Utopia fiorentina - La città del sole

Firenze 2050. Estate. Bella giornata di sole. Nella sua casa in collina, Isabelle capelli biondo oro è intenta a curare le rose in giardino. La sua bocca rosso fragola si confonde con la bellezza della rosa scarlatta che i suoi occhi smeraldo guardano con il candore dei vent’anni. Quegli occhi che in lei gridano gioia al Creato.
In città i buoni hanno preso il potere. Niente più finzioni. Niente più transazioni finanziarie a scapito dei più deboli. Niente più inceneritori. Niente più soldino d’argento causa malori e malumori. Il Pil, prodotto interno lordo, è stato degradato a parolaccia con evidenti riferimenti organici. Ora c'è il Bin, benessere interno naturale. Le riflessioni dei vecchi premi Nobel Amartya Sen e Stiglitz sono state ascoltate e messe in pratica. Ci sono voluti quarant'anni, ma Firenze ha tirato fuori dalle cantine le idee del suo Leonardo da Vinci e ha rimesso in piedi un enorme laboratorio di democrazia, energia e oasi ecologica. I tetti sono uno scintillìo di pannelli solari biodegradabili. Niente più fumi. Niente più petrolio. La canapa ha smesso di essere chiamata marjuana e le case hanno pareti ecosostenibili e ottimi ricambi di aria calda e fredda. Disperdono solo il 9% del calore. Acqua e luce puliti sono per tutti: in rete, scambievoli, gratuiti. Sono lontani i referendum per difendere acqua, aria e luce dall'avidità. Le aziende monopolistiche mangia-acqua-aria-e-luce sono solo uno sbiadito ricordo. I fiorentini sono tornati ad abitare Firenze e ogni casa ora ha diritto al suo terreno per l'orto. Chi non ha spazio all'aperto, ce l'ha fuori città a massimo due chilometri di distanza. Zappare la terra ha ridonato dignità alle persone, gli egoismi si sono sciolti nel sudore della fronte e l'umanesimo di chi non passa il tempo a pontificare da seduto è tornato a cantare i suoi versi, a dipingere i suoi quadri. Il prodotto biologico ha sostituito in gran parte la chimica industriale e la grande distribuzione ora serve solo scuole, ospedali, mense pubbliche e aziendali. I rifiuti? La raccolta porta a porta è estesa a tutti i quartieri. Durante la settimana il martedì e il venerdì è il giorno dello scambio-baratto: tu dai a me quello che non ti serve più ma serve a me, io do a te quello che non mi serve più ma serve a te. Il buttare via consumistico è stato vietato per legge e la chiesa lo ha pure messo tra i peccati mortali. I sacerdoti ne enunciano le pene ultraterrene dal pulpito domenicale. Il cielo, ma soprattutto, la Terra ringraziano sentitamente. Gli anziani non sono più considerati ferri vecchi, ma abitano nelle famiglie di provenienza con figli e nipoti. Trasmettono la loro esperienza e la loro saggezza a chi è più giovane. Le case di riposo accolgono solo chi non ha più nessuno.
Dalla casa di Isabelle, su in collina, si sentono le grida dei bambini che giocano nei parchi, che fanno il bagno in Arno, tornato azzurro. Leggero è il ronzìo delle macchine a idrogeno che girano per i viali, le tramvie elettriche hanno sei strade ferrate sulle quali corrono silenziose e rispettose dei polmoni di tutti. La bicicletta è diffusissima e tecnologica. Non si pone più il problema di chiudere il centro al traffico. Non ci sono buchi sottoterra. Nessun tubone distrugge le fondamenta dei palazzi della città rinascimentale. Anni addietro un referendum ha spazzato via le idee balzane dei soliti primi cittadini al servizio dei soliti potentati. E' stato unanimemente riconosciuto che sottoterra ci stanno solo le talpe e chi riposa in pace dalle fatiche della vita. Firenze non è più la città dei balocchi anche se i turisti sono ben accolti. Per le strade, nelle piazze è un pullulare di artisti, caffè, musica all’aperto e librerie.
Il potere democratico i nuovi fiorentini lo esercitano nelle assemblee pubbliche di quartiere, frequenti e partecipate. Là vengono scelti i dipendenti da mandare al consiglio comunale in scadenza ogni 4 anni, e ogni rappresentante, per legge, può rimanere in consiglio al massimo due legislature. Giusto il tempo di dare un contributo alla società e poi tornare al proprio lavoro. I gruppi di idee sul web e vis a vis hanno sostituito i partiti. E’ la fine di interessati politici di professione e della loro superfetazione. La politica è tornata a essere passione e servizio alla collettività e i cittadini sono tornati ad occuparsene.
Dalla collina Isabelle la bella sorride alla sua rosa scarlatta. La sua gaiezza pare come scendere giù dall’alto alla sua Firenze rinata a nuovo Rinascimento. Sono lontani i tempi in cui le facce di bronzo dei politicanti s’incaponivano sproloquianti di retorica a difesa dei quattrini delle loro corporazioni. Quelle facce dicevano: “Fai agli altri quello che vorresti non fosse fatto a te”. Ora nessuno le ricorda più.


















