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Veltroni dichiara che Berlusconi non riuscirà ad accedere al Quirinale

In un’intervista rilasciata a “L’Unità”, in data 9 febbraio, Veltroni dichiara che Berlusconi non riuscirà ad accedere al Quirinale.

Ho provato un moto di piacevole sorpresa nei confronti di questo pronunciamento e simultaneamente ho rivolto il pensiero all’iniziativa straordinaria promossa da “Libera Cittadinanza”, “Berlusconi al Quirinale mai”, che ha raccolto molti consensi nel Paese. Poi, ho ripensato a Veltroni ed ho avuto la percezione che il segretario del PD ha esternato solo una pia illusione. Perché nella politica italiana contano i numeri ed una massiccia dose di pragmatismo, al di là di quelli che possono essere i desideri e gli auspici di una parte politica.

Se siamo alle solite “enunciazioni”, che non hanno alcuna possibilità di concretizzarsi, non ci siamo. A meno che la politica di area progressista non tenti di ridurre finalmente la distanza siderale, che la divide dalla pubblica opinione (quella sana, non abituata a pensare con la pancia e dopata dall’eterna propaganda di destra) e ne accolga gli imput, la proposizione e la predisposizione a farsi essa parte attiva nella difesa e nella tutela della democrazia nel nostro Paese.

I reiterati attacchi alla Costituzione, unico e vero obiettivo da abbattere per la destra, anche se schermata in questi giorni dall’orribile pantomima sul caso Englaro, sono sotto gli occhi di tutti e destano vivissima preoccupazione. Con in più la sponda offerta al governo di destra dal Vaticano e dalla parte più retriva del mondo cattolico.

Che fare? Credo che oggi questo interrogativo sia pressante ed irrimandabile per tutti i sinceri democratici d’Italia.

E’ bene ricordare che l’intero percorso dello sfortunato governo Prodi fu scandito da continui tumulti di piazza: tassisti, padroncini di tir, la stessa “Casa delle Libertà”, incombente su tutte quelle manifestazioni, con tifoserie organizzate. Ciò senza che l’impalcatura democratica italiana ne riportasse danno.

In primis dunque, bisogna manifestare in piazza. Motivazioni valide ce ne sono a iosa: per la Costituzione, a difesa del Capo dello Stato, che di essa è garante e tutore, contro le leggi liberticide, contro le novelle leggi razziali, contro quelle ad personam, contro le morti sul lavoro, ecc.. Prima che sia troppo tardi e senza permettere che una politica sterile mostri la stessa viltà e le stesse esitazioni, già esibite nel nostro Paese, al tempo oscuro del nascente fascismo.

Sia ben chiaro che tutto deve essere a carico del cittadino, della sua forza morale, del suo amore per la libertà, del suo senso di giustizia sociale, della sua fantasia e capacità comunicativa ed organizzativa. Non sono necessari i santoni alla Grillo. E gli stessi partiti sono essenziali, allorché essi riescono a rimpossessarsi del loro ruolo originario e cessano di essere solo referenti di se stessi, ponendo fine ad iniziative scialbe ed incongrue. Certo è che questo per l’Italia è un momento particolarmente pericoloso, proprio per l’attacco portato all’insieme di regole e di valori rappresentati dalla Costituzione.

Se la Carta sarà stracciata, il nostro Paese diventerà un niente nelle mani di un solo individuo. Per paradosso, nel cuore di una Europa civile e progredita.

Questo dovrebbero ben capirlo i cattolici presenti mel Partito democratico, i quali continuano a prendere fischi per fiaschi e, per un puntiglio di tipo religioso, non solo risultano funzionali alla destra, ma tralasciano di considerare la vera posta in gioco. Nelle discussioni di queste ore è balenata, nei confronti dell’eversivo Berlusconi, sia la eventuale richiesta di dimissioni che un impeachment. Perché l’impeachment viene considerato non percorribile dai politici e da alcuni commentatori?

Non c’è niente, assolutamente niente, da barattare o da mediare con questa destra e con il suo caporione. E, dato il momento grave, ognuno è chiamato, secondo il mio modesto parere, a metterci la faccia.

Per molto meno, in ingiurie ed attacchi personali al Presidente della Repubblica, il Presidente delle Camere Penali Dominioni, nonché legale della famiglia Berlusconi, ha denunciato per vilipendio verso il Capo dello Stato, uno dei capi dell’opposizione, Onorevole Di Pietro.

Auspico che la discussione continui e diventi estesissima, fino ad arrivare al più presto ad una sintesi fattiva contro questa deriva illiberale.

Forse giustamente oggi, 10 febbraio, è stata annullata la manifestazione pro-Costituzione organizzata dal PD a Roma in piazza Santi Apostoli, proprio a difesa della Costituzione.

Verrà riproposta in seguito? O affonderemo nel solito pantano, mentre un Berlusconi impunito e tronfio proseguirà, lungo la direttiva Gelli, verso il completamento della presa del “Palazzo d’Inverno”?

Azioni sul documento

L'esempio è importante

Inviato da Adri02 il 12/02/2009 17:49
Ma Walter Veltroni ha finalmente capito che la sua foresta, nel buio democratico che caratterizza il nostro tempo deformato, ha smesso di crescere? E, di conseguenza, ha compiuto il gesto di firmare la petizione come hanno fatto tanti cittadini che hanno veramente a cuore le sorti e la dignità della Nostra Nazione? Ci ha messo la firma, la mente, il cuore, la determinazione a resistere all'ascesa dell'Arturo Ui Silvio Berlusconi?

Memoria

Inviato da Adri02 il 12/02/2009 17:51
Trascrizione dell’intervento di P. Calamandrei alla seduta dell’Assemblea costituente del 7.3.1947.
-Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri, tra cento anni, giudicheranno questa nostra Assemblea costituente. Se la sentiranno alta e solenne come noi oggi sentiamo alta e solenne. Credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo, che da questa nostra costituente è nata veramente una nuova storia e si immagineranno che in questa nostra assemblea, mentre si discuteva della nostra Costituzione repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri i cui nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli,da Amendola a Gramsci fino ai giovinetti partigiani. Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere, il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile, quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole, quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono i nostri morti, non dobbiamo tradirli.-
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