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Un liQUORUM molto amaro

Vittoria strepitosa dei referendum. I sì oltre il 95%. I cittadini si riprendono il loro ruolo decisivo di protagonisti nella politica italiana. Bocciatura del governo e di Berlusconi. E adesso che succederà?

Il cavaliere e il suo governo stanno bevendo l’amaro calice della sconfitta fino alla feccia. L’affluenza è stata altissima: oltre il 57% e i Sì hanno preso oltre il 95%. Questo nonostante ogni possibile tentativo di boicottaggio operato dalle TV filoberlusconiane, la pessima informazione e gli inviti reiterati a non andare a votare. I risultati hanno dato torto al premier e al suo governo con una risposta senza possibili equivoci. E non solo attraverso i numeri di questi referendum. Già. Perché in realtà i referendum non sono stati solo 4: sottinteso c’era anche un referendum su Berlusconi e sul suo governo e il cavaliere ha perso anche questo, soprattutto questo.

Ormai si percepisce nettamente l’irritazione dei cittadini nei suoi confronti. La gente è stufa marcia delle sue bugie, delle sue battute stagionate e volgari e glielo ha detto chiaramente, con durezza. E’ finito. E ormai non abbiamo più nessuna paura scaramantica a dirlo. Anzi, vogliamo proprio ribadirlo che è bollito, scoppiato, imploso, spacciato, stroncato, fritto, perduto, spacciato, annientato, distrutto, insomma: finito, come dicevamo.

Qualcuno dirà che la mia precisazione è un po’ troppo pignola e soprattutto maramaldesca, beh: ha ragione. Qualche volta l’essere sempre politically correct sta un po’ stretto, ammettiamolo. E allora abbandoniamoci per una volta all’infantile “cica cica”: tante volte l’abbiamo subito noi, in questi anni! Non ci hanno risparmiato nessuno sberleffo, presa in giro, battuta sferzante e sprezzante. Sempre con quel sorrisetto ironico e impudente, sempre con quell’azza odiosa, quella prepotenza invadente e maleducata. Beh, adesso hanno smesso di sorridere. Tutti. Lo so, lo so: ha ragione il detto che saper vincere è ancora più difficile che saper perdere, ma in questo momento la cosa non riesce proprio a interessarmi. Riesco a pensare solo a tutto l’impegno, la costanza, la passione che è costata questa vittoria. E il mio pensiero vola alla mia vecchia zia ottantaquattrenne, che vive a Milano e che con la sua gamba “sifolina” - come si dice scherzosamente lì per chi è , in vari modi e per diversi motivi, un po’ zoppetto - e con l’ascensore fermo per lavori strutturali, si è fatta 4 piani a piedi in discesa e in salita prima per votare Pisapia e adesso per votare i referendum. Penso che incarni bene la voglia di partecipare, lo spirito di sacrificio, l’esigenza di cambiare, l’entusiasmo e la speranza che ha scosso non solo i milanesi, risvegliati da un vento nuovo, fresco, che spira di questi tempi nel nostro Paese, con la forza di una Bora e insieme con la grazia di uno zeffiro gentile.

Grazie dunque alle vecchie zie, ai nonni, ai giovani, alle donne e agli uomini italiani che hanno fortemente creduto nel rinnovarsi della politica e che si sono battuti per i principi di civiltà, di uguaglianza, di rispetto dell’ambiente, che sembravano scomparsi, e che hanno saputo guardare al futuro senza egoismi stupidi e ottusi. Grazie per aver creduto in sé e nel nostro bel Paese. Ora ci sentiamo tutti meno spaesati e infelici, più motivati e sereni e quasi certi che riusciremo a cambiare le regole di un gioco politico ormai marcio e insopportabilmente giocato sempre dalle stesse persone.

Sì, possiamo farcela! L’abbiamo provato per ben due volte, nell’arco di pochi giorni. Sì, ci siamo riusciti e siamo ancora qui, pronti e agguerriti, nonostante la classe dirigente del CS, che nemmeno adesso ha capito niente di quel che succede, ci farà patire – ormai lo abbiamo sperimentato a volontà – facendo errori su errori. Ma ormai noi cittadini facendo banchetti e cortei ci siamo ritrovati, sappiamo chi siamo e cosa vogliamo e che l’altra parte del paese, quella che ci inquietava per la sua eccessiva credulità nelle virtù del cavaliere, si è svegliata e ha aperto gli occhi.

Eppure, sia ben chiaro: questa vittoria, come quella delle amministrative, non cambierà nulla, per il momento. Nessuno darà le dimissioni (figurati!) e se è vero che nel paese il cavaliere e il suo governo inetto non hanno più la maggioranza, in parlamento - sia pure strappata con trattative da mercato delle vacche - ancora ce l’hanno e cercheranno di finire la legislatura a costo di trascinarsi come mosche scoppiate, tirando a campare.

Ma non riusciranno a finirla lo stesso. Perché anche stavolta – dopo tanti anni – sarà la Lega a piantarli in asso. La base della Lega infatti è ormai insofferente di una alleanza che non gli ha portato nulla di buono e li ha costretti a votare un mare di leggicchie a favore del cavaliere. Fra pochi giorni a Pontida si riunirà il plenum del partito e lì decideranno se staccare la spina al governo o no. Vedremo. Ma sarebbe comunque confortante sapere che i nostri leaders del CS sono pronti per l’emergenza elezioni e che sanno cosa fare, senza scannarsi a vicenda.

Va beh, ci penseremo domani: chaque jour suffit son mal. E noi ci siamo guadagnati il diritto di goderci questo momento felice: erano anni che lo aspettavamo e ormai avevamo perduto la speranza.

Berlusconi che male fa

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L'amaro calice

Inviato da palinuro il 14/06/2011 17:22
Un mio vecchio amico, grande attore di teatro, ebbe a dirmi una volta che ogni tanto, quando si è sul palcoscenico, è dato udire il suono più gradito ad un attore: è quel suono che il cinema o la televisione non possono esprimere, è il suono di un silenzio meraviglioso, quello che "ti dice che li hai colpiti nel più profondo del cuore".

Mutatis mutandis, anch'io - che non ho mai calcato un palcoscenico - ho avvertito - dentro, nel mio intimo - un assordante silenzio, come la metafora di un evento purificatore, rigeneratore, direi quasi trascendentale. Come se io, lucidamente e coscientemente laico, riconoscessi in questo evento una sorta di santità espressa dalla voce e dalla coscienza del popolo.

E che tutto ciò sia avvenuto nonostante, ripeto, nonostante la nostra sedicente sinistra ci dovrebbe dire qualcosa della sconosciuta maturità di questo nostro popolo.

l'amaro calice

Inviato da bfois il 14/06/2011 23:18
 Sì. Questi ultimi avvenimenti sono stati una rivelazione. Uno stupore felice, un ritornare a casa fra persone conosciute e amiche. E' una emozione piena di gratitudine e di felicità quella che riempie il cuore. E' un riconoscersi finalmente, un tornare a capirsi, un sentirsi di nuovo parte di un tutto. Siamo italiani e orgogliosi finalmente di esserlo. Era ora!
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