Università: appello a Napolitano

Signor Presidente,
nell’imminenza della votazione parlamentare sulla riforma dell’università italiana, nonché dell’approvazione della legge finanziaria, facciamo appello alla Sua persona, come supremo garante della Costituzione, per chiederLe di tutelare, nell’interesse vitale di tutti i cittadini italiani, i seguenti principi che a noi appaiono irrinunciabili:
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L’istruzione pubblica va salvaguardata rispetto a quella privata, la quale può esistere purché senza sostanziale onere per lo Stato. Pertanto, in una fase di crisi, che obbliga a provvedimenti assai rigorosi, le spese statali e le disposizioni di legge dovrebbero, riteniamo, seguire senza incertezze e senza deroghe tale principio, contrariamente a quanto previsto nelle leggi di prossima approvazione;
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Ciò risulta tanto più vero dal momento che l’Università statale è stata fatta recentemente oggetto di intidimidazioni, in base alle quali essa viene richiamata al suo ruolo di servizio pubblico essenziale. Se tale interpretazione è esatta, la destinazione della spesa e ogni disposizione di legge dovranno essere conseguenti a tale asserzione. Attualmente le università statali non sono nelle condizioni minime per rispondere a una simile esigenza;
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L’università, nella sua autonomia e libertà, deve assolvere al ruolo di riflessione e di elaborazione scientifico-intellettuale al servizio, critico e innovativo, delle più alte necessità della vita pubblica (si vedano ad esempio, gli artt. 104-106-135 della Costituzione), nonché alla formazione degli insegnanti e alla diffusione della cultura in tutto il corpo sociale.
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L’università non vive soltanto in funzione della esigenze del mercato. Deve premiare chi operi a tempo pieno, valorizzando il merito scientifico al di sopra delle cariche gestionali e trovando efficaci e non automatiche forme di promozione delle carriere interne, assicurando inoltre agli specialisti delle diverse discipline retribuzioni tali da valorizzare la vocazione universitaria, oggi penalizzata e di fatto sconsigliata alle personalità più promettenti.
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Al tempo stessa la sfera pubblica deve riconoscere al ruolo universitario il necessario prestigio, con l’obiettivo niente affatto trascurabile di incoraggiare i giovani a dedicarsi alla scienza e alla cultura.
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L’università è fatta anche di tradizioni e di scuole di pensiero, e non soltanto di criteri di valutazione, spesso effimeri, di cui in molte occasioni si è constatata la inattendibilità. Condizionare gli investimenti e le scelte a tali criteri rischia di costituire un impoverimento dell’università.
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Lo Stato italiano è componente originaria e fondamentale dell’attuale Unione europea, del mercato unico e della moneta unica. Mancare al dovere di accrescere gli investimenti in formazione e ricerca anche in fase di crisi, diversamente da quanto hanno fatto i nostri maggiori partner europei, costituisce: a) una grave lesione dell’interesse nazionale; b) una dimostrazione di incapacità di orientare la spesa e il riordinamento del bilancio verso le destinazioni più produttive, ovvero verso la società della conoscenza, traguardo vitale per i Paesi più avanzati, riservando risorse assai più generose di quelle previste alle giovani generazioni; c) la sottovalutazione della necessità di un confronto ravvicinato e sistematico con i partner europei, indispensabile per adottare modelli e provvedimenti coerenti e condivisi: solo in questo modo, tra l'altro, si potrà valutare nel concreto quali debbano essere le forme più idonee di organizzazione, di impiego del personale, di sostegno degli studenti affinché il nostro sistema universitario possa reggere il confronto con gli altri Paesi nel contesto dell’Unione.
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Pur nella consapevolezza dell’opportunità di ridurre sedi universitarie e corsi di studio, deve essere garantito alle sedi universitarie il diritto-dovere di assicurare esse stesse l’eccellenza, abbandonando l’illusione che la cultura superiore possa essere riservata soltanto a pochi luoghi di elezione, di natura privatistica e astratti dal corpo sociale.
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Allo stato dei fatti - come illustrato nel documento sottoscritto dai presidi della Sapienza, qui allegato - i provvedimenti predisposti provocherebbero un drastico depauperamento del corpo docente, con conseguente perdita di preziosi saperi, accompagnato da una deplorevole precarietà delle carriere riservate ai giovani, privando così il Paese di una risorsa indispensabile, funzionale a promuovere scienza, cultura, formazione, senso di responsabilità e capacità decisionali in un tessuto sociale che ne ha un crescente bisogno per il proprio sviluppo e per affrontare le sfide della globalizzazione.
Signor Presidente,
la riforma del sistema universitario interviene in una fase disastrosa della vita nazionale, con riflessi negativi sul prestigio delle stesse istituzioni. Si tratta di una ragione in più per valutare con estrema attenzione motivazioni, disposizioni e modalità di riforma oggi in fase di approvazione, affinché la degenerazione di questi anni, che speriamo insieme a Lei possa essere superata con ritrovato senso di responsabilità e unità nazionale, con vero spirito risorgimentale, a 150 anni dalla proclamazione dello Stato unitario, eviti di lasciare danni irreparabili nel sistema di istruzione del nostro Paese.
Signor Presidente
in questi ultimi tempi, pur con le sue manchevolezze in termini di efficienza funzionale e di trasparenza nel reclutamento, dovute in buona parte a ripetuti e sperimentali interventi di riforma, orientati a generici traguardi di istruzione di massa, l’università statale è stata fatta oggetto di attacchi denigratori insistiti e strumentali, che hanno portato discredito ad una istituzione che è stata in grado di assicurare, pur fra molti disagi, alti livelli di preparazione e di produzione scientifica, come viene riconosciuto in tutto il mondo. Facciamo pertanto appello alla Sua persona affinché gli interventi di riforma favoriscano il rilancio dell’istruzione universitaria, della scienza, della cultura, senza pregiudizio per la libertà e l’autonomia garantite dalla Costituzione.
L'appello è già stato firmato dai Presidi di Lettere e di Scienze Umanistiche della Sapienza di Roma e da molti altri docenti italiani.
Quanti fossero disposti a sottoscriverlo, sono pregati di inviare la propria adesione a Silvana Cirillo (silvana.cirillo@uniroma1.it) ENTRO MERCOLEDÍ 4 AGOSTO.
Dipartimento Storia, culture, religioni.
Facoltà di Lettere - Sapienza Università di Roma
piazzale Aldo Moro, 5, 00185 Roma
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