UNA STRADA PER PEPPINO

La scorsa settimana abbiamo parlato del duplice gesto infame commesso a Ponteranica (Bergamo) contro la memoria del giornalista siciliano Peppino Impastato: uno è il gesto del sindaco locale, il quale ha rimosso la targa commemorativa di Peppino dalla biblioteca comunale; l’altro è opera di un ignoto vigliacco che ha sradicato l’albero dedicato al coraggioso ragazzo di Cinisi. Davanti a quanto accaduto, le associazioni antimafia hanno protestato, preoccupate per un clima fortemente ostile a chi si oppone alla cultura mafiosa, un clima che trova la sua consacrazione nell’atteggiamento dell’attuale maggioranza di governo che, proprio in quei giorni, attaccava i magistrati di Palermo, attuando una pericolosa strategia di delegittimazione dell’operato della magistratura.
Ed in questa situazione fanno ancora più paura episodi come quello della scorta revocata a Piera Aiello e le minacce al giornalista Sandro Ruotolo, a cui la nostra redazione esprime totale solidarietà. Per fortuna, in Italia c’è ancora una parte della società civile che non si arrende, percepisce la gravità del momento e non si abbatte, cercando di resistere e di contribuire alla lotta alla mafia attraverso iniziative, magari simboliche, ma che conservano un valore immenso sul piano educativo e culturale. E cultura ed educazione, lo abbiamo scritto spesso, sono alla base di una società libera, che vuole affrancarsi dalla cappa grigia del crimine organizzato.
Così, in seguito all’oltraggio alla memoria di Peppino Impastato, accade che un gruppo di cittadini di diversa età e provenienza geografica, attraverso il web e
il social network Facebook, decida di aderire ad un’iniziativa lodevole e significativa, lanciata dal quotidiano on-line Tusciaweb: chiedere a gran voce, in ogni città italiana, l’intitolazione di una strada, una via o una piazza a Peppino Impastato. Una risposta civile, nel senso più profondo del termine, a chi ha avuto la sfacciataggine di mischiare mafia e razzismo nordista spacciandolo per un semplice atto di normale politica locale.
Il quotidiano on-line di Viterbo ha così, in poco tempo, ottenuto l’adesione di oltre 2000 persone in tutta Italia, pronte ad inviare ai sindaci dei propri comuni una lettera (predisposta appositamente) per chiedere di “dedicare una via, una piazza, un luogo pubblico o un evento a Peppino Impastato”, in quanto ciò “significherebbe mantenere vivo il suo ricordo contro chi cerca di cancellarlo” e significherebbe “custodire gelosamente la memoria di chi è stato assassinato dalla mafia e contro di essa si è battuto a viso aperto”.
Questo è ciò che si legge sulla pagina iniziale del gruppo creato dalla redazione di Tusciaweb su Facebook, dal titolo “Anche io sono Peppino Impastato!”. L’entusiasmo con cui è stata accolta l’iniziativa lascia ben sperare. Sulla bacheca del gruppo si legge che il comune di Ladispoli ha deciso di intitolare la sua biblioteca a Peppino; inoltre, si può notare come, oltre ai semplici cittadini, aderiscano anche esponenti della politica locale, come un consigliere comunale del Pdl di Viterbo e la coordinatrice della mozione Marino del Pd della Tuscia.
Inoltre, spicca anche l’adesione dell’ex ministro Fioroni, il quale, con un messaggio alla redazione del quotidiano, motiva così la sua convinta adesione: “Nella mia esperienza da ministro della Pubblica Istruzione, la figura di Peppino Impastato è risultata una di quelle che ha concorso maggiormente a generare nei nostri ragazzi lo sviluppo di una profonda cultura della legalità, con percorsi di testimonianza in tutta Italia”. Ovviamente anche se le adesioni sono già 2000, mai come in questo caso vale il principio per cui “più si è meglio è”.
Quindi aderite in massa, andate su Tusciaweb o sul gruppo “Anche io sono Peppino Impastato!” su Facebook, copiate lo schema della lettera presente in bacheca e inviatela al sindaco del vostro Comune. Sarebbe bello, tra qualche tempo, scoprire che in ogni città italiana esiste la via o la piazza Peppino Impastato, o comunque un luogo dedicato alla sua memoria. Con tanti saluti a Ponteranica!


















