad abbozzare alle “barzellette” del tristo figuro, perché in un futuro augurabilmente non lontanissimo anche il caimano dovrà togliere il disturbo, se non altro che per legge di natura.

Resterà il berlusconismo di ogni colore, è vero, che dalla carogna ha origine conservandone e tramandandone i geni (sic). Ma questa è un’altra storia. E temo proprio che non terminerà come quelle che mi raccontava nonno per farmi addormentare (...e vissero felici e contenti mentre noi andiamo a lavarci i denti!).




Le scuse? E poi?

Inviato da bfois il 04/10/2010 10:21
Beh, forse è un tantino esagerato considerare il nano una delle più grandi disgrazie dell’Umanità: non di tutta, per fortuna dell’Umanità, solo di un piccolo pezzetto di terra a forma di stivale, abitato - ça va sans dire - da mezzecalze.
Quello che non si riesce a capire è come mai la gente continua a credere alle sue bugie! Anche perché sono sempre le stesse. Un mio allievo mi raccontava della fede cieca di suo padre nel cavaliere: la prima volta che il suddetto parlò dell’abolizione dell’ICI come cosa fatta, il signore in questione ci credette e non la pagò. Naturalmente gli arrivò una salatissima multa, ma lui non disse che aveva creduto a un buffone bugiardo, incolpò sé stesso di non aver capito. Io conosco il padre di questo allievo: è persona colta, molto preparata nel suo settore, per cui è davvero incredibile la sua stupidità.
Da quando mi hanno raccontato questa storia vivo un disorientamento penoso. Mi sembra di vivere in quei film di fantascienza in cui gli alieni cattivi si sono impadroniti dei corpi degli umani. Guardi le persone che pensavi di conoscere e scopri che sono marziani travestiti da terrestri, senza un cervello autonomo.
Sono due le cose che mi spaventano di questo paese ( a parte il cavaliere, che è storia a sé): la gente che non pensa e la sinistra che non esiste. Questo come cittadino mi fa pensare che non ne usciremo mai, ma come storico so che invece tutto passerà, in bene o in male non si sa, ma cambierà e in qualche modo da questa palude se ne uscirà. Per fortuna, infatti, come diceva spesso mia madre con grande saggezza:” tout casse, tout passe, tout lasse..et tout se remplace”.
Il problema è solo capire cosa verrà dopo....

nuove esternazioni

Inviato da viola il 05/10/2010 00:27
Avete sentito il nuovo delirio contro la magistratura? Ma come è possibile che non venga rimosso dal posto che occupa in un modo così indegno?cioè io penso che il fatto che sia presidente del consiglio non gli dà nessun potere di insultare tutti i giudici.possibile chetutti quanti gli lasciano fare quello che vuole? se lo dice un cittadino qualsiasi lo mettono in galera perchè lui no?

nuove esternazioni

Inviato da bfois il 05/10/2010 11:44
Impossibile tenergli dietro! E' un fiume in piena. Ormai c'è solo il litio che può tenerlo a bada. Bisogna dire che se lo sudano lo stipendio quelli della sua corte...
Certo che in un paese normale sarebbe rimandato a casa... a una qualsiasi delle sue 20 case(ma del cattivo gusto di dire una cosa del genere, mentre c'è gente che vive in sottani o ha perduto lavoro e casa, ne vogliamo parlare?), ma questo non è un paese normale, questo è Fantasitalia, cara amica, purtroppo per noi e finchè qualcuno non gli insegnerà un po' di modestia con una bella condanna per tutte le cose che ha fatto, non ce lo leveremo dai piedi.

I marziani...

Inviato da palinuro il 05/10/2010 23:11
Mi permetto di estrapolare una Sua frase:
"Questo come cittadino mi fa pensare che non ne usciremo mai, ma come storico so che invece tutto passerà, in bene o in male non si sa, ma cambierà e in qualche modo da questa palude se ne uscirà."

Certo, in termini storici o di ere geologiche il nostro presente non farà tremare i polsi a nessuno ma, come diceva John Maynard Keynes, "the long run is a misleading guide to current affairs. In the long run we are all dead."

Per il resto sono abbastanza d'accordo, soprattutto per il senso di straniamento rispetto a tanta della gente intorno a noi, col peggiorativo che son io a sentirmi sempre più marziano.

i marziani...

Inviato da bfois il 06/10/2010 01:33
Non sono stata chiara: non volevo dire che bisogna guardare le cose di oggi con gli occhi del domani, anche se può essere un punto di vista certamente saggio.
Volevo dire che come cittadino in me ha il sopravvento il cuore – o la pancia , come si dice – o meglio ancora l’emozione, la rabbia, l’indignazione e quello che vedo oggi riempie totalmente il mio orizzonte e non mi lascia vedere altro e questo fa crescere la mia disperazione. Ma dentro di me la mia esperienza professionale mi dice che devo ricordarmi di cambiare il punto di vista, perché di tempi così disastrati ne ho conosciuti altri e perfino peggiori di questo eppure ne siamo usciti: sono una medievista e quindi per professione studio un'epoca lunga e molto difficile. A volte mi è capitato di chiedermi come dovevano soffrire le persone che vivevano in certi periodi del Medioevo: le guerre continue che devastavano città e campagne; la peste che uccideva migliaia di persone; la paura di tutto: perfino di una cometa o di una eclissi di sole; la chiesa che controllava e regolava ogni minuto della vita della gente e perfino stabiliva i giorni in cui si poteva fare l'amore ( c'è chi ha fatto un conto e non erano più di una trentina all'anno); le malattie senza cura, i bambini piccoli che morivano come mosche; lo strapotere dei potenti, l’annullamento di ogni diritto, di ogni tipo di rispetto, della più elementare umanità; la fame, quella vera, che il mondo occidentale non conosce più e deve guardare all’Africa per averne una minima idea; e infine la sporcizia infinita, inimmaginabile (il fetore delle città cristiane è ricordato con stupore e disprezzo dalle fonti musulmane dell’epoca) e l’ignoranza di qualsiasi nozione, perfino geografica. Insomma, quando leggo certi documenti, quando ascolto quelle voci lontane eppure ancora così disperate, spaventate e sole, mi si stringe il cuore e penso che sono fortunata a vivere oggi, con tutto quello che questo vuol dire, sia chiaro! Compreso il dato di una natura inquinata, violata e degredata, dato che storicamente non abbiamo conosciuto prima.
Non voglio dire che questo pensiero mi consoli, ma mi dà più forza e speranza: se l’umanità è emersa da certe situazioni che sembravano senza uscita, vuol dire che si può fare, soprattutto avendo gli strumenti e i mezzi che abbiamo adesso. Compresa una informazione che – con tutti i limiti – certamente ci aiuta a capire cosa succede, unita all’autoconsapevolezza dei nostri diritti. E non è poco.
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