Referendum? No, grazie

Dopo che il suo predecessore è riuscito a sbagliare praticamente tutto, l'entusiasmo e il coraggio con cui l'attuale segretario del PD sembra affrontare una situazione oggettivamente disperata merita almeno rispetto.
Proprio per questo ritengo che qualcuno dovrebbe segnalargli le contraddizioni che rischiano di minare la sua credibilità.
L'attacco mosso alla maggioranza berlusconiana per il mancato accorpamento della votazione sul referendum Guzzetta con le europee ha senza dubbio un forte impatto sulla opinione pubblica in un momento di drammatica penuria finanziaria, ma potrebbe anche rivelarsi un passo falso.
Non si possono infatti nascondere le conseguenze che avrebbe l'effetto 'traino' che ne deriverebbe a favore del successo del referendum: è facile prevedere che solo pochissimi elettori prenderebbero l'iniziativa di rifiutare la scheda referendaria, anche a causa della complessità delle operazioni di verbalizzazione e dei ritardi che causerebbero alle operazioni di voto. Molti potrebbero anche essere indotti a credere che il voto nullo o 'bianco' sia equivalente al 'non voto'. Il referendum otterrebbe così il quorum che altrimenti sarebbe tutt'altro che scontato.
Se i quesiti venissero approvati ne deriverebbe la possibilità per una lista anche estremamente minoritaria, ma che ottenesse un voto più delle altre, di disporre di una ampia maggioranza in Parlamento. Si realizzerebbe cioè il disegno che Mussolini perseguì con la legge Acerbo negli anni ’20.
Ma un referendum valido, qualunque fosse l'esito del voto, avrebbe inevitabilmente l'effetto indiretto di confermare l’attuale legge incostituzionale fornendole un avallo popolare, e di rendere meno agevole il compito di quanti volessero riportare, con una legge elettorale totalmente nuova, il nostro Paese a un corretto sistema di rappresentanza democratica.
Non verrebbe invece modificata l’attuale scandalosa regola che sostituisce al diritto dei cittadini a scegliere i loro rappresentanti la nomina dei parlamentari da parte delle gerarchie dei partiti.
Franceschini ha ragione quando dice che quei soldi potrebbero essere spesi in modo migliore, ma dovrebbe anche denunciare esplicitamente le colpe di chi il 'porcellum' l'ha voluto (Berlusconi) e di quanti, anche nel suo partito, sottoscrivendo un referendum-truffa sono divenuti la vera causa di quella spesa inutile. Soprattutto dovrebbe sconfessare quanti, firmando, hanno mostrato di aderire a una visione oligarchica dello Stato.
Il ritorno a un metodo elettorale coerente con la Costituzione (e prima ancora con il buon senso) dovrebbe essere una priorità assoluta per una forza politica democratica e veramente alternativa al berlusconismo, non secondaria rispetto alle strategie di politica economica. Dobbiamo alla impostazione di quella legge liberticida se un monopolista dell'informazione ora regna incontrastato a colpi di decreti e propone perfino di sostituire il Parlamento con la sola conferenza dei capigruppo (che potrebbe anche riunirsi direttamente in una delle sue ville?).
Il referendum Guzzetta è un errore, e chi lo ha voluto, a destra e a sinistra, non aveva certo in mente di migliorare l'assetto democratico di questo Paese.
Sarebbe ora che le colpe delle nomenklature e la degenerazione dei partiti (anche della sinistra) dalla previsione costituzionale agli attuali rissosi comitati elettorali fossero esplicitamente affrontate. Far 'trainare' il referendum dalle amministrative non va in questa direzione.


















