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UN PAESE IN MASCHERA

Le nuove norme sulla ‘sicurezza’, con la loro visione reazionaria e violenta dei rapporti sociali, sono ormai legge dello Stato

Gli esponenti della Lega potranno percorrere le valli alpine vantandosi di aver raggiunto uno dei loro obiettivi, e noi avremo un motivo di più di vergognarci quando entreremo in contatto con i cittadini degli altri Paesi occidentali.

Come lo stesso Presidente Napolitano ha sottolineato (prima di firmare comunque la legge) il testo crea molti motivi di preoccupazione e, come invece hanno affermato molti altri, è in più parti contrario alla Costituzione.

Non vale la pena di entrare nel merito dei singoli provvedimenti, già ampiamente analizzati dai giuristi nelle scorse settimane; credo invece necessaria una riflessione sulla progressiva assuefazione della nostra società a una cultura che qualche anno fa una ampia maggioranza di cittadini avrebbe considerato aberrante e che invece ormai pochissimi contestano.

Un esempio mi sembra particolarmente significativo: le funzioni riconosciute dalla legge alle cosiddette '‘ronde' (scopiazzate da esperienze di volontariato assistenziale di altri Paesi e di ben altra natura). I loro componenti dovrebbero limitarsi a segnalare alle forze di polizia reati o situazioni di pericolo.

Ma questo, oltre che facoltà prevista dall’art. 333 c.p.p. e obbligo per tutti i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio, non è dovere civico di tutti i cittadini?

Se vediamo un tale spaccare il cristallo di un’auto in sosta non dovremmo chiamare il 113, anche senza la necessità di indossare una rutilante divisa piena di adesivi e folkloristici gadget? E se vediamo importunare una donna non dovremmo (specialmente gli uomini) intervenire in suo soccorso?

La nostra società si è ormai assuefatta all’idea che ognuno deve farsi i fatti suoi e non vedere cosa succede intorno a lui, o al massimo approfittare a sua volta dell’occasione?

Il non voler vedere si chiama omertà, in Italia intere aree del territorio nazionale vivono in questa condizione, sotto il potere mafioso; in Europa invece è ancora vivo il ricordo di chi non volle vedere l’inizio (e non solo quello) delle persecuzioni razziali e delle deportazioni degli ebrei.

Se non siamo ancora a quel punto e esistono ancora cittadini/e degni di questa qualfiica, le ronde non ci servono, e chi ha proprio necessità di mascherarsi da ‘vendicatore’ dovrà rassegnarsi a farlo nei giorni di carnevale.

A meno che le ‘ronde’ non abbiano lo scopo non di difendere, ma di intimidire i cittadini onesti (indipendentemente dal loro colore). In fondo nel Paese in maschera si può sempre sostenere che l’olio di ricino non è un’arma, e quindi non è proibito.

Tutto, come al solito, dipende da noi.

 

Azioni sul documento

Per una Società Democratica

Inviato da hyperlinker il 25/07/2009 17:20
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Il 14 luglio 1789 avveniva la presa della Bastiglia: un evento ben rappresentativo della più ampia serie di avvenimenti che oggi chiamiamo "rivoluzione francese". In quei tempi iniziò il percorso che con alterne vicende condusse la Francia all'affermazione definitiva della Repubblica.


220 anni sono trascorsi da quel giorno. E 220 anni sono invero troppi, perché ciò che oggi chiamiamo Repubblica è in effetti ancora ben distante dall'essere una piena, compiuta forma sociale repubblicana. Oppressi dalle dittature, nei momenti più critici della loro storia, i popoli si son potuti concentrare sul cambiamento della mera forma di governo. Successivamente coloro che avrebbero dovuto sviluppare l'idea repubblicana e portare a compimento il PROCESSO di REPUBBLICANIZZAZIONE della società, estendendo tale tipo di organizzazione all'intera gestione della Cosa Pubblica, hanno ceduto alle lusinghe dei privilegi della loro categoria, rimasta come ai tempi delle monarchie.

Gli innumerevoli docenti, professori, ricercatori umanisti, i filosofi, i giuristi, i costituzionalisti, emeriti STATALI, hanno tranquillamente accettato anch'essi di farsi assumere a vita in quei ruoli che avrebbero dovuto invece essere periodicamente redistribuiti tra la popolazione. E così la celebre frase "L'état, c'est moi", "Lo Stato sono io", attribuita al re di Francia, Luigi XIV, che accentrò i poteri dello Stato nella propria persona, ancor oggi riecheggia pari pari nei Pubblici Uffici indebitamente occupati dalla CASTA STATALE.

"LO STATO SIAMO NOI!": questo grida l'indegno comportamento di coloro che si sono impossessati di un pezzo del sacro Bene Comune. Dimentichi che ben sessantatre anni sono passati da quando il popolo italiano optò per l'ordinamento Repubblicano. Abbandonati da coloro che per ruolo, onori e redditi avrebbero dovuto trainare in avanti la società, mentre invece han fatto da ermetico tappo al progresso, noi semplici cittadini abbiamo oggi l'onore di affermare la verità che lo Stato, l'accentramento del potere nelle mani di una inamovibile ed immutabile Elite, non esiste più dal 1946! ma che, purtroppo, gli STATALI son rimasti come nulla fosse accaduto!


Sta a noi, semplici meravigliose persone, che mai abbiamo nemmeno pensato di impossessarci di qualcosa che per sua stessa natura giuridica non poteva essere assegnato a vita, continuare quel processo iniziato 220 anni fa, e, stavolta pacificamente, legalmente, civilmente, affermare l'improrogabilità di un:

http://EQUO-IMPIEGO-PUBBLICO-A-ROTAZIONE.hyperlinker.org

Non foss'altro perché l'unico modo per evitare un'aperiodica sanguinosa rivoluzione è quella di istituirne una regolare: la rotazione è esattamente una pacifica rivoluzione costante.


Ringrazio e saluto calorosamente,


Danilo D'Antonio
Monti della Laga
Teramo - Abruzzo

eulab@hyperlinker.com
tel. 339 5014947



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